
Negli ultimi giorni, il dibattito sulla sicurezza e sull'immigrazione in Emilia-Romagna ha preso una piega inquietante. Tra le intenzioni del Governo di imporre un CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) a Bologna e i fatti gravissimi accaduti all'Ospedale di Ravenna, sta emergendo un modello di società che non ci appartiene e che, come cittadini, abbiamo il dovere di respingere.
L’Italia è un Paese in movimento
Dimentichiamo spesso che la migrazione è un tratto distintivo della nostra identità, storica e attuale. Mentre si tenta di criminalizzare chi arriva, migliaia di giovani italiani continuano a emigrare ogni anno in cerca di opportunità. La mobilità umana non è un reato, ma una realtà strutturale che attraversa le nostre stesse famiglie. Chiedere dignità per chi approda oggi significa riconoscere lo stesso diritto alla cura e all'accoglienza che vorremmo garantito ai nostri ragazzi che cercano futuro all’estero.
Non esistono "vite che valgono meno"
Il CPR non è una soluzione, è un fallimento. Da anni, in tutta Italia, queste strutture si sono rivelate dei veri e propri "buchi neri" del diritto: luoghi dove persone che non hanno commesso alcun reato vengono private della libertà fino a 18 mesi, in attesa di un rimpatrio che spesso non avviene mai.
Gestiti spesso da privati per profitto, i CPR riducono l'esistenza umana a una pratica burocratica da evadere tra carte false e dignità negata. È un sistema che non produce sicurezza, ma solo marginalità e disperazione. Esportare questo "modello" sul nostro territorio regionale significa tradire la nostra storia di terra aperta e solidale.
Medici, non agenti di frontiera: la nostra solidarietà ai sanitari di Ravenna
L'episodio accaduto all'Ospedale "Santa Maria delle Croci" di Ravenna è un campanello d'allarme per la nostra democrazia. Sei medici indagati e perquisizioni all'alba in un reparto di degenza: la "colpa"? Aver certificato l'incompatibilità di alcuni migranti con la detenzione nei CPR, seguendo scienza, coscienza e il Giuramento di Ippocrate.
Il medico cura, non indaga. Accusare dei sanitari perché ritengono un essere umano non idoneo a una cella è un attacco frontale all'autonomia della professione e al diritto universale alla salute sancito dalla nostra Costituzione. Non accettiamo l'idea di una "polizia in camice" al servizio di una propaganda che vuole trasformare ogni migrante in un delinquente.
Il Modello Nonantola: la nostra alternativa
Nonantola dimostra ogni giorno che un'altra strada è possibile. La nostra politica di accoglienza non è un'astrazione, ma una pratica quotidiana fatta di:
- Accoglienza diffusa: rifiuto dei grandi centri in favore di piccoli nuclei integrati nel tessuto urbano.
- Inclusione reale: percorsi di alfabetizzazione, formazione e lavoro.
- Legalità e dignità: quella che nasce dal riconoscimento dei diritti e non dalla repressione della povertà.
La sicurezza di una comunità si costruisce rafforzando le relazioni, investendo sui legami sociali e sulla conoscenza reciproca, non alzando recinzioni o moltiplicando le sbarre. Per questo abbiamo presentato un Ordine del Giorno in Consiglio Comunale: per ribadire che Nonantola non resterà a guardare mentre si smantella il sistema dei diritti in favore di una narrazione securitaria e discriminatoria.
La solidarietà non si processa. L'umanità non si recinta.








