Vai al contenuto

Dopo l'ultima presa di posizione della lista Una mano per Nonantola, che dichiara la propria libertà d'azione politico-programmatica, la giunta Nannetti non ha più una maggioranza precostituita in consiglio comunale. Si apre quindi uno scenario inedito per il nostro Comune, molto delicato, con un’amministrazione costretta alla navigazione a vista.

Nonostante ciò, la Sindaca ancora oggi tace sulle ragioni della profonda crisi che attraversa il nostro paese. Arroganza? presunzione? assenza di volontà di mettersi in discussione? di interrogarsi? Certo l'elezione diretta assegna ai sindaci importanti poteri decisionali, ma non per questo fa di loro dei capi indiscussi, dei decisori assoluti e solitari. Assegna, casomai, alla loro intelligenza politica il ruolo di propulsori dei processi democratici e di organizzatori dei processi partecipativi sia per il livello istituzionale, sia per i cittadini.

Altrettanto inspiegabilmente il Partito Democratico, forza di maggioranza relativa, ingessato nella propria autoreferenzialità, non riesce a gestire una situazione nuova e più complessa di quella esercitata in passato in condizioni di maggioranza assoluta. Permane, in quel partito, il riflesso condizionato che lo porta a ritenersi il tutto, a considerare gli altri come satelliti, o peggio, come portatori d'acqua. A un partito che a fronte di critiche sostanziali da parte dell’alleato non entra nel merito e svicola noi chiediamo: sul PUG, sui dossier urbanistici, sulle aree artigianali, sul dopo alluvione, sul sistema socio-sanitario nel pieno di una pandemia, sulla transizione ecologica va proprio tutto bene a Nonantola? Se anche la lista che ha sostenuto e sostiene il programma di legislatura dice che avanti così non si può andare, può bastare un “sediamoci tutti attorno a un tavolo” come se nulla fosse?

La situazione di stallo pesa sia sul piano amministrativo che su quello politico. In queste condizioni sarebbe per noi comodo limitarci a osservare questo disastro, forti del fatto che... “noi l'avevamo detto”. Ma noi vogliamo bene al nostro paese e non intendiamo né assecondarne il declino, né considerarlo ineluttabile. Senza presunzione, sentiamo il dovere di prenderci cura del nostro paese che non merita di vivere questa situazione.

Oggi registriamo come, nel tempo, nell'area progressista (a Nonantola divisa tra governo e opposizione), sia cresciuta la critica alla gestione del nostro Comune. Anche Una mano per Nonantola ritiene “inadeguati ed inaccettabili i criteri e le modalità con cui vengono esercitate le funzioni di governo della nostra comunità”. Se le parole hanno un senso, chi a Nonantola ha responsabilità politica non può ignorare il problema che da tempo viene posto. Generici tavoli programmatici che si limitino all’indirizzo politico non servono, tantomeno la soluzione può essere... “aggiungi un posto a tavola”. Nonantola Progetto 2030 ritiene prioritario affrontare il problema della gestione della cosa pubblica e del modo di operare e di decidere.

Ribadiamo la nostra convinzione che questo paese non meriti né lo stallo attuale né la riproposizione del modo di operare che ci ha portati qui. Le responsabilità ci paiono chiare: le sorti della legislatura stanno fondamentalmente nelle mani del Partito Democratico e da lì devono venire parole e azioni concrete per il necessario cambiamento. Noi continueremo ad opporci a questo “sistema”, allargando il fronte di chi si batte per davvero per il cambiamento e non di chi legittima un governo debole e spesso opaco nelle scelte. Se l'attuale forza di maggioranza relativa vuole proseguire su questa strada, si assuma la responsabilità di una crisi politica che rischia di avere conseguenze anche per il futuro.

Riconfermiamo a Una mano per Nonantola la nostra disponibilità ad avviare un cammino condiviso per provare ad agire metodi nuovi, coinvolgenti le diverse sensibilità. Un cammino che abbia il tratto della novità e che si rivolga perciò a tutte le forze che condividono le criticità oramai indicate da tanti – criticità che oggi sono esplose – e che provino ad agire per superarle. Un cammino che si caratterizzi per l’inclusione e costruisca un metodo nuovo di rapportarsi fra soggetti diversi e una progettualità politica che invece di essere statica e contemplativa del declino, guardi al futuro attraverso una gestione amministrativa frutto di una sintesi condivisa fra soggetti “alla pari” sul piano della dignità politica.

Un percorso che proponiamo a tutte le forze politiche che si collocano nell'area progressista.

Nonantola Progetto 2030: "Parta il cammino tra chi condivide queste criticità per dare vita a Nonantola ad un'area progressista larga e plurale che rilanci per il nostro paese un progetto chiaro, trasparente e responsabile"

L'autunno, oltre al cambio di stagione, pare abbia portato con sé una novità politica nel nostro comune. La presa di posizione della lista Una mano per Nonantola lascia intravedere la fine dell’illusione, alimentata 30 mesi fa all'atto della formazione dell'alleanza con il PD, che si potesse costruire un'alleanza senza che fossero chiari i presupposti comuni che la caratterizzavano. Le due questioni che vengono oggi poste da Una mano per Nonantola, metodo e merito, sono le stesse che Nonantola Progetto 2030 pose alla base della possibile alleanza del centro-sinistra per governare Nonantola e che non trovò allora soluzione, ragione per la quale oggi siamo all'opposizione.

Ci si rispose allora con accuse pesanti: settarismo, arroganza, volontà di boicottare il centro-sinistra e in particolare di manifestare un pregiudizio personale nei confronti della candidata sindaca. Ma dopo l’insediamento della nuova Amministrazione abbiamo assistito in sequenza a: l'uscita dal gruppo PD dell'ex-segretario; le dimissioni di due assessori di Una mano per Nonantola dopo solo un anno di legislatura con motivazioni pesanti nei confronti della conduzione dei rapporti in giunta e sulle priorità progettuali; la dura nota dei giorni scorsi di una componente essenziale della maggioranza. Tutto ciò rivela una difficile situazione politico-programmatica che non ha precedenti per il nostro comune e si palesa concretamente la possibilità che questa giunta non disponga della maggioranza in consiglio per governare (i sette consiglieri PD numericamente non bastano).

Se siamo arrivati a questo punto di crisi, una qualche ragione e responsabilità ci dovranno pure essere: forse il partito di maggioranza relativa (PD) e l'attuale capo dell'esecutivo (la sindaca) qualche interrogativo dovranno porselo. È mai possibile che sia sempre responsabilità degli altri? tutti settari? tutti arroganti? tutti bramosi di potere?

Trascorsa metà legislatura non ci poniamo più nell'ottica della giustezza delle nostre posizioni - operazione magari gratificante, ma poco interessante sul piano politico - né cerchiamo rivincite politiche o rivendicazioni, anche se ogni tanto un po' di coerenza in politica non guasterebbe. Per Nonantola Progetto 2030, ieri come oggi, la centralità rimane il destino del nostro paese. Vincere elezioni è sempre una parte importante di una competizione elettorale, ma, come abbiamo visto, a volte non basta. Bisogna poter dare senso anche a una vittoria. Progetti, visione per il futuro, indirizzi programmatici, modalità di azione, inclusione, valorizzazione delle differenze sono elementi fondanti dell'agire politico, a maggior ragione se si deve far funzionare una coalizione di forze e soggettività differenti. Su questi aspetti nel nostro comune registriamo ritardi enormi.

Per tutte queste ragioni riteniamo che oggi non bastino più gli appelli ai buoni sentimenti, al vogliamoci bene. Non bastavano 30 mesi fa (il punto a cui siamo arrivati ne è la prova evidente), non bastano a maggior ragione oggi.

A nostro avviso rimangono decisivi oggi come allora:

  1. i modi con i quali si sta insieme fra soggetti diversi, su come si prendono le decisioni, su come si interpretano i diversi ruoli;
  2. i contenuti delle decisioni e quindi l’azione di governo, che devono essere sì ispirati a risolvere i problemi della quotidianità, ma anche proiettati verso un'idea di paese futuro e condiviso;
  3. modi, contenuti e azioni devono essere ispirati alla trasparenza, alla condivisione, all’inclusione e alla partecipazione di tutti gli organi istituzionali e dei soggetti interessati ad agire per la collettività.

In altre parole, chiarezza, trasparenza e responsabilità. A ciò ci siamo attenuti in questi due anni e mezzo di opposizione, che abbiamo fatto sempre nel merito delle questioni. I problemi concreti di metodo e di merito li poniamo oramai da tempo. Al punto a cui siamo oggi, non servono più gli appelli generici che ripropongono ipotesi già viste o già sperimentate e non funzionanti. Per rimettersi in cammino è necessario produrre uno scatto in avanti.

Nonantola Progetto 2030 ritiene che per il nostro comune si debba avviare un cammino che, partendo da tutti quei soggetti che condividono le criticità qui evidenziate e che si riconoscono nell’area progressista, dia vita a un centro-sinistra nuovo e più largo, provando a costruire progetti condivisi, adottando modalità inclusive che mettano a valore le differenze, bandendo posizioni personalistiche deleterie e attivando ascolto e partecipazione. Riteniamo che, da subito, questi soggetti possano produrre atti ufficiali e azioni concrete che rendano credibile il cambio di metodo, per esempio rivedendo completamente le edificazioni previste sul Fondo Consolata e sul PIP Gazzate, prendendo in mano in modo trasparente e partecipato i dossier sul polo socio-sanitario e sulla Casa di Comunità, sulla RSA di Casette, sulla Consulta del volontariato e dello sport, sulla ricostruzione del palazzo comunale, sul Piano Urbanistico Generale, sul parco della Pace, sulla mobilità sostenibile, sul trasporto pubblico locale, sulle nuove piantumazioni, sulla caserma dei Carabinieri, sul decoro urbano in centro storico, sull’edilizia scolastica.

Nonantola Progetto 2030 pensa che tutto ciò sia necessario al nostro paese per provare ad uscire da una situazione davvero difficile.

Abbiamo chiesto – spiegano i consiglieri d’opposizione – di discutere nel prossimo consiglio comunale di fine settembre un nostro ordine del giorno per invitare formalmente il Prefetto, in modo che si possa chiarire finalmente la posizione del Ministero della Difesa e valutare in modo trasparente tutte le soluzioni che potrebbero permettere di mantenere la Caserma sul territorio.

Il Comune di Nonantola conta 16.200 abitanti ed è situato in posizione strategica, trovandosi tra le città di Modena e Bologna, inoltre riveste un’importanza storico-culturale notevole. Tutte le forze politiche d’opposizione presenti in Consiglio Comunale, chiedono a gran voce la permanenza della Caserma dei Carabinieri sul nostro territorio nella modalità più tutelante non solo per la comunità, ma anche per i carabinieri che continueranno a prestare servizio garantendo la sicurezza di tutti i cittadini e il controllo sul nostro territorio.

Bisogna ricordare infatti che dall’ottobre del 2009, l’Amministrazione comunale sapeva del rischio di perdere la sede della stazione dei carabinieri ma nonostante questo, negli anni, si è cercato solo di mettere ‘una pezza’ e non affrontare nel dettaglio ed in modo risolutivo la questione.

Oggi Nonantola, sebbene sia stato realizzato un presidio provvisorio, non ha trovato ancora un percorso per ridare alla città una stazione permanente dei Carabinieri. Per questa ragione – concludono I consiglieri d’opposizione - confidiamo che l’Amministrazione comunale ed il Prefetto accettino l’invito a partecipare ad un consiglio comunale aperto per definire in modo trasparente e risolutivo la questione.

Nonantola Progetto 2030 - Movimento 5 Stelle Nonantola - Forza Italia - Nonantola Libera

Apprendiamo dai giornali di una serie di prossimi importanti interventi che riguarderanno, direttamente o indirettamente, il territorio di Nonantola: Hera-Inalca, la nuova società e l’impianto per il biometano” (La Gazzetta, 5 luglio 2021), l’accordo prevede la realizzazione di un nuovo impianto di biometano a Spilamberto e lo smaltimento del digestato solido presso l’impianto di compostaggio di Via Larga; Nonantola, parte il cantiere per la nuova RSA” (La Pressa, 9 luglio 2021); Nonantola, il nuovo polo culturale sarà più grande e più social” (Il Resto del Carlino, 13 luglio 2021).

Si tratta sicuramente di possibili realizzazioni dal forte impatto sociale, culturale e ambientale che però a nostro avviso dovrebbero trovare momenti preventivi di approfondimento e di confronto, sia negli ambiti strettamente istituzionali (per esempio nelle Commissioni consigliari competenti), sia nella cosiddetta società civile (associazioni, organizzazioni sindacali, gruppi di cittadinanza attiva, ecc.), mentre invece rappresentanti e cittadini vengono informati direttamente dalla stampa senza alcuna forma di coinvolgimento attivo nell’elaborazione dei progetti.

Fatte salve le prerogative del privato nella propria autonomia decisionale, è altrettanto scontato che, laddove queste iniziative intervengano su servizi alla persona (RSA) ovvero sui servizi ambientali (gestione dei rifiuti), la progettazione debba essere realizzata in un’ottica di complementarietà ed integrazione, ossia considerando l’intera rete dei servizi territoriali dove al pubblico spetta prioritariamente il compito di governance.

La recente esperienza della pandemia ha messo oltremodo in evidenza le criticità dell’assistenza socio-sanitaria residenziale quando essa non sia efficacemente collegata alla rete dei servizi socio-sanitari territoriali e sia motivata prevalentemente dalla sostenibilità economica. Ci lascia quindi quantomeno perplessi la realizzazione a Nonantola di una mega-struttura da 100 posti letto, quando le indicazioni ministeriali ante-pandemia già prevedevano un massimo di 60 ospiti per RSA e oggi, il Ministro Speranza ha istituito una specifica commissione con il compito di riorganizzare queste strutture nella consapevolezza che le RSA rappresentino un ampio contenitore di realtà diverse che rispondono a tipologie di anziani diversi.

Analogamente, ci chiediamo se la realizzazione dell’impianto di biometano, che smaltirà integralmente il digestato prodotto a Spilamberto presso l’impianto di compostaggio Nonantola, avrà un impatto negativo sul possibile conferimento da parte di Geovest del rifiuto organico prodotto a Nonantola, un’ipotesi che era stata avanzata dalla nuova dirigenza di SARA (società del gruppo Inalca che gestisce l’impianto di compostaggio) nel corso della presentazione pubblica del progetto di adeguamento funzionale del sito di Via Larga (a proposito… come procede quel progetto???).

Infine, sul nuovo polo culturale, apprezziamo il lavoro svolto dagli operatori e dall’Ufficio Cultura, ma dobbiamo evidenziare lo scarso coinvolgimento degli cittadini e delle associazioni culturali nell’elaborazione di quello che l’Assessore alla Cultura ha definito un “nuovo capitolo della lunga storia dei servizi culturali nonantolani”.

Perché questa Amministrazione è così riluttante a costruire con i cittadini percorsi di progettazione e di approfondimento sui temi che riguardano la nostra comunità? La stessa informazione e comunicazione istituzionale, oggi relegata prevalentemente nelle pagine social personali dei singoli amministratori, riduce il ruolo del cittadino a semplice spettatore passivo. Ci si chiede: sulla costruzione della RSA e sulla gestione dell’impianto di compostaggio la nostra Amministrazione sta governando la situazione o la sta subendo? A quando il trasferimento del polo culturale presso gli spazi definitivi nell’ex-nido Perla Verde? In mancanza di un dibattito costruttivo nelle sedi istituzionali, porremo queste domande all’Amministrazione con una serie di interrogazioni consigliari. Anche a Nonantola la sfida è quella di riportare la politica nel territorio, sconfiggendo l’apatia dilagante e rianimando la partecipazione anche attraverso forme di aggregazione (es. le consulte) e luoghi pubblici dedicati (es. l’Urban center).

Scarica il PDF.

Nei primi sei mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2020, è più che raddoppiato il numero di migranti e rifugiati morti durante il tentativo di raggiungere l’Europa via mare.

Il rapporto dell’OIM (Organizzazione Internazionale Migrazioni dell’ONU), racconta di un dramma umanitario che tra gennaio e giugno ha portato alla morte almeno 1.146 persone, più del doppio dei morti nello stesso periodo del 2020.

Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, il numero dei migranti che attraverso le rotte marittime ha tentato di raggiungere l’Europa e’ aumentato del 56%. La rotta del Mediterraneo centrale tra Libia e Italia è stata la più mortale, con 741 vittime accertate. Il numero effettivo dei morti potrebbe essere molto più alto poiché diversi naufragi non vengono segnalati e altri sono difficili da verificare, mentre le ONG hanno avvertito che l’assenza di navi di ricerca e soccorso governative, in particolare nel Mediterraneo centrale, rende più pericolosi i viaggi dell’ultima speranza.

Tutto questo mentre i lager libici continuano a riempirsi ed a disattendere i più elementari diritti umani.

Secondo l’OIM nei primi sei mesi del 2021 poco più di 20.500 persone sono sbarcate in Italia ma altre 15.700 sono state intercettate e riportate indietro dalla Guardia Costiera libica e rinchiuse in campi dove vengono private della libertà e sottoposti a torture e stupri. Respingimenti effettuati dalla Libia per procura, dal momento che il diritto internazionale vieta agli Stati europei di effettuarli. La condotta della Guardia Costiera è a dir poco agghiacciante: manovre che fanno capovolgere le imbarcazioni dei migranti, guardiacoste che filmano la scena anziché soccorrere le persone finite in mare, che sparano alle imbarcazioni che inseguono facendo annegare i migranti ed altre crudeltà.

I centri di detenzione informali che prima erano gestiti dalle milizie, ora sono stati integrati nel sistema della direzione per il contrasto all’immigrazione illegale del governo libico, che ha promosso addirittura chi gestiva quei luoghi informali, ora diventati luoghi ufficiali di detenzione.  Tale scelta peggiora ulteriormente le cose e incarna la complicità europea nei crimini libici.

Con il voto a favore del rinnovo del finanziamento degli accordi di cooperazione con la Libia, di giovedì 15 luglio scorso, la Camera dei Deputati – con la nobile eccezione di 34 deputati tra M5S, LeU, +Europa e Pd – ha deliberatamente votato di finanziare con denaro pubblico il sostegno a chi in modo sistematico viola i diritti umani e la vita. Decidendo di chiudere gli occhi, si è persa l’occasione per cambiare passo sul tema delle migrazioni, per esempio attraverso la cooperazione tra gli Stati membri della UE, la sperimentazione di vie d’accesso legali e corridoi umanitari, l’istituzione di una missione di soccorso di carattere istituzionale. Esprimiamo delusione, rabbia e profondo sdegno per questo voto che volta le spalle alla società civile impegnata e di fatto rinnega tutte le Convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani.

Partito Democratico – Circolo di Nonantola

Una mano per Nonantola

Nonantola Progetto 2030

Dopo mesi di silenzio assoluto nei quali il Consiglio Comunale non è mai stato coinvolto, arriva nei giorni scorsi l’appello del capogruppo PD a “intraprendere un percorso congiunto che porti a un documento condiviso sulla permanenza della Caserma”, cui Nonantola Progetto 2030 ha risposto positivamente. Ma con nostra sorpresa stamattina sui giornali la Sindaca puntualizza che nell’interlocuzione con la Prefettura e i Carabinieri “ci può sedere una maggioranza democraticamente eletta” e che la minoranza “non può dialogare direttamente con Prefettura e Arma”.

Queste affermazioni rivelano una visione distorta e dal sapore autoritario del dialogo fra i soggetti (tutti rigorosamente eletti) che siedono in Consiglio Comunale e una scarsa conoscenza e rispetto dei ruoli istituzionali. Ci è ben chiaro che al tavolo con la Prefettura siede il Sindaco (stia tranquilla la nostra prima cittadina), ma ci è altrettanto chiaro che chi vi parteciperà ci andrà con un mandato e noi avevamo inteso che l'appello del capogruppo PD riguardasse appunto la definizione del mandato.

Per noi il problema della chiusura della caserma è serio e all'incontro tra i capigruppo, se sarà confermato, daremo il nostro contributo per risolvere il problema, anche se le dichiarazioni fatte ci lasciano alquanto disorientati. Chiediamo quindi che nei rapporti fra la maggioranza e la Sindaca si faccia chiarezza sulla natura del percorso congiunto che si intende intraprendere, perché se da un lato si fanno appelli all’unità, dall’altra si chiude al dialogo e, nel frattempo, la situazione – finora gestita sempre dall’Amministrazione – precipita.

In queste ore girano sui social appelli da parte della maggioranza che chiedono a tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio comunale di fare fronte comune per risolvere la questione della possibile chiusura della caserma dei Carabinieri e della sua trasformazione in un front-office in via Natale Bruni, ricavato da un immobile sequestrato alla criminalità organizzata.

Quello dell'incombente sfratto dei Carabinieri dall'attuale (oramai ex-) caserma di via Salvo D'Acquisto è un problema aperto da quasi un decennio. La "soluzione" individuata dall'attuale Amministrazione era quella di consentire al proprietario di ristrutturare e ampliare l'immobile a fronte di un adeguamento del canone di affitto. Come avevamo già detto nel 2018, l'accordo aveva troppi margini di incertezza e rischiava di avere come unico risultato quello di spostare in avanti il problema della collocazione definitiva della caserma. La finalizzazione di quel nebuloso accordo sarebbe dovuto avvenire con l'approvazione di una variante urbanistica nel febbraio 2020, ma a sorpresa, in Consiglio comunale il punto riguardante la caserma venne stralciato "per mancanza dei presupposti per l'approvazione". Lo sfratto esecutivo notificato oggi ai Carabinieri conferma, nei fatti, i nostri dubbi di allora.

Di fronte ad una situazione che è palesemente precipitata (la caserma in un camper a Nonantola non si era mai vista prima, neanche in occasione del terremoto) dalla maggioranza arriva un appello pubblico all'unità per "raggiungere insieme obiettivi importanti per la comunità". Noi sul tema del mantenimento della caserma sul territorio c'eravamo prima e ci siamo anche adesso, ma non ci si faccia la paternale sulla collaborazione o sull'importanza del tema. Ognuno si assuma le responsabilità delle scelte fatte e di cosa invece non sia stato fatto.

Rispetto alla presenza di una caserma dei Carabinieri, Nonantola Progetto 2030 ribadisce la necessità di mantenere un presidio locale, inserito organicamente nel quadro dell’Unione del Sorbara, per garantire a tutti i cittadini sicurezza e legalità. Pertanto proponiamo l’apertura di un tavolo permanente con la Prefettura, l’Amministrazione e il Consiglio Comunale che, affrontando in maniera efficace e duratura sia la questione della collocazione della caserma, sia la questione della ripartizione degli oneri fra i vari soggetti, si confronti nei termini di un rinnovato accordo sull’immobile di via Salvo D’Acquisto ovvero, in caso contrario, nell’individuazione di un’alternativa adatta ad ospitare a Nonantola una caserma e non un semplice front-office aperto solo in determinati orari.

Caserma o front-office?

La differenza ce la spiega meglio di quanto potremmo fare noi stessi il sito web nazionale dei Carabinieri:

Il ruolo delle Stazioni e dei suoi comandanti va ben oltre lo svolgimento delle attività primarie di polizia. Esso si sostanzia in un rapporto di conoscenza diretta e reciproca con il cittadino che richiama una vera e propria funzione di “rassicurazione sociale”. I Carabinieri della Stazione non “prestano servizio” in un Comune, gli “appartengono” e ne costituiscono un punto di riferimento sociale ed umano oltre che professionale. Ad essi ci si affida per ricevere un parere autorevole sulle questioni più disparate, per un consiglio o un aiuto.

Dopo lo screening generalizzato esteso a tutte le persone che frequentano la scuola primaria Fratelli Cervi di Nonantola e il tranquillizzante comunicato dell’Amministrazione comunale del 21 febbraio scorso riferito alla situazione della scuola, permane la preoccupazione per i dati che riguardano la città nel suo insieme e ci chiediamo se non sia il caso di intraprendere azioni di contenimento del coronavirus più efficaci del consueto richiamo al rispetto delle regole.

Perché purtroppo i numeri del contagio a Nonantola rimangono alti come abbiamo già segnalato all’Amministrazione comunale lo scorso 16 febbraio in occasione della Conferenza dei capigruppo (in media oltre 11 nuovi casi al giorno da tre settimane), un trend che non accenna a diminuire.

Preoccupati da questo trend, abbiamo confrontato i dati dei nuovi contagi di Nonantola con quelli medi della provincia di Modena, dell’Emilia-Romagna e dell’Italia, calcolando l’indice di incidenza settimanale di nuovi casi riferita a una popolazione di 100 mila abitanti. Il risultato è che mentre in Italia si verificano in media 161 nuovi casi e sia in Emilia-Romagna che in provincia di Modena i nuovi casi sono 266 (valore che giustifica il colore arancione recentemente acquisito dalla nostra regione) a Nonantola l’incidenza settimanale è andata aumentando nel mese di febbraio fino al valore attuale di 611 nuovi casi settimanali.

Incidenza settimanale di nuovi casi di Covid-19 riferita a una popolazione di 100 mila abitanti, calcolate su dati disponibili sulla stampa (fonte: La Pressa, salute.regione.emilia-romagna.it, Corriere, Repubblica, Messaggero, tg24 Sky)

Con queste nostre valutazioni non vogliamo sostituirci alle autorità sanitarie, ma a queste chiediamo se questi dati non richiedano una maggior attenzione da parte dell’AUSL sulla situazione nonantolana. Quali azioni si devono intraprendere per riportare questa curva a valori in linea con la media provinciale? Servono più tamponi (perché dunque non estenderli a tutta la cittadinanza?) o tracciamenti più efficaci? Servono misure eccezionali come quelle adottate dai 14 Comuni dell’AUSL di Imola (la cosiddetta zona arancione scuro) quando l’incidenza settimanale ha superato i 400 casi? Serve un osservatorio provinciale e pubblico sui dati del contagio?

Di certo il richiamo al rispetto delle regole non è sufficiente e ogni giorno che passa conta. Riteniamo importante che le istituzioni, nel loro insieme e con le loro specifiche competenze, si facciano punto di riferimento per i cittadini. Per questo motivo, lunedì scorso Nonantola Progetto 2030, insieme ad altre forze politiche rappresentate in consiglio comunale, ha chiesto all’Amministrazione la convocazione d’urgenza di una Conferenza dei capigruppo per decidere, con le autorità sanitarie, come affrontare questa preoccupante situazione.

Scarica il PDF

L'alluvione di Nonantola dello scorso 6 dicembre non è stata una disgrazia causata dalle piogge eccessive. Quel giorno infatti, l'idrometro di Navicello non ha mai raggiunto la quota di allarme rosso. L'argine del Valentino ha ceduto prima, improvvisamente, quando c'erano ancora diversi metri di franco rispetto alla quota arginale. Esattamente quanto è successo il 19 gennaio 2014 a S. Matteo sul Secchia, causando l'alluvione di Bomporto e Bastiglia. Esattamente quanto è successo sul Panaro quel pomeriggio dello stesso giorno di sei anni fa, qualche centinaio di metri più a monte della falla di oggi, in quel caso, per fortuna, senza gravi conseguenze per Nonantola. Argini fragili dunque, che cedono improvvisamente ben prima di essere sormontati dalle acque. Come un ponte che crolla senza preavviso, come un palazzo che di punto in bianco collassa.

Le cause della falla di S. Matteo sul Secchia sono state individuate da uno studio commissionato nel 2014 dalla Regione Emilia-Romagna: "si ritiene che la presenza di un articolato sistema di tane (di istrice, tasso e volpe, n.d.r.) sia stata determinante ai fini del collasso arginale", conclude lo studio. Non sappiamo se il cedimento di oggi abbia le stesse cause, attendiamo i risultati di una nuova commissione di indagine, ma di certo le analogie sono molte.

Lo scorso 14 dicembre, in risposta a un'interrogazione presentata in Consiglio Provinciale dal gruppo Civici e Progressisti per Modena, AIPO, l’agenzia interregionale che ha in carico la gestione degli argini e dei fiumi del bacino idrografico del Po, ha ammesso che: 1) dal 2014 in poi non sono stati eseguiti lavori di adeguamento strutturale dell'argine sul tratto oggetto della rotta attuale; 2) l'attività di prevenzione dei danni causati da mammiferi con abitudini fossorie (istrice e tasso, n.d.r.) "appare utopistica per diverse ragioni" perché: a) le specie istrice e tasso sono protette e non cacciabili; b) le tane si riformano poche ore dopo la chiusura; c) azioni di protezione delle arginature (per esempio reti anti-intrusione o ingrossatura delle sagome arginali) sono "ardue" e "costosissime" e "al momento non sostenibili". In altre parole AIPO, pur consapevole del problema della fragilità arginale e delle sue conseguenze (certamente l'alluvione del 2014 è una di queste, molto probabilmente anche l'alluvione del 2020), alza le mani di fronte a un problema legislativo e a un problema di risorse.

Noi cittadini di Nonantola siamo sconcertati di fronte al "candore" di tali ammissioni. Nonostante fosse noto sia il problema della fragilità che la sua causa, in sei anni nulla è stato fatto a motivo di carenze legislative o di insufficienza di risorse per la manutenzione. Risorse che adesso saranno spese, in misura certamente maggiore, per gestire l'emergenza (si stima che l'alluvione di Bastiglia e Bomporto causò oltre 500 milioni di danni e Nonantola non sarà da meno). E alla luce di tali ammissioni si può ancora parlare di disgrazia? O sarebbe meglio parlare di mancati interventi?

Perché questo è un punto fondamentale: lo Stato in caso di disgrazia, cioè di un evento imprevedibile, è tenuto a dare sostegno ai cittadini colpiti in termini di aiuti, di parziali ristori, di offrire una mano per ripartire, come è successo per il terremoto del 2012, per la tromba d’aria nel 2014 o per la grandinata nel 2019. Ma se fosse accertata la mancata manutenzione o i mancati interventi con prevedibili conseguenze catastrofiche come il cedimento dell’argine, sarebbe ancora legittimo parlare di aiuti?

Noi di Nonantola Progetto 2030 crediamo di no. Crediamo che invece si debba parlare di risarcimento dei danni da parte di chi aveva il compito di tenere in efficienza e sicurezza una infrastruttura strategica come una diga (di fatto i nostri argini sono dighe: quando il vecchio ponte di Navicello viene chiuso a causa di una piena è perché il livello idrometrico del Panaro si trova all'altezza del terzo piano della Torre dei Modenesi). E un risarcimento danni deve essere al 100%, sia per quanto riguarda i danni all'edilizia, sia per quanto riguarda i danni ai beni mobili, agli elettrodomestici, ai macchinari, alle automobili, alle attività produttive e commerciali. Ben venga quindi la dichiarazione di stato d’emergenza nazionale riconosciuta dal Governo, ma altrettanto devono essere individuate le responsabilità e, quindi, garantiti i diritti di tutti i cittadini danneggiati. Non vogliamo aiuti, ma risarcimenti al 100%.

È quanto chiede lo stesso Comitato Cittadini Alluvionati di Nonantola che molto opportunamente si è costituito subito dopo l'evento catastrofico non per competere, ma per rivendicare dal basso l'azione risarcitoria nei confronti delle istituzioni coinvolte.

Infine, insieme ad altre forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale, abbiamo chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario sulle cause dell'alluvione e sui risarcimenti, alla presenza di AIPO, Regione Emilia-Romagna e Protezione Civile. Sarà anche l’occasione per discutere dell’anticipo sui risarcimenti, della quantificazione dei danni al patrimonio pubblico, del funzionamento del sistema di allerta, del deflusso delle acque sul nostro territorio e della struttura tecnica comunale che si troverà a gestire la grandissima mole delle richieste di risarcimento.

1

Esprimiamo grande soddisfazione per l'annuncio che il 7 gennaio vedrà la riapertura delle scuole sia nel nostro Comune, segnato pesantemente dalla recente alluvione, sia per i nostri studenti delle scuole superiori (in percentuale 50% - 75% in presenza), che necessitano del trasporto pubblico verso Modena o altri comuni vicini. Una ripartenza a Nonantola dovuta all'impegno profuso, in questi giorni difficili, sia da chi ne ha la responsabilità (istituzioni, Amministrazione e protezione civile), sia dai tanti volontari che si sono messi a disposizione per garantire questo risultato non scontato a pochi giorni dall'alluvione.

Non vogliamo però tacere che in questa situazione di tensione positiva si siano manifestate anche diverse tensioni negative tra le diverse componenti della scuola (docenti e genitori) e con l'Amministrazione comunale. Si è nuovamente evidenziato quel malessere che ogni tanto riaffiora e si manifesta, su questioni specifiche, con modalità a volte dure e conflittuali che denotano, quantomeno, difficoltà di comunicazione e di ascolto reciproco.

Nel caso specifico, lo scontro, manifestatosi con articoli sui giornali, lettere pubbliche, ordini del giorno votati in consiglio comunale, dimissioni in Consiglio di Istituto e il coinvolgimento dei livelli scolastici provinciali e regionali, si è prodotto sull'attivazione della didattica a distanza nei giorni successivi all'alluvione.

Entrando nel merito noi di Nonantola Progetto 2030 pensiamo che:

  1. Si debba sempre fare ogni sforzo per garantire la didattica in presenza. Nulla può sostituire l'efficacia, sia relazionale, che dei processi di apprendimento, del rapporto diretto, in presenza, tra gli studenti stessi e tra gli studenti e i docenti.
  2. Nei momenti di eccezionalità come quelli che stiamo vivendo tutti dovrebbero essere pronti ad attivare forme flessibili di attività, alternando momenti in presenza all'interno di specifici progetti pensati, progettati e gestiti dai docenti, eventualmente anche in spazi diversi da quelli scolastici, a momenti di didattica a distanza.
  3. La scuola deve essere messa in condizione di attivare, in brevissimo tempo, la didattica a distanza, che va vista come extrema ratio, tutelando il diritto allo studio di tutti gli studenti, sia quelli con svantaggio economico o digitale, sia quelli con svantaggio culturale e prevedendo interventi specifici per alunni con disabilità.

Questo era il senso che noi abbiamo inteso dare, approvandolo, all'ordine del giorno sull'uso della didattica a distanza nei giorni post alluvione discusso in Consiglio Comunale. Queste opzioni non ci paiono in conflitto, ma vanno utilizzate secondo le esigenze. Sono opzioni a disposizione della scuola che le può attivare secondo le necessità.

Vogliamo essere chiari, non temiamo le prese di posizione ferme quando supportano visioni o sostengono punti di vista diversi. Temiamo invece l'incapacità di far discendere dal conflitto una ricomposizione che induca cambiamenti positivi. Temiamo che l'agire di tutti contro tutti, come semplice contrapposizione, si traduca in incomunicabilità e disorganizzazione.

Pensiamo si debba avere grande cura della scuola, perciò sollecitiamo tutti i soggetti coinvolti a ritrovare capacità di ascolto e volontà costruttiva reciproca. Invitiamo l'Amministrazione comunale a produrre un'iniziativa volta a superare i problemi e a rilanciare la centralità della scuola, consapevoli che incomunicabilità e spirito di autosufficienza non servono a nessuno.

Nonantola Progetto 2030, come forza di opposizione, ha avanzato da tempo tre proposte che possono aiutare a sviluppare confronto e ascolto reciproco.

  1. Un Consiglio comunale aperto annuale sulla scuola nel nostro Comune.
  2. La costituzione di una consulta della scuola.
  3. L'organizzazione del "settembre pedagogico", annuale o biennale, per sviluppare il rapporto scuola-città e creare sinergie fra scuole e territorio. Un momento di riflessione per tenere alta la tensione positiva della comunità sul terreno della formazione con laboratori, convegni, dibattiti ed eventi per insegnanti, genitori e tutta la cittadinanza.

Nessuna di queste proposte è mai stata presa in considerazione. Se si hanno altre idee è tempo che vengano esplicitate e concretizzate. Bisogna avere grande cura della scuola, perché il nostro futuro passa di lì.

Non meno importante è la questione del trasporto degli studenti per Modena e le difficoltà che da sempre ci sono e ora sono amplificate dalla pandemia. Auspichiamo che anche per i nostri studenti sia stato predisposto un servizio di trasporto adeguato alla situazione che stiamo vivendo. Sarebbe inaccettabile se ciò non avvenisse. Sollecitiamo quindi la nostra Amministrazione comunale a verificare, presso le autorità competenti (Prefettura, Provincia), prima del 7 gennaio 2021, che gli studenti di Nonantola possano accedere agli istituti scolastici di Modena nel rigoroso rispetto delle regole, sia sui pullman che prima, evitando gli assembramenti nelle fasi di attesa dei mezzi di trasporto, non escludendo la possibilità di gestione e controllo da parte delle forze dell'ordine o della polizia locale nei momenti di maggior afflusso.