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In questi giorni la Gazzetta di Modena ha pubblicato dati sulla qualità dell'aria a Nonantola sulla base delle rilevazioni della piattaforma Wiseair recentemente attivata, evidenziando come essa sia pessima in alcune zone e mediocre in altre. A quell'articolo ha risposto, a nome della Giunta comunale, l'Assessora Baccolini che, un po' piccata, parla di scorretta informazione, di allarmismo, di lesione dell'immagine dell'Amministrazione. Noi pensiamo che i dati diffusi semplicemente confermino una situazione già nota da tempo.

Non nascondiamo le nostre perplessità sulla qualità dei dati rilevati da un'infrastruttura privata non correlata a enti e metodologie ufficiali e, alla luce della reazione dell'Assessora, ci domandiamo anche quali finalità la Giunta avesse in mente quando ha organizzato il servizio, ma che la qualità dell'aria nelle nostre città sia pessima non è una sorpresa, ma un dato accertato. Che la pianura Padana, per la conformazione del territorio e per la concentrazione di attività inquinanti, sia una delle aree più inquinate d'Europa è noto da decenni, per cui non ci sorprende una serie di rilevazioni costantemente sopra i limiti di legge, piuttosto ci sconforta l'ennesima conferma. È verificato senza ombra di dubbio che il traffico automobilistico sia una delle fonti principali dell'inquinamento atmosferico e Nonantola non fa eccezione, essendo stata classificata come "zona di superamento hot spot" delle polveri sottili PM10 ed appena sotto i limiti di legge (ma ben lontana dagli obiettivi di qualità) per gli ossidi di azoto NOx sulla base di rilevazioni fatte già nel 2009 (DGR Emilia-Romagna n. 344 del 13/03/2011). E nell'ultimo decennio non abbiamo la sensazione che la situazione sia migliorata.

Nonantola Progetto 2030 ritiene che chi ha il compito istituzionale fare la politica urbanistica e ambientale del nostro territorio si debba preoccupare, più che di salvaguardare "l'immagine dell’Amministrazione Comunale", di fare tutto ciò che sia possibile per realizzare azioni concrete di rientro immediato nei limiti di legge e, per nessun motivo, mettere in campo azioni che potrebbero peggiorare una situazione già compromessa. Ciò si ottiene anche adottando politiche urbanistiche sostenibili per il nostro territorio, coordinando interventi su diversi ambiti. Aumentare il verde e le piantumazioni è necessario e importante, ma è fondamentale spezzare la spirale perversa che sembra autoalimentarsi secondo cui si consuma nuovo territorio per poi piantare qualche albero per compensare la perdita.

Riteniamo pertanto non sostenibili gli insediamenti di grandi attività produttive basate sulla logistica (vedi il progetto di ampliamento da oltre 85 mila mq presso il quartiere artigianale delle Gazzate) o di nuove attività produttive e commerciali fuori dal perimetro della tangenziale (vedi progetto Fondo Consolata di oltre 20 mila mq sulla via Nonantolana all'ingresso ovest di Nonantola), in quanto poli attrattori di nuovo traffico automobilistico e di mezzi pesanti, i cui impatti negativi non potranno certo essere compensati con maggiori piantumazioni o con aiuole nei parcheggi. Questi progetti, fortemente sostenuti dall'Amministrazione comunale, non faranno che peggiorare la situazione esistente, già altamente compromessa come indicato dalle rilevazioni ambientali.

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Quando la Provincia di Modena, analizzando la documentazione fotografica relativa al progetto del nuovo polo logistico previsto presso il quartiere artigianale delle Gazzate, fra le tante osservazioni avanzate chiedeva al progettista di “produrre foto inserimenti più chiari” perché da quelli allegati “non è possibile comprendere l’entità e la consistenza delle quinte verdi previste dalla Valsat come barriera visiva”, subito non abbiamo colto il motivo di una tale osservazione, che, nel lungo elenco di criticità evidenziate, appariva più come un puntiglio o un eccesso di scrupolo che come un’obiezione di sostanza.

Ma se consideriamo che il “progetto di ampliamento di attività produttiva esistente” di via Leonardo da Vinci prevede la costruzione di due fabbricati, uno da 61 mila mq di superficie, l’altro da 13 mila mq, la ragione di quell’osservazione appare chiara: l’impatto sul paesaggio dei due smisurati parallelepipedi di cemento (altezza 15,50 metri) sarà tutt’altro che nullo come sostengono i progettisti e difficilmente potrà essere mitigato da barriere verdi, fosse anche una foresta.

Per farci un’idea dell’aspetto visivo del fabbricato in questione abbiamo cercato, in Provincia di Modena, un edificio già costruito di tali dimensioni e… non l’abbiamo trovato! Per esempio, il centro commerciale IperCOOP I Portali misura “solo” 26 mila mq; il capannone della CNH Italia all’angolo di via Pico della Mirandola e via Ramelli a Modena misura 27 mila mq; l’ospedale civile di Baggiovara copre un’area di 29 mila mq; il capannone della New Holland in via delle Nazioni misura 36 mila mq; il centro commerciale Grandemilia si estende su 47 mila mq; il più grande capannone della ceramica Marazzi a Sassuolo non arriva a 50 mila mq. Solo la Basilica di S. Pietro a Roma, includendo la piazza e il colonnato del Bernini, con i suoi 66 mila mq complessivi, darebbe un’idea della superficie occupata dal fabbricato che sarà costruito a Nonantola, purtroppo con standard architettonici… nettamente peggiori!

Se la deturpazione del paesaggio alle porte di Nonantola sarà imponente, che dire poi dell’impatto sul traffico della via Nonantolana, già oggi interessata da lunghissimi tempi di percorrenza nelle ore di punta? I progettisti assicurano che il progetto “non incide in modo rilevante sulle condizioni di servizio della rete stradale che rimane pressoché immutata”. A noi sembra irrealistico che un’attività di “distribuzione, logistica e imballaggi” che utilizza un magazzino di quelle dimensioni non abbia effetti significativi su una mobilità già oggi molto critica.

Anche per questa ragione il gruppo consigliare Nonantola Progetto 2030, insieme ai firmatari della “Lettera aperta per uno sviluppo sostenibile del territorio”, chiede al Consiglio comunale di evitare responsabilmente trasformazioni urbanistiche contrarie agli obiettivi dello sviluppo sostenibile, della riduzione dell'inquinamento atmosferico, della riduzione del consumo di suolo, della tutela dell'ambiente e della mitigazione del cambiamento climatico.

Non comprendiamo bene se l’intervento sulla stampa locale di alcuni consiglieri comunali di Forza Italia sia di autotutela o “terroristico” nei confronti di chi abbia l’intenzione di votare contro la realizzazione del Polo logistico delle Gazzate. Non comprendiamo nemmeno perché Forza Italia offra il suo soccorso a quella parte di PD che appoggia la realizzazione di questo devastante progetto. Ciò che è evidente e sconcertante è il pasticciaccio brutto nel quale la Sindaca ha cacciato il Comune di Nonantola: una gestione insipiente ed arrogante arrivata al punto di tenere sottotraccia procedure e scelte amministrative che solo il provvidenziale intervento da prima di Nonantola Progetto 2030, poi insieme ai gruppi consigliari del Movimento 5 Stelle, Nonantola Libera e Una mano per Nonantola e undici associazioni del territorio, hanno reso trasparente e pubblico.

Ecco alcune domande che abbiamo posto più volte alla Sindaca, rimaste purtroppo senza risposta: perché dal maggio 2018 a oggi, data in cui è iniziata l’interlocuzione fra il proprietario dell’area (il Consorzio Attività Produttive, ente pubblico cui il Comune di Nonantola è socio) e l’investitore privato, l’Amministrazione comunale non ha ritenuto di consultare i cittadini sull’opportunità di realizzare un progetto che avrà un forte impatto sulla mobilità verso Modena e sul consumo di suolo? perché a settembre del 2021 è stato firmato un accordo di prevendita, con versamento di una consistente caparra da parte del privato, senza chiedere al Consiglio comunale un parere preventivo? perché il Consiglio comunale, che si troverà a prendere una decisione su un polo logistico da quasi 150 mila mq (una delle più grandi varianti al piano regolatore dal dopoguerra a oggi) è stato informato del progetto solo a gennaio 2022?

Tranquillizziamo il consigliere Platis ricordandogli che in Italia è ancora in vigore la Costituzione repubblicana, che all’Art. 41 tutela l’iniziativa economica sia pubblica che privata, e sancisce che essa “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. La legge assegna ai consiglieri comunali il compito di indirizzare e coordinare le scelte urbanistiche a fini sociali e ambientali. Va da sé che tale funzione va svolta in piena libertà e trasparenza, senza subire la pressione del ricatto. Il Consiglio comunale non è tenuto a recepire opachi accordi presi fra altri soggetti, a maggior ragione se contrari alle politiche di sostenibilità ambientale. Se c’è un soggetto che dovrebbe dare spiegazioni sulla cattiva gestione di questo progetto, sui maldestri tentativi di forzatura e sulle promesse fatte, questo è la Giunta comunale, presieduta dal Sindaco, non certo il Consiglio comunale, cioè l’organo di rappresentanza e controllo dei cittadini, che nonostante le ripetute richieste, non è ancora stato messo nelle condizioni di potersi esprimere su una questione di sua competenza.

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Nella settimana di Ferragosto abbiamo assistito al dibattito sull’attività a tempo pieno o parziale della Sindaca di Nonantola nell'esercizio delle sue funzioni, dopo che la stessa Sindaca, con un'intervista rilasciata alla Gazzetta e poi sulla sua pagina Facebook, informava i cittadini che avrebbe ripreso la sua funzione di dipendente dell’Amministrazione provinciale. Preannunciava inoltre novità in Giunta ed elencava una serie di problemi che affliggono il nostro paese da almeno 7-8 anni. Mentre rimaniamo in trepidante attesa che con le annunciate novità si trovino soluzioni agli ormai annosi problemi che ci accompagnano da troppo tempo, proviamo ad analizzare a mente fredda le questioni più rilevanti affrontate nell'intervista.

La Sindaca lamentava la strumentalizzazione della sua decisione, trattandosi, a suo dire, di una scelta privata. Ci permettiamo di sottolineare tre aspetti su cui la Sindaca pare sorvolare:

  1. indipendentemente dalle motivazioni, sommare un’ulteriore attività lavorativa, seppur a tempo parziale, alle impegnative funzioni di un sindaco non può non avere conseguenze sul buon funzionamento dell’amministrazione comunale;
  2. una scelta di questa importanza avrebbe dovuto essere comunicata, in prima istanza, al Consiglio comunale (o almeno ai capigruppo) ed eventualmente solo dopo alla stampa; saremo forse “vecchi”, ma noi prendiamo molto seriamente il rispetto delle istituzioni e il ruolo delle assemblee elettive;
  3. se la soluzione dei tanti problemi che abbiamo a Nonantola fosse inversamente proporzionale al tempo che la Sindaca dedica all’amministrazione, forse la Sindaca stessa, la Giunta e la maggioranza PD dovrebbero aprire una seria riflessione su ciò che è accaduto in questi anni.

Nell’intervista poi la Sindaca elenca una serie di problemi irrisolti: il polo logistico delle Gazzate, il grande insediamento commerciale-produttivo del Fondo Consolata, il Piano Urbanistico Generale, la chiusura della stazione dei Carabinieri, i ritardi nei rimborsi per l'alluvione. Si potrebbe continuare elencando ulteriori questioni che la Sindaca sembra aver dimenticato: la ricostruzione del municipio e del polo culturale (una situazione statica da un decennio che trascina nell’impasse tutto il centro storico), una macchina comunale in grande difficoltà, l'assenza di un piano per la mobilità sostenibile, il nodo Navicello, la qualità e il decoro urbano, il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima, la sanità territoriale, i difficili rapporti fra l’Amministrazione e il mondo del volontariato e dello sport, la qualità del sistema educativo, le difficoltà nell’impostare un qualsiasi percorso partecipativo degno di questo nome, ecc… Questo elenco incompleto, da tempo sul tavolo, evidenzia la difficoltà/incapacità di chi ci ha amministrato in questi anni nell'elaborare un disegno chiaro di sviluppo qualitativo del nostro territorio all’interno di una strategia di sistema che consenta di individuare soluzioni adeguate.

Meritano attenzione anche le affermazioni inerenti al tessuto produttivo (“scarso” secondo la Sindaca) e alla qualità dell’occupazione che, a detta della Sindaca, determinerebbe pendolarismo fra Nonantola ed i luoghi di lavoro. Poiché riteniamo che la quantità e la qualità del lavoro e del tessuto produttivo del nostro territorio (non solo comunale) siano temi da affrontare in modo serio ed approfondito e non debbano essere usati in modo strumentale per giustificare scelte urbanistiche sbagliate (polo logistico delle Gazzate), proponiamo che le istituzioni pubbliche si attivino per fare il punto della situazione reale dell’occupazione nell’Unione del Sorbara, organizzando un convegno e un tavolo con le associazioni di categoria e sindacali che si concluda con una relazione al Consiglio comunale.

Ci lascia infine perplessi il via libera, concesso dalla Sindaca ai consiglieri di maggioranza, di esprimere un voto “personale” e “in linea con la propria coscienza”, sulla variante urbanistica necessaria per insediare il polo logistico delle Gazzate. Se ciò significa libertà di esprimere un voto favorevole o contrario al progetto ci pare un’ovvietà: essa dovrebbe valere sempre, visto che è costituzionalmente garantita. Se invece si vuole ridurre a fatto personale e non politico l’eventuale dissenso su una proposta controversa, ma fortemente sostenuta dalla Sindaca, allora il “voto personale” appare più come un escamotage per coprire l'ennesimo sfaldamento della propria maggioranza, finalizzato al mantenimento del “potere” anche in condizioni di minoranza numerica.

Sulle altre questioni sollevate dalla Sindaca nell’intervista, le nostre posizioni sono oramai note: ribadiamo la nostra ferma contrarietà al polo logistico delle Gazzate e al grande insediamento commerciale/produttivo del Fondo Consolata, così come a tutte le trasformazioni urbanistiche contrarie agli obiettivi dello sviluppo sostenibile, della riduzione dell'inquinamento atmosferico, della riduzione del consumo di suolo, della tutela dell'ambiente e della mitigazione del cambiamento climatico. Occorre recuperare, sull'area produttiva pubblica dell'ex PIP Gazzate, una visione d’insieme innovativa, che tenga conto dell’alluvione, della qualità urbana e ambientale e della tutela del territorio, ridisegnando quell’area e considerando la possibilità di concentrare ed eventualmente spostare su di essa, rinnovandole, vecchie previsioni urbanistiche divenute oggi inadeguate.

Per questi motivi abbiamo sempre sostenuto l’urgenza di mettere finalmente in campo il nuovo strumento urbanistico (PUG) prima di avviare trasformazioni che, seppure già previste, risultano oggi incoerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e di riduzione del consumo di suolo e con le fragilità che il territorio di Nonantola ha evidenziato in questi ultimi anni (dal 2012 si sono succeduti terremoto, trombe d’aria e alluvione). L’ostinazione della Sindaca (che detiene anche la delega all’Urbanistica) ad escludere dal PUG il PIP Gazzate e il Fondo Consolata è per lo meno sconcertante, soprattutto considerando che il nostro territorio vive tuttora gli effetti di un’alluvione “improvvisa” e “inaspettata” che, per molti cittadini, ha costituito un prima e un dopo, creando insicurezza e precarietà economica.

Per quanto riguarda la situazione dei rimborsi post-alluvione, tutti ricordiamo le affermazioni, fatte all’indomani dell’evento dalla Sindaca (e dal Presidente Bonaccini), che i cittadini colpiti avrebbero avuto subito rimborsi al 100%. Dopo un anno e mezzo la situazione reale è ben diversa: oggi solo poche centinaia delle oltre 1.800 domande sono state evase da uno Sportello Alluvione appositamente costituito… con personale precario e inesperto, somministrato da agenzie interinali, caratterizzato da frequente turnover, che ovviamente non aiuta ad accelerare le procedure. Una precarietà come precisa scelta politica, perché pur avendo la possibilità d'assumere personale stabile per oltre 300 mila euro all'anno (magari proprio per potenziare gli uffici che si occupano delle pratiche relative ai rimborsi), la Giunta ha deliberato di dare all’Unione del Sorbara… parte di queste assunzioni!

Precarietà e improvvisazione che sembrano contraddistinguere la capacità decisionale di un’amministrazione, che anche sulla stazione dei Carabinieri non riesce ad elaborare una proposta risolutiva. Su questo tema abbiamo proposto di avviare un ragionamento sulla “Casa dei tre Comuni” di via Provinciale est, un edificio di proprietà pubblica attualmente inutilizzato, per il suo recupero a nuove funzioni, coinvolgendo l’Arma, la Prefettura, i Comuni proprietari e i cittadini per affrontare in maniera efficace e duratura sia il suo recupero a questo fine, sia il tema della ripartizione degli oneri fra i diversi soggetti.

Il nuovo assetto della Giunta, con un Sindaco che rientra parzialmente al lavoro e un neo-assessore che acquisisce nuove deleghe, saranno sufficienti a recuperare l’arretrato accumulato in questi anni e ad uscire dalla precarietà amministrativa e politica che sta impoverendo Nonantola?

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“(…) la caserma può rimanere dove oggi è collocata fino al 31/12/2023 e non vi è da parte dell’Amministrazione ancora alcun progetto di investimento su nuova costruzione”. Era l’agosto del 2018 e così rispondeva la Sindaca, senza nascondere la propria irritazione verso chi osava disturbare il manovratore con futili questioni, a un’interrogazione del consigliere Panzetti. Già a suo tempo (ottobre 2018) avevamo sottolineato che le certezze ostentate, con una buona dose di supponenza, non avevano basi solide e infatti, neanche tre anni dopo, ecco che il quadro rassicurante si scontra con la dura realtà dei fatti: nel giugno del 2021, per effetto di uno sfratto esecutivo, la Stazione dei Carabinieri di via Salvo D’Acquisto cessa la propria attività a Nonantola e viene aperto un front office provvisorio in via Natale Bruni, con funzioni e orari ridotti.

Il tema è tornato alla ribalta dopo la presentazione di un Ordine del giorno nel Consiglio Comunale del 28 luglio scorso da parte di Forza Italia, dove viene evidenziata quanto sia indispensabile e prioritaria la realizzazione di una nuova Stazione dei Carabinieri. L’Ordine del giorno indica due modalità per realizzarla: o direttamente dall’Amministrazione con risorse proprie oppure attraverso un project financing con un partner privato, dopo aver verificato presso la Corte dei Conti l’ammissibilità della spesa, visto che il Comune si sostituirebbe al Ministero degli Interni nella costruzione della Stazione. Tutti i gruppi consigliari hanno espresso voto favorevole, ad esclusione di Nonantola Progetto 2030 che si è astenuta, per il semplice motivo che non risulta chiaro… chi paga.

Nonantola Progetto 2030 è sempre stata favorevole al mantenimento della Stazione dei Carabinieri sul territorio, quindi sono fuori luogo i richiami, più o meno paternalistici, alla collaborazione o all'importanza del tema. Ognuno si assuma le responsabilità delle scelte fatte o non fatte nel corso dell’attuale e della precedente legislatura: non è il primo servizio territoriale che Nonantola perde negli ultimi anni, pensiamo per esempio alla fine che ha fatto il CUP. Nonantola Progetto 2030 riconosce la necessità, per la sicurezza dei cittadini, che il Comune si faccia parte attiva e crei le condizioni affinché le Forze dell'Ordine presenti sul territorio abbiano sedi idonee e luoghi adeguati per svolgere la loro funzione, ma non con assunzioni di impegni – anche di spesa – unilaterali, come si legge nell’Ordine del giorno. Da troppo tempo abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo permanente con la Prefettura, l’Amministrazione e il Consiglio Comunale che affrontasse in maniera efficace e duratura sia il problema della collocazione della Stazione, sia quello della ripartizione degli oneri fra i vari soggetti, così da addivenire ad un accordo di programma soddisfacente per tutti. Invece, viene sottoposto al Consiglio Comunale un Ordine del giorno che impegna il Comune ad “avviare uno studio di fattibilità per realizzare direttamente la stazione a proprie spese e/o attraverso un project financing con un costruttore privato, dopo aver verificato l’ammissibilità di questa operazione da parte della Corte dei Conti”! Su questo specifico punto abbiamo espresso la nostra perplessità, anche in considerazione della discussione precedentemente svolta sull’assestamento di bilancio che esprimeva un quadro poco rassicurante per il nostro bilancio comunale!

Tuttavia, a chi ci richiama ad essere “più propositivi”, ecco alcune indicazioni di lavoro: perché non avviare un ragionamento sulla “Casa dei tre Comuni” di via Provinciale est, edificio di proprietà pubblica attualmente inutilizzato che necessita di opere di ristrutturazione, per il suo recupero a nuove funzioni, coinvolgendo l’Arma, la Prefettura, i Comuni proprietari, i cittadini e il Politecnico di Milano che aveva già presentato nel 2019 un interessante progetto di recupero dell’edificio? Molti sarebbero i vantaggi: recupero di un edificio di pregio, nessun consumo di nuovo suolo, valorizzazione delle aree circostanti, utilizzo di tecnologie innovative, possibilità di attirare le risorse statali del programma di rinnovo del patrimonio infrastrutturale dell’Arma, finalizzato alla costruzione di nuove caserme di proprietà e denominato ‘Casa del Carabiniere 2030’.

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Nonantola: presto in Consiglio le varianti urbanistiche per il polo logistico delle Gazzate e il per il centro produttivo/commerciale Fondo Consolata

Nel marzo scorso avevamo chiesto, con una lettera aperta, che l'Amministrazione non procedesse all'insediamento di nuove attività economiche ad elevato impatto ambientale prima della formazione e della discussione del nuovo Piano Urbanistico Generale. Ci riferivamo a due grandi insediamenti urbanistici che a nostro avviso avrebbero provocato pesanti ripercussioni negative per tutta la collettività: il polo logistico delle Gazzate e l'insediamento produttivo/commerciale della Consolata. Il primo, su un'area di 140 mila mq posta a sud di via Zuccola, prevede un grande polo dedicato alla logistica conto terzi su gomma con 70 baie di carico e 1.400 passaggi mensili di camion che si riverseranno sul punto più critico per la mobilità nonantolana. Il secondo interesserà un'area di oltre 90 mila mq posta fra il fiume Panaro e la rotatoria Modena con insediamenti commerciali e produttivi collocati fuori dal perimetro della tangenziale. Entrambe le zone sono state interessate dall'alluvione del dicembre 2020.

Non solo a questa nostra richiesta non è stata data risposta, ma nemmeno si è aperto un dibattito pubblico che coinvolgesse la comunità di Nonantola su scelte così impattanti per il territorio. Con i privati, invece, si è già concluso un accordo di prevendita per i terreni del polo logistico e i due progetti sono in avanzato stadio di definizione. Il Consiglio comunale di Nonantola, finora tenuto ai margini dei processi decisionali, sarà chiamato, nei prossimi mesi, a votare le varianti urbanistiche necessarie alla loro realizzazione.

Va ricordato che il Consiglio comunale di Nonantola, nella seduta del 15 giugno u.s. ha approvato una mozione che impegna l'Amministrazione comunale a fornire, in allegato alle varianti urbanistiche, una stima dei loro “costi nascosti” dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici che il suolo impermeabilizzato non è più in gradi di fornire. Un ettaro di terreno agricolo o naturale assorbe infatti circa 90 tonnellate di carbonio, è in grado di drenare 3.750.000 litri d’acqua e, se coltivato, può sfamare 6 persone per un anno. Consumare suolo significa perdere produzioni agricole, produzione di legname, sequestro e stoccaggio del carbonio, qualità degli habitat, impollinazione, regolazione del microclima, rimozione del particolato e dell’ozono, disponibilità di acqua, regolazione del regime idrologico. In altre parole significa perdere ecosistemi che oggi svolgono gratuitamente questo servizio e quindi per noi un costo economico che l'ISPRA (istituto del Ministero per l'Ambiente) valuta in 100 mila euro annui per ettaro perduto: una perdita di 1,3 milioni di euro all'anno per i progetti sopra descritti.

Se al tema del consumo di suolo si aggiunge l'ulteriore criticità evidenziata da ARPAE (agenzia regionale per la prevenzione, l'ambiente e l'energia) che già oggi classifica Nonantola come zona “hotspot” (superamenti dei limiti di legge di PM10 o NOx) per l'inquinamento da polveri sottili, ci rendiamo conto che i due progetti, con la loro mole di traffico aggiuntivo in particolare sulla via Nonantolana (fino al 15% di incremento secondo le stime della Provincia di Modena), non potranno che aggravare una situazione già critica, la nostra, con ulteriori rischi per la salute della nostra comunità.

Per tutte queste ragioni, le associazioni e le liste firmatarie ribadiscono la loro ferma contrarietà alla realizzazione di queste opere e chiedono al Consiglio comunale di evitare responsabilmente trasformazioni urbanistiche contrarie agli obiettivi dello sviluppo sostenibile, della riduzione dell'inquinamento atmosferico, della riduzione del consumo di suolo, della tutela dell'ambiente e della mitigazione del cambiamento climatico.

Le liste civiche firmatarie: Movimento 5 Stelle Nonantola, Nonantola Libera, Nonantola Progetto 2030, Una mano per Nonantola e le associazioni firmatarie: Comitato Ambiente è Salute - Nonantola, Comitato cittadini alluvione Nonantola, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta Modena, Giunchiglia-11, Iniziativa Nonantolani, Legambiente Nonantola, nanoGAS, Rinascere APS.

La stampa locale in questi giorni è stata letteralmente monopolizzata dalla notizia della chiusura parziale, per almeno sei mesi, del ponte di Sant’Ambrogio che sicuramente avrà pesantissimi contraccolpi sulla mobilità di tutto il territorio circostante Castelfranco. I numeri del traffico veicolare sono davvero ingenti e i tempi richiesti per gli interventi sul ponte sono altrettanto impegnativi, per cui legittimamente i sindaci hanno lamentato il mancato coinvolgimento, da parte di ANAS, nella programmazione dei lavori. Ai sindaci e alla Provincia, si sono poi uniti le associazioni di categoria, le associazioni di tutela dei consumatori, l’Auser e il PD nel manifestare forte preoccupazione per le conseguenze che graveranno sull’intera popolazione, visto l’accentramento di molti servizi su Modena, compresi quelli emergenziali.

Comprendiamo e condividiamo le rimostranze per la cattiva abitudine di ANAS (purtroppo non sola!) di agire senza relazionarsi con le comunità locali, mostrando anche scarso rispetto delle istituzioni e, altrettanto, condividiamo l’allarme per la situazione che si determinerà per diversi mesi, ma vogliamo anche aggiungere una considerazione che non è ancora emersa nel dibattito pubblico: come e quando saranno avviati gli altrettanto urgenti processi virtuosi di mobilità alternativa al traffico veicolare su gomma, di decarbonizzazione, di lotta all’inquinamento da polveri sottili, di mobilità sostenibile che potrebbero, oltre a contribuire a fermare il cambiamento climatico, mitigare i disagi nel momento in cui venga interrotta l’“ordinaria” circolazione su strada?

A proposito di “ad maiora, semper”, se davvero si vuole uscire da una situazione oggettivamente difficile e compromessa per dedicarsi a cose più grandi, anche i nostri comuni dovrebbero mettere in campo azioni innovative ed efficaci per favorire la transizione energetica, attingendo ai fondi del PNRR e a quelli complementari, e trasformare la chiusura temporanea del ponte di Sant’Ambrogio in occasione per avviare un gioco di squadra avanzato che punti a rivedere la pianificazione della mobilità territoriale insieme alla città di Modena, al Distretto del Sorbara, alla Provincia, alla Regione, all’Agenzia per la Mobilità di Modena e a Trenitalia verso la riduzione netta e permanente del traffico veicolare privato a favore di quello pubblico e sostenibile.

Nonantola Progetto 2030 ritiene che la politica non debba utilizzare le sempre più frequenti crisi (ambientali, economiche, sociali) per incanalare rabbia e disagio verso soluzioni di comodo al solo scopo di accrescere il peso elettorale, o peggio, per organizzare il consenso attorno ai leader, ma deve cambiare, in meglio, lo stato presente delle cose. La crisi ambientale è diventata, oggi, il problema da risolvere. Tutti noi sentiamo il compito di fornire soluzioni concrete ed immediate, per cui avanziamo alcune proposte:

  1. Se la Germania ha già deciso di favorire il trasporto pubblico, offrendo ai cittadini l’uso sostanzialmente gratuito dei mezzi, perché non sperimentare, nei sei mesi di durata dei lavori, per poi eventualmente consolidarla in maniera definitiva, una politica tariffaria agevolata per la tratta ferroviaria Castelfranco - Modena e viceversa, correlando i percorsi stazione ferroviaria/lavoro con adeguati percorsi ciclabili?
  2. Dovendo intervenire sul ponte, perché non pianificare da subito interventi per favorire la mobilità ciclabile verso Modena?
  3. Perché non progettare, insieme ad ANAS e Provincia, percorsi agevolati e riservati al trasporto pubblico e, insieme ai gestori, mettere in campo politiche tariffarie “concorrenziali”, in termini di costi e tempi, con il trasporto individuale?

Il tempo di agire è ora. Cogliamo quest’occasione per ragionare a tutto campo di mobilità e di percorsi casa-scuola-lavoro divenuti insostenibili già da decenni. Non servono soluzioni temporanee per poi tornare al solito vecchio modello (quello delle bretelle Campogalliano-Sassuolo, della Cispadana e dei poli logistici, per essere chiari), occorre affrontare il problema della decarbonizzazione alla radice.

L'esito della discussione sulla sfiducia alla Sindaca Nannetti ha certificato a nostro parere tre risultati: 1) la Sindaca rimane in carica grazie ai soli voti espressi dai 7 consiglieri PD contro la sfiducia a fronte dei 16 componenti eletti complessivamente in consiglio comunale; 2) la conferma che questa Giunta non ha una maggioranza precostituita in Consiglio comunale; 3) la richiesta di cambiamento rimane inascoltata.

Il dibattito in consiglio comunale ha evidenziato come le questioni politico-programmatiche e di metodo poste al centro della mozione di sfiducia siano ancora tutte in campo. Il PD e la Sindaca, invece che dare risposta ai problemi posti, hanno tentato di ricostruire la vecchia maggioranza esercitando una fortissima pressione sulla lista Una mano per Nonantola, pressione incentrata esclusivamente sull’etica del rispetto delle alleanze elettorali, come se tali alleanze fossero un dogma e non avessero invece bisogno della concretezza del fare e della condivisione nelle scelte strategiche di governo. Si è addirittura arrivati a derubricare a “normale dialettica democratica” tra maggioranza e opposizione il mancato coinvolgimento del Consiglio comunale su questioni di grande rilevanza per il nostro paese. Ci ha colpito, come ha fatto giustamente rilevare il consigliere del Movimento 5 Stelle in sede di dichiarazione di voto, l'assenza di un pur minimo accenno a possibili responsabilità proprie della Sindaca e del PD al determinarsi di questa situazione.

Come si fa a sostenere che sia normale dialettica democratica il non rispondere alla domanda, più volte rivolta alla Sindaca, sul come e perché dal 2018 al 2022 non avesse ritenuto opportuno (noi diciamo doveroso) relazionarsi con il Consiglio comunale sulla decisione di vendere al privato un intero comparto di proprietà pubblica prima di esprimere il suo voto favorevole nel CdA del Consorzio Attività Produttive? Possiamo definirla sana dialettica fra maggioranza e opposizione? Fra Giunta e Consiglio Comunale? Come fa il PD a non comprendere che una scelta così strategica presa autonomamente dal Sindaco senza alcun confronto con le forze politiche che i cittadini hanno eletto all’Amministrazione del Comune sia un fatto abnorme e senza precedenti per Nonantola? Può il Consiglio Comunale essere chiamato a pronunciarsi: 1) dopo il preaccordo di vendita; 2) dopo la presentazione del Piano da parte della nuova proprietà; 3) dopo la prima seduta della Conferenza dei Servizi fra gli Enti? La mozione di sfiducia trova le sue origini proprio nelle relazioni squilibrate (qui sta la sproporzione…) fra il decisore (Sindaco) e l’organo di indirizzo e controllo (Consiglio Comunale), senza alcuna distinzione fra quanto abbia valenza strategica per un territorio e quanto, invece, possa rientrare nella quotidianità amministrativa.

Questo i cittadini devono sapere e, a loro volta, chiederne ragione al Sindaco, perché la volontà popolare si esprime compiutamente solo attraverso i corretti rapporti di convivenza politica e sociale della comunità. Le forme e i limiti con cui si esercita la sovranità (Art. 1 della Costituzione) sono una cosa seria ed attuale, non un ferrovecchio da riesumare solo quando “…ci sono le condizioni per una discussione composta”. Secondo Norberto Bobbio “la democrazia è il potere del Pubblico in pubblico”, con ciò intendendo che essa consiste nel rendiconto quotidiano nell'esercizio del potere. A Nonantola da tempo questo non succede più. Per questo chiediamo ai cittadini di vigilare sul buon funzionamento del Consiglio Comunale, affinché nel rispetto delle reciproche prerogative, maggioranza e opposizione rappresentino una comunità inclusiva e lavorino, attraverso una sana e trasparente dialettica istituzionale di proposta e confronto, per il perseguimento del bene comune.

Esprimiamo tutta la nostra comprensione a Una mano per Nonantola per gli attacchi subiti, ma non condividiamo la loro decisione di astenersi sulla mozione di sfiducia da loro prima sollecitata e poi sottoscritta insieme alle altre tre forze politiche di opposizione. Rileviamo tuttavia che il loro voto di astensione lascia intravedere una insoddisfazione di fondo nelle non risposte avute, almeno pubblicamente, da PD e Sindaca.

La posizione tutta politicista di Forza Italia, che derubrica il dibattito in Consiglio ad un conflitto nel centrosinistra per le poltrone, non merita commenti.

Abbiamo letto e ascoltato con grande attenzione le ragioni e le motivazioni che PD e Sindaca hanno espresso nelle ultime settimane. A quei cittadini che hanno espresso legittimamente preoccupazione si è chiesto di schierarsi in modo acritico, eludendo il merito dei problemi posti e fingendo che “gli irresponsabili” li inventassero. Alle forze politiche che hanno posto, certo in modo duro, seri e reali problemi politico-programmatici, non si è data alcuna risposta convincente. Lo dimostra il fatto che solo il PD si è schierato pienamente contro la sfiducia. Si è costruita ad arte l'alternativa secca Sindaca o commissario, senza nemmeno provare a praticare, con coraggio, la terza opzione, cioè affrontare i problemi posti attuando quella discontinuità d’azione necessaria al nostro paese. La possibile costituzione di un campo largo progressista poteva segnare un passo in avanti sia sul terreno politico, sia sul terreno democratico della partecipazione e della condivisione delle scelte. Forse per paura, per istinto conservatore o per arroganza il PD ha preferito guardarsi indietro riproponendo vecchi e logori schemi che portano, come abbiamo visto negli ultimi anni, staticità e arroccamento politico, incertezza programmatica, ritardi e frammentazione dell’azione di governo.

Le questioni cruciali per Nonantola sono ancora tutte sul tavolo, e non si intravedono soluzioni: la discussione sul fondo Consolata, cui non ci siamo mai sottratti presentando proposte circostanziate che, dopo l’alluvione, vanno sicuramente riviste e relazionate al PIP Gazzate; la Caserma dei Carabinieri, ancora in alto mare, per la quale proponiamo un progetto fondato sulla rigenerazione urbana (la zona in stato di quasi abbandono di Via Walter Tabacchi a nostro giudizio potrebbe essere presa in seria considerazione), attingendo anche ai fondi del PNRR e/o del Ministero della Difesa; la situazione del rimborso danni per l'alluvione, che procede lentamente e richiede un costante monitoraggio; il Piano Urbanistico Generale, che dopo 10 anni di stop è faticosamente ripreso, con scarsa adesione dei cittadini, anche per la completa assenza di linee di indirizzo politiche assunte dall’Amministrazione (ad oggi, nessun Consiglio Comunale è stato investito dell’argomento) e di un quadro conoscitivo ancora incompleto; quest’anno infine ricorderemo il decennale del terremoto senza che del palazzo comunale sia stata mossa una pietra.

Per Nonantola Progetto 2030 la sfida positiva rimane aperta. Continuiamo a pensare che il nostro paese abbia bisogno di una svolta, che necessiti di un salto di qualità per potersi rilanciare e ritrovare smalto innovativo ad ogni livello: partecipativo, culturale, formativo, sociosanitario, ambientale ed economico. Siamo pronti a fare la nostra parte, a lavorare, anche da posizioni diverse, con chi intenda produrre quel cambiamento necessario al rilancio del nostro paese, fermo da troppo tempo. Riprendiamo serenamente la nostra attività dai banchi dell’opposizione, senza cadere nelle intimidazioni di querele e azioni giudiziarie, perché siamo convinti che siano le diversità di idee e di proposte, accompagnate dal confronto e dal rispetto, a dare forza ad un progetto di comunità coesa e solidale. Rimaniamo dell’idea che senza il fondamentale contributo di Nonantola Progetto 2030, il tema delle aree sarebbe rimasto sottotraccia e sottratto al dibattito pubblico fino all’ultimo, quando sarebbe sbucato improvvisamente in Consiglio comunale e sottoposto alla roulette dei numeri senza il necessario, faticoso, ma fondamentale dibattito con i cittadini. Su questa linea, ci assumiamo fin da ora l’impegno di coordinarci con le forze politiche progressiste e con le associazioni del territorio per promuovere e costruire momenti pubblici di confronto con i cittadini su questi fondamentali temi.

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Nella Commissione urbanistica dello scorso 28 gennaio, la Sindaca ha affermato che il Consorzio Aree Produttive – ente pubblico di cui il Comune di Nonantola è socio – ha la necessità di rientrare dall’esposizione finanziaria a seguito dell’investimento fatto negli anni 2009 - 2011 per acquisire le aree del PIP Gazzate, esposizione che ammonterebbe a circa 4,2 milioni di euro come ha dichiarato il Direttore del Consorzio nel corso della stessa Commissione. Secondo la Sindaca, tale esposizione giustificherebbe, almeno sul piano finanziario, la cessione delle aree PIP Gazzate alla società O&N, che si è dichiarata interessata ad acquistare in blocco i terreni per realizzare un nuovo polo logistico.

Le dichiarazioni rese in Commissione mostrano, a nostro giudizio, alcune incongruenze rispetto a quanto si legge in una delibera del Consiglio di Amministrazione del Consorzio (14 novembre 2018, oggetto n. 23): in tale delibera si evince infatti che in data 31 marzo 2010 il Consorzio riceveva dai proprietari, “in luogo di esproprio” la quasi totalità delle aree del PIP (132.774 mq), mentre la rimanente parte, consistente in tre lotti (15.139 mq), rimaneva nelle disponibilità dei proprietari con l’impegno del Consorzio, a titolo di indennizzo, a “eseguire le urbanizzazioni relative a tali lotti”. In altre parole, nel 2010 il Consorzio sembrerebbe entrare in possesso del 90% delle aree del PIP Gazzate con il solo impegno di urbanizzare tre lotti privati “nell'ambito delle opere di urbanizzazione dell'intero comparto”, senza quindi esporsi di un solo euro fino al momento della realizzazione del comparto.

Nella stessa delibera il Consorzio modifica il piano finanziario del PIP Gazzate sulla base dell’offerta avanzata dalla società O&N. Quest'ultima si impegnerebbe ad acquistare in blocco sia i terreni acquisiti dal Consorzio per esproprio, sia i tre lotti rimasti ai precedenti proprietari alla cifra complessiva di 7,1 milioni di euro, risolvendo così il decennale problema della mancata realizzazione del comparto. La cifra complessiva sarebbe ripartita in 5,5 milioni per il Consorzio e 1,6 milioni per gli ex-proprietari.

Stando a questi documenti, si delineerebbe un quadro economico molto diverso da quello illustrato in Commissione urbanistica il 28 gennaio scorso: non si tratterebbe quindi della necessità di rientrare da una decennale esposizione finanziaria del Consorzio (l’esposizione è casomai degli espropriati), ma di mettere all'attivo una sorta di plusvalenza da 5,5 milioni di euro per il Consorzio stesso in caso di conclusione positiva dell’affare con la società O&N. Quest’ultima ipotesi, però, richiede l’approvazione da parte del Consiglio comunale della variante urbanistica che elimini i precedenti vincoli e trasformi il PIP Gazzate in polo logistico.

A nostro giudizio manca, in questa proposta, non solo una logica urbanistica coerente con l'obiettivo di sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile, ma anche la necessaria chiarezza sugli aspetti finanziari che la sottendono.

(Gli atti relativi alla variante PIP Gazzate sono disponibili sul sito del SUAP dell'Unione del Sorbara)

L’Art. 53 della legge urbanistica regionale disciplina un procedimento per l’approvazione di opere pubbliche o trasformazioni di insediamenti produttivi, comportanti la localizzazione di opere non previste dal PUG o in variante alla pianificazione territoriale preesistente.

Il procedimento riguarda due tipi di progetti:

  1. opere pubbliche di rilievo regionale, metropolitano, d’area vasta o comunale;
  2. interventi di ampliamento e ristrutturazione di fabbricati adibiti all’esercizio di impresa, o nuove costruzioni in prossimità di attività economiche già insediate.

Sul sito web della Regione Emilia-Romagna c’è una pagina dedicata al monitoraggio degli interventi ex Art. 53, perché è evidente che tale articolo, pur essendo stato classificato dal legislatore fra gli strumenti di pianificazione, può costituire una sorta di “passepartout” rispetto alla pianificazione esistente, perché consente di costruire in deroga alle previsioni di piani urbanistici preesistenti, comportando quindi potenziale consumo di suolo.

Riportiamo qui una sintesi degli interventi ex Art. 53, elaborati sui dati del citato monitoraggio, che comportano impermeabilizzazione di nuovo suolo, eseguiti dal 2018 al 2021 in Regione e in Provincia di Modena, suddivisi per tipologia (opere pubbliche e ampliamenti/ristrutturazione di imprese).

Impermeabilizzazione di nuovo suolo a seguito di interventi ex Art. 53 della legge urbanistica regionale. Valori in mq suddivisi per anno e tipologia di intervento (pubblico o produttivo) in Provincia di Modena e in Regione Emilia-Romagna (fonte: Regione Emilia-Romagna, Monitoraggio art.53 L.R 24/2017).

Questo monitoraggio è utile per capire quali sono le reali dimensioni del polo logistico che l’Amministrazione intende autorizzare presso l’area ex-PIP Gazzate e che si inserisce negli interventi autorizzati attraverso l’Art. 53 della legge urbanistica. Infatti, se confrontiamo la superficie impermeabilizzata dagli insediamenti previsti sul polo logistico (85.000 mq) con quella impermeabilizzata dalle attività produttive negli ultimi quattro anni nell’intera Provincia di Modena (91.040 mq), ci rendiamo conto del reale impatto di questo intervento su una realtà già fragile come quella di Nonantola.