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Difficoltà insuperabili”, “venuto a mancare rapporto di fiducia e di comunicazione diretta e aperta”, “diversità di vedute e posizioni”, “divergenze nel metodo di lavoro e disaccordi nella definizione delle priorità per attuare il programma politico concordato dalla coalizione”, “dialogo diventato via via meno fluido, trasparente e costruttivo”. Le parole del vice sindaco e dell'assessora dimissionari arrivano come stilettate nella testa e nel corpo dei nonantolani.

Possiamo affermare senza presunzione che questo finale non ci arriva inatteso. Quando, alla luce di possibili alleanze elettorali, 18 mesi fa abbiamo chiesto chiarezza sul metodo di lavoro e sui programmi prima di parlare di candidature, siamo stati accusati da PD, Una mano per Nonantola e altri di porre pregiudiziali personali e di essere i soliti estremisti che non sopportano la Sindaca. Ma il tempo è galantuomo. Non si sono voluti affrontare i problemi al momento giusto e ora riesplodono, lasciando un paese “spaesato” e un danno enorme per la nostra collettività. Evidentemente la sordità manifestata a suo tempo dalla candidata Sindaca sia sul fronte programmatico, sia sulle modalità di gestione della coalizione plurale, celavano una mancanza di condivisione di un progetto di rinnovamento forte capace di prefigurare la Nonantola del futuro che sono sfociate nel pasticcio in cui, nostro malgrado, ci troviamo.

Il PD si dice dispiaciuto, ma afferma che tutto va bene e addossa la responsabilità ai due assessori. Una mano per Nonantola attacca la Sindaca e ripropone il programma, riconoscendo così che si è perso un anno e mezzo e preannuncia una scelta da separati in casa. L'ex segretario del PD Antonucci, eletto nelle liste del PD poi uscito per formare il gruppo consigliare Nonantola Libera, chiede le dimissioni della Sindaca e quindi nuove elezioni. Come se tutto questo non bastasse, la Sindaca afferma che non ci sono problemi e che va tutto bene, preannunciando in modo freddo e burocratico la sostituzione dei due assessori e, con la benedizione del PD, tutto ricomincerà come prima.

È evidente che le cose non stanno così come vorrebbero farci intendere ed è altrettanto evidente che oggi tutto è più difficile sia politicamente che programmaticamente. A Nonantola permangono, si accumulano e si accentuano i problemi proprio in una fase già estremamente complicata a causa della pandemia che non ci dà tregua. Un piccolo esempio? La Commissione Urbanistica di lunedì 19 ottobre che doveva affrontare importanti e indifferibili questioni territoriali (progetto Conad, Piano Urbanistico Generale, edilizia scolastica, ricostruzione del municipio) è stata rinviata a data da destinarsi.

Per noi i cambiamenti sociali e culturali di una comunità coesa come Nonantola non possono essere governati con “il pensiero unico” e con il decisionismo gerarchico, ma attraverso un confronto continuo fra diverse intelligenze e sensibilità che trovano la sintesi nella impostazione programmatica e progettuale sulla quale si è costruita la coalizione.

A Nonantola non si è voluto dare corpo a un tessuto politico unitario 18 mesi fa. Oggi come allora si trattava di scegliere insieme tessuto, forma, stile e sarto per confezionare un abito nuovo e condiviso per il nostro Comune. Per questo Nonantola Progetto 2030, collocata a sinistra nel centro-sinistra, è all'opposizione e, come sosteniamo da sempre, non fa e non farà un’opposizione pregiudiziale, ma valutando nel merito e votando di conseguenza i provvedimenti assunti in Consiglio Comunale.

Riconfermiamo la nostra disponibilità – mai venuta meno – al confronto politico programmatico dentro e fuori le istituzioni con tutti coloro – cittadini, associazioni, soggetti politici – si dimostrino interessati a dare un contributo per risolvere i problemi del nostro territorio e per il rilancio progettuale di Nonantola.

Chiediamo a chi ci governa il rispetto delle istituzioni democratiche, per cui si convochi subito il Consiglio Comunale per chiarire, spiegare, e se si hanno, fare proposte su come proseguirà questa legislatura, sia dal punto di vista politico, che programmatico.

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Nei giorni scorsi, l'Amministrazione comunale, per voce dell'Assessore all'Urbanistica Piffero, ha lamentato il fatto che sul progetto Consolata — la nuova edificazione che nascerà alle porte di Nonantola e che sottrarrà 87 mila metri quadri di terreno all'uso agricolo — l'Amministrazione ha dovuto "fare i conti con diritti già acquisiti da parte dei soggetti attuatori".

È vero che la scelta viene da lontano e che ogni Amministrazione, da quasi mezzo secolo a questa parte, ha dovuto confrontarsi con quella decisione scellerata, ma nessuna Amministrazione, prima di oggi, ha mai pensato di insediare in quell'area delle funzioni produttive. La decisione di dedicare fino al 50% della superficie utile del comparto alla costruzione di capannoni o altre funzioni produttive, a nostro avviso distorsiva della buona urbanistica, è stata assunta da questa Amministrazione e di tale decisione è unica responsabile.

Quello che chiediamo all'Amministrazione è uno sforzo per migliorare la qualità complessiva del progetto, che si otterrebbe semplicemente spostando le previsioni produttive del Consolata sul terreno di proprietà del Comune nel vicino quartiere artigianale delle Gazzate e, allo stesso tempo, vincolare i terreni liberati del Consolata all'uso boschivo o agricolo, riducendo le aree impattate dalle nuove edificazioni.

Qui puoi leggere la nostra proposta completa sul Fondo Consolata.

Il prossimo giovedì 25 giugno al Consiglio Comunale di Nonantola sarà chiesto di decidere se adottare o respingere una variante urbanistica al Piano Regolatore Generale relativa al “Fondo Consolata”, chiesta dai proprietari dei terreni a inizio dicembre 2019 ed elaborata successivamente dall’Amministrazione comunale. La variante interessa quell’area verde esterna alla tangenziale che, provenendo da Navicello, si incontra alle porte di Nonantola subito prima della rotonda di ingresso alla tangenziale, sulla sinistra, alle spalle del distributore di carburanti. Un’area a ridosso del fiume Panaro di grande pregio ambientale, attualmente agricola, che ha visto con gli anni l’estendersi di un piccolo bosco rurale spontaneo.

Si tratta di una proposta di urbanizzazione che nasce negli anni ’80, con previsioni volumetriche enormi che nel tempo si sono – per fortuna! – ridotte, fino alla penultima variante dell’aprile 2009 che, data la sua valenza sovracomunale, inseriva il progetto Consolata all’interno del Piano Provinciale degli Insediamenti Commerciali (POIC). Il progetto prevedeva il consumo di quasi 95 mila mq di terreno per la realizzazione di insediamenti commerciali (inclusi 3 mila mq di alimentare), ricettivi (un hotel a sei piani) e residenziali (questi ultimi spostati in via Rebecchi con una ulteriore variante del 2010) per un totale di oltre 41 mila mq di superficie utile edificata. Un progetto ridotto rispetto alle previsioni iniziali, ma pur sempre mastodontico, pesantissimo dal punto di vista del consumo di suolo, che la crisi economica iniziata nel 2008 ha reso irrealizzabile dal punto di vista finanziario.

Proprio l’improponibilità economica del progetto, a fronte dell’esaurimento delle spinte espansive  degli anni ‘80 e ‘90 e alcune condizioni urbanistiche introdotte dalla Provincia di Modena (per esempio il rispetto dell’area boschiva naturale e il limite alla superficie di vendita di generi alimentari), hanno indotto i proprietari (due società immobiliari, di cui una in cattive acque finanziarie), anche su pressione del Comune di Nonantola, a ridurre la dimensione edificabile (e quindi dei capitali da investire) per poter recuperare almeno una parte delle spese fin qui sostenute prima della scadenza dei diritti edificatori che avverrebbe nel 2024. La nuova variante prevede infatti un diverso perimetro del comparto (che si sposta poco più a nord-est rispetto all’originale), una superficie territoriale leggermente inferiore (87 mila mq) ed una consistente riduzione degli indici di urbanizzazione che porta quasi al dimezzamento delle previsioni edificatorie del 2009. Cambiano anche le destinazioni d’uso delle aree dove, oltre alle funzioni commerciali e ricettive già previste, si introduce anche la possibilità di edificare aree produttive fino al 50% della superficie utile.

Alla luce dei cambiamenti intervenuti nel tessuto economico, sia locale che provinciale, e della maggiore sensibilità alla limitazione del consumo di suolo, il Gruppo Consigliare Nonantola Progetto 2030, pur valutando positivamente la riduzione delle previsioni edificatorie sul Fondo Consolata, giudica incongruo il persistere della previsione di funzioni commerciali, specialmente quelle alimentari, su un’area così lontana dal paese, anche perché si trova a ridosso di un nodo viario (Navicello) estremamente problematico e piuttosto lontano da una possibile soluzione. Riteniamo infatti quantomeno schizofrenico teorizzare sull’esigenza di una mobilità alternativa all’automobile e allo stesso tempo sostenere operazioni che accentuano il traffico in una zona già ora congestionata.

Ma la vera – e sconcertante – novità proposta dalla variante del prossimo 25 giugno, sulla quale non ci può essere il nostro accordo, è il trasferimento sull’area Fondo Consolata di funzioni produttive, al di fuori del perimetro previsto dall’attuale Piano Regolatore per gli insediamenti di tale natura. Perché si decide di intaccare terreno agricolo di qualità per funzioni che potrebbero più razionalmente essere ospitate su aree meno pregiate dal punto di vista ambientale, per esempio nel quartiere artigianale delle Gazzate, dove il Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP) riserva oltre 140 mila mq di aree pubbliche per l’espansione produttiva, con possibilità di interventi ecologicamente avanzati (area APEA)? Oppure su quella porzione di terreno di oltre 14 mila mq, di proprietà comunale, compreso fra la tangenziale e via Gazzate originariamente destinato a funzioni produttive speciali e inspiegabilmente trasformato in un “bosco urbano” con una variante urbanistica approvata alla fine dello scorso febbraio? Perché non scambiare l’area di quell’incongruo bosco urbano (di fatto un’area di risulta dalla realizzazione della tangenziale) con le aree a destinazione produttiva del Fondo Consolata?

Abbiamo già posto queste domande in sede di Commissione per la Programmazione del territorio, senza ricevere risposte convincenti e le riproporremo al Consiglio Comunale, perché siamo convinti che lo stato della programmazione urbanistica a Nonantola sia ai più sconosciuto, mentre necessiti di un ragionamento organico, sulle sue prospettive e sulle sue criticità, che coinvolga i cittadini e porti al più presto alla stesura del nuovo Piano Urbanistico Generale. Procedere per varianti e piccoli interventi, a volte anche contraddittori, senza una visione generale non fa bene al nostro territorio. A nostro avviso, è giunto il momento di dichiarare fuori contesto storico, economico e culturale le espansioni urbanistiche di queste dimensioni e in questi luoghi e affermare la necessità di continuare nell’azione già intrapresa di ridurre fino ad annullare tali previsioni.

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Lo scorso 11 maggio abbiamo presentato un’interrogazione consiliare per capire quali progetti e quali strategie la nostra Amministrazione avesse in cantiere per affrontare la difficile situazione prodotta dall’emergenza sanitaria sul sistema educativo e come essa intendesse muoversi per supportarne la ripartenza sul nostro territorio.

Con le nostre domande intendevamo portare informazioni in Consiglio Comunale per aprire un dibattito sui problemi sollevati dal covid-19, sia quelli che riguardano gli aspetti didattici in senso stretto, sia quelli quelli legati all’adeguatezza delle strutture scolastiche, per poi cercare la risposta strategica adeguata che il nostro Comune dovrebbe mettere in campo. A nostro modo di vedere, l’Amministrazione Comunale dovrebbe infatti essere il soggetto proponente di una risposta, condivisa con le istituzioni educative, all’altezza della sfida che ci siamo trovati ad affrontare.

Sulle risposte ricevute non riusciamo ad esprimere né consenso né dissenso, ma semplicemente sconcerto per il disarmante vuoto di idee e di progetti e per la rinuncia dell’Amministrazione a giocare un ruolo attivo per il governo dei problemi aperti dalla pandemia.

Entrando nel merito, scopriamo infatti con rammarico che a Nonantola non c’è un rapporto positivo fra Istituto Comprensivo (scuola) e Amministrazione. Tanto è vero che mentre a Bomporto e Ravarino, con un diverso approccio, le istituzioni scolastiche e l’Amministrazione costruiscono insieme ipotesi percorribili, a Nonantola per non “ledere l’autonomia decisionale delle scuole” restiamo in attesa (di cosa?) e ci proponiamo casomai di “copiare” le soluzioni dai nostri vicini. Portiamo il massimo rispetto per la reciproca autonomia delle istituzioni, ma l’assoluta separatezza rappresenta, a nostro avviso, un danno per la collettività. La proposta di costituire un "comitato tecnico" può essere interessante per superare velocemente questo stato di cose negativo, anche se ne andrebbero definite le funzioni.

Per la fascia di età 3-6 anni, nell'attesa di protocolli operativi, nulla è stato fatto in merito alla ricognizione e alla riorganizzazione degli spazi e utilizzo di spazi verdi appositamente adeguati per le attività educative.

Sulla possibilità di ragionare a livello di Unione del Sorbara su sperimentazioni e progetti per i centri estivi ci viene ricordato che siccome “i servizi educativi non sono ancora stati trasferiti in Unione”, allora non si può fare nulla. Non viene presa in considerazione neanche l’ipotesi di un confronto fra i Comuni vicini, né la possibilità di un loro intervento diretto.

Sul tema dei trasporti scolastici apprendiamo che non è stata avviata una riflessione nemmeno sui possibili scenari per la riapertura a settembre, in attesa di “indicazioni operative” da parte di non meglio specificati soggetti. A nostro avviso tale riflessione avrebbe dovuto essere già stata fatta e pensiamo inoltre che vada avviato fin da subito un confronto serrato con la Regione per rendere gratuito il trasporto scolastico, così come promesso in campagna elettorale dall’attuale maggioranza che governa la Regione.

Infine, il rapporto con le società sportive per la ripresa delle attività viene burocraticamente liquidato con il rinvio ai protocolli emanati dal Governo e dalla Regione. Il mondo dello sport a Nonantola meriterebbe certamente una maggiore attenzione e considerazione.

Non nascondiamo la nostra preoccupazione per il quadro che emerge dalle non-risposte che ci sono state date e assicuriamo che non c'è volontà polemica nelle nostre osservazioni, ma solo il desiderio di sollecitare risposte e dare un contributo positivo alla soluzione di problemi veri. Siamo dispiaciuti per i toni, a volte arroganti, a volte indispettiti, che vengono usati nella risposta all’interrogazione presentata dal gruppo consigliare Nonantola Progetto 2030. Nel merito delle questioni che abbiamo posto avvertiamo, nelle (pseudo) risposte ai problemi che abbiamo sollevato, elementi di burocratizzazione che ingessano e non aiutano la ricerca di soluzioni, anzi tendono al rinvio, all'attesa, ad un temibile immobilismo.

Saremmo contenti di essere smentiti dai fatti e poter rivedere il nostro Comune, come lo è stato negli anni passati, positivamente coprotagonista con altre istituzioni dell’organizzazione del territorio, dei servizi e dei processi educativi. Per questi obiettivi noi ci siamo, pronti a dare il nostro contributo.

A pochi mesi dall’insediamento della giunta comunale di Nonantola abbiamo assistito, prima increduli, poi allibiti, ad uno scontro tutto interno tra l’Assessore alla Pubblica Istruzione e l’Assessore all’Ambiente e all’Urbanistica su una questione che ritieniamo di vitale importanza, ossia il ruolo del servizio pubblico nella formazione dei cittadini.

Ad un articolo apparso sulla stampa locale, dove l’Assessora Elena Piffero illustrava e promuoveva la scelta da lei operata e descritta in un suo libro di recente pubblicazione di “educare i propri figli tra le pareti domestiche scegliendo, consapevolmente, di non mandarli a scuola” (il cosiddetto unschooling), ha risposto l’Assessore Enrico Piccinini precisando che “tale idea della formazione rappresenta un’opinione personale” e “una filosofia educativa nella quale l’Amministrazione non si riconosce”.

In coerenza con il nostro programma elettorale, dove affermiamo che “la conoscenza deve tradursi in un diritto a una scuola pubblica, per tutti e di tutti, che promuova e diffonda gli scambi culturali fra diverse identità, etnie e religioni”, Nonantola Progetto 2030 condivide le contestazioni mosse dall’Amministrazione alla propria Assessora, la quale non mandando i figli alla scuola di tutti e scegliendo per essi un’educazione chiusa nel ristretto ambito familiare denota sfiducia nella scuola pubblica, compiendo una scelta elitaria ed individualista, mentre i principi costituzionali di eguaglianza e di parità dei diritti imporrebbero a chi gestisce la cosa pubblica di operare per il consolidamento dei sistemi di protezione collettiva.

Se con il comunicato dell’Amministrazione si ritiene di aver risolto il conflitto politico-culturale tra assessori, altrettanto ci sentiamo di chiedere alle forze politiche che sostengono l’attuale giunta (Partito Democratico e lista civica Una Mano per Nonantola) se sia sufficiente derubricare a fatto personale una questione di tale rilevanza.

Può bastare l’apparente retromarcia dell’Assessora, che pur rinnovando fedeltà al programma politico della coalizione di governo, conferma le sue posizioni personali e, conseguentemente, legittima una concezione della formazione privatistica e familistica che sfiducia il ruolo del servizio pubblico?

A nostro giudizio la contraddizione fra l’impianto politico-culturale enunciato dall’Assessore alla Pubblica Istruzione e l’atteggiamento, pur rispettose della legge, dell’Assessora all’Ambiente, rimane irrisolta. Inoltre, nell’idea espressa dall’Assessora sul ruolo dell’istruzione e del servizio pubblico, noi rileviamo una doppiezza preoccupante: poiché la medesima è responsabile di deleghe di estrema importanza (ambiente e urbanistica), dobbiamo aspettarci sorprese analoghe (cioè la prevalenza del privato sul pubblico) anche sulle questioni di sua diretta competenza?

Le contraddizioni emerse in seno all’attuale giunta sollecitano ulteriori riflessioni in merito alle modalità con cui le forze di maggioranza ed il Sindaco procedono alla composizione del governo locale. Quali requisiti il Sindaco, sostenuto dal Partito Democratico e dalla lista Una Mano per Nonantola, ha preso in considerazione nel momento in cui ha assegnato le deleghe per la gestione della cosa pubblica? Hanno tenuto conto dei possibili effetti sull’azione di governo di convinzioni personali così poco inclusive? L’attuale assetto di giunta è in grado di risolvere tali contraddizioni?

Per Nonantola Progetto 2030 la valorizzazione della scuola pubblica, la tutela dei beni comuni, la sostenibilità ambientale, la pianificazione urbanistica costituiscono questioni non negoziabili, così come riteniamo essenziale la funzione del pubblico senza se e senza ma, senza doppiezze o retropensieri.

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A tre anni dall’inizio dei lavori di riqualificazione di piazza Liberazione, a cantiere ancora aperto, rimangono ancora irrisolti una serie di problemi, primo fra tutti quello dell’accessibilità e della fruibilità dei cittadini di una parte vitale del centro storico di Nonantola, siano essi bambini in passeggino, cittadini in bicicletta o persone con limitate capacità motorie come gli anziani o i disabili.

È infatti evidente come le pavimentazioni utilizzate su gran parte della piazza (sassi arrotondati e cubetti irregolari in pietra), rendano difficili gli spostamenti sia a piedi che ai mezzi su ruota, mentre i dislivelli fra la piazza e i portici impediscono i normali spostamenti in carrozzina.

Per ricostruire la lunga vicenda il nostro Gruppo Consigliare ha presentato un’interrogazione all’Amministrazione comunale, da cui è emerso che in fase progettuale, al di là del rispetto delle norme di legge generali, l’Amministrazione abbia sottovalutato gli effetti di tale pavimentazione sulla piena accessibilità di una piazza centrale per la nostra comunità, né abbia riconsiderato il progetto quando, durante la lunga fase di cantiere, sono emerse a più riprese le criticità, in particolare per i cittadini con difficoltà motorie. Questo a nostro avviso è stato un grave errore, perché il superamento delle barriere architettoniche non è solo una questione di misure o rispetto delle distanze di legge, ma è anche il saper coniugare l'azione pubblica al rispetto dei diritti di tutti, partendo proprio dai soggetti più deboli e svantaggiati.

Se da un lato vanno osservate le indicazioni della Soprintendenza, altrettanto esse vanno ridiscusse e adeguate, insieme alle previsioni progettuali, quando le stesse, in fase di realizzazione, evidenzino un'incongruità con gli obiettivi principali. Invece, per la nostra Amministrazione “… non si intende disatteso l’obiettivo dell’abbattimento delle barriere architettoniche, così come previsto dalla normativa vigente”, per cui i cittadini, disabili o no, sono avvertiti: se la prendano con la legge e non con l’Amministrazione!

Nella risposta dell'Amministrazione – a nostro avviso molto "burocratica" – cogliamo infine un ulteriore limite nella sua azione, ossia l'insufficiente (a dir poco) controllo esercitato dal settore Lavori Pubblici durante i lavori di ricostruzione della piazza. Ci chiediamo come sia possibile che, nonostante le numerose segnalazioni fatte dai cittadini durante la lunghissima fase di cantiere, non si sia corsi ai ripari modificando il progetto e reindirizzando i lavori.

Quante volte i cittadini hanno evidenziato che la pavimentazione era troppo ruvida? Come mai ci si è accorti dei problemi dei dislivelli solo a lavoro praticamente ultimato? Perché ad opere consegnate escono esalazioni maleodoranti dai tombini? Chi seguiva per l’Amministrazione il cantiere e con quale frequenza lo sorvegliava? Certo, ora si può e si deve intervenire, per esempio con una levigatura antiscivolo su ampie porzioni della pavimentazione, costruendo le rampe d’accesso mancanti e rendendo funzionanti i sifoni nei tombini, ma non era meglio farlo prima, anche solo per contenere gli ulteriori costi?

Approfondimenti:

È passato esattamente un anno dall’inizio del cantiere per l’ampliamento della palestra della scuola media Dante Alighieri di Nonantola e ancora non è possibile sapere con certezza quando potranno riprendere le attività sportive che si svolgevano al suo interno. Per ricostruire questa lunga vicenda, il nostro Gruppo Consigliare ha presentato al Sindaco un’interrogazione, dalla cui risposta sono emerse alcune informazioni a nostro avviso allarmanti.

Apprendiamo infatti che i lavori nel cantiere non sono proseguiti con regolarità, ma piuttosto a singhiozzo e mai per più di due mesi consecutivi. Se si possono giustificare le fisiologiche interruzioni dovute al maltempo, quello che risulta incomprensibile è la sospensione di quattro mesi, a cantiere aperto e richiesta dal Comune, in attesa dell’“ottenimento della necessaria autorizzazione antisismica”, formulata in integrazione rispetto al progetto originale da parte del “servizio sismico unionale”.

La risposta dell'Amministrazione, invece di fornire spiegazioni esaustive fa peraltro sorgere ulteriori domande: perché si è assegnato un appalto sulla base di un progetto mancante di autorizzazione antisismica? Quali garanzie sulle capacità tecniche della ditta e sulla sicurezza dell'opera può dare un progetto esecutivo che non contempli all'origine l'ottemperanza alle norme antisismiche? Perché i lavori del cantiere, dopo l'ottenimento dell'autorizzazione, sono stati successivamente sospesi per ulteriori sei settimane, questa volta su richiesta del soggetto collaudatore, “che richiedeva di rivedere le tecniche di aggancio delle piastre di acciaio funzionali al miglioramento sismico”? Opere da rivedere perché il lavoro non era stato eseguito a regola d'arte o perché si sono manifestate delle disfunzioni? Se i lavori, da circa un anno, procedono per sospensioni e revisioni, dobbiamo addebitare questo percorso accidentato alle carenti capacità esecutive delle ditte appaltatrici, oppure alle insufficienze tecnico-organizzative del settore Lavori Pubblici del Comune?

Abbiamo infine chiesto quale sia la data presunta della fine dei lavori di ampliamento della palestra, ma non ci è stata data una risposta chiara: ci assicurano che la ditta appaltatrice dovrebbe completare il suo compito entro la fine di settembre (a calendario scolastico già iniziato), ma ci informano anche che i lavori non si concluderanno in quella data, mancando ancora parti della copertura, tribune e sistemi antincendio. Con queste informazioni nessuno è in grado di fare una previsione sui tempi di operatività della palestra, ma da questa vicenda si evidenzia con chiarezza quanto sia debole la capacità di intervento e di controllo del Comune per il progressivo impoverimento dei servizi dell'Area Tecnica e dei Lavori Pubblici e l'insufficiente presidio politico da parte dell'Assessorato.

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