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Programma 2019-24

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Premessa

Il 2030 non è una data qualunque: è quella che l’Assemblea Generale dell’ONU, nella seduta del 25 settembre 2015, si è data con la risoluzione di trasformare il mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Vogliamo dare inizio alla nostra proposta di programma elettorale richiamandoci all’universalità della risoluzione ONU, non per supponenza o megalomania, ma perché siamo convinti che sia l’agire locale a determinare il raggiungimento di tali obiettivi, di concerto con tutti i livelli di governo e di gestione territoriali (internazionali/nazionali/regionali/distrettuali). Come è scritto nella risoluzione, “… possiamo essere la prima generazione che riesca a porre fine alla povertà; così come potremmo essere l’ultima ad avere la possibilità di salvare il pianeta”.

Nei mesi precedenti a questa scadenza elettorale, dopo un’attenta – e preoccupata – analisi della situazione politica che si è determinata a livello nazionale con il voto del 4 marzo 2018 e dopo avere dato la parola ai cittadini di Nonantola con la diffusione di un questionario, ci siamo impegnati per dare vita ad uno schieramento plurale che comprendesse e andasse oltre i partiti, con una forte impostazione programmatica e di contenuti, che fosse in grado di assumersi una responsabilità di lungo respiro.

Il nostro tentativo non ha dato i frutti sperati, mettendo in evidenza un’insufficiente attenzione alle esigenze di cambiamento da parte degli altri partiti del centro sinistra. Abbiamo perciò deciso di stare nel campo della sinistra autonomamente, dando vita ad una formazione civica che sapesse coniugare i nostri valori fondativi (antifascismo, accoglienza, coesione sociale, tutela dei beni comuni) con i grandi temi della sostenibilità ambientale, della resilienza e della lotta alla povertà.

Nell’ultimo decennio Nonantola ha superato i 15.000 abitanti e, secondo le stime demografiche, potrebbe crescere ulteriormente, soprattutto se venissero realizzate quelle previsioni edilizie del Piano Regolatore vigente (varato nel 1997) che consistono oggi in 71.000 mq di nuova superficie utile a destinazione residenziale e in 213.000 mq di nuova superficie utile per attività produttive. Il terremoto del 2012, l’alluvione del 2014 nei vicini comuni di Bastiglia e Bomporto, la tromba d’aria del 2014 hanno messo in luce una fragilità del nostro territorio che, associata al permanere delle forti criticità ambientali sulla qualità dell’aria e dell’acqua, ci dicono drammaticamente che non possiamo continuare a consumare suolo e risorse, perché abbiamo superato il limite della riproducibilità. Inoltre, il consumo di suolo e di risorse si è tradotto in ricchezza per pochi, senza una efficace redistribuzione verso le fasce più povere della popolazione, con il risultato che sono aumentate, anche a Nonantola, le diseguaglianze sociali, come dimostra il numero crescente di famiglie e di singoli cittadini che si rivolgono alla Caritas o sono in lista di attesa per un alloggio.

È in questo scenario che la destra gioca le sue carte trasformando la povertà e il disagio sociale in paure ed insicurezza, come se il diverso – anche nella Nonantola così ricca di storia dell’accoglienza e dell’integrazione – fosse il responsabile della caduta economica e sociale. D’altra parte, risulta insufficiente la risposta data in questi anni da un settore pubblico che per fronteggiare la crisi ha spesso fatto leva sul ricco tessuto di volontariato e associazionismo, ma che non è riuscito poi ad intervenire in modo sistemico sul rafforzamento della rete di protezione sociale pubblica e, soprattutto, non è riuscito a costruire una regia delle politiche attive di inserimento e di integrazione sul territorio.

Purtroppo, non è solo un problema di inadeguatezza locale, perché le dimensioni della crisi e dei soggetti interessati vanno ben al di là dei confini comunali e diventa sempre più difficile per una singola Amministrazione governare le dinamiche socio-economiche del proprio territorio. Sull’indebolimento del Comune hanno sicuramente inciso:

  1. la “scomparsa” dell’Ente Provincia, così come l’avevamo conosciuto fino al 2013/2014, che non è stata compensata dalla costruzione dell’Unione del Sorbara, in quanto soggetti istituzionali assolutamente diversi, sia per poteri, che per dimensioni;
  2. l’impoverimento degli apparati tecnici comunali che, a seguito del blocco delle assunzioni e degli aumenti contrattuali, hanno provocato nei Comuni di piccole e medie dimensioni come Nonantola una forte riduzione delle conoscenze e delle competenze, con pesanti riflessi sulle capacità di elaborazione progettuale del Comune e sul presidio dei servizi pubblici.

Basti pensare al travagliato percorso intrapreso dal nostro Comune per cambiare il vecchio Piano Regolatore Generale con un nuovo e più adeguato strumento urbanistico: iniziato nella legislatura 2009/2014 con il Piano conoscitivo, l’elaborazione del nuovo Piano Strategico Comunale, dopo l’interruzione dovuta al terremoto e alla ricostruzione, è stata dapprima bloccata dal lungo iter della nuova – e brutta – legge urbanistica Regionale e, successivamente, dalla debolezza di una struttura tecnica comunale, già sottodimensionata anche per il normale funzionamento. Se ad una situazione oggettivamente complessa, si aggiunge una debole armatura tecnico-politica di chi governa, diventa difficile – se non impossibile – uscire da una piatta gestione della quotidianità, con il risultato di rinviare continuamente le scelte di maggiore respiro e di indebolire la pianificazione strategica di medio e lungo termine.

Ci troviamo così ad iniziare una legislatura con lo stesso grande tema della precedente: il nuovo Piano Urbanistico Generale. Ma poiché pensiamo che la sinistra debba essere in grado di farsi carico di questi problemi e trasformarli in progetto politico prima, e programma di governo poi, ci proponiamo di accettare la sfida insieme a tutti coloro che vogliano mettersi in gioco, prima e dopo il voto. Lo facciamo avanzando una proposta programmatica che, ispirandosi all’Agenda 2030 dell’ONU, parli al paese Nonantola e alla sua comunità non solo per i prossimi 5 anni, ma per il prossimo decennio, fortemente convinti che il cambiamento verso la sostenibilità e l’equità sociale esiga nuovi paradigmi di riferimento nell’azione culturale, sociale e amministrativa: “… occorre creare un filo rosso tra tante esperienze territoriali e i grandi temi come la scuola, il lavoro, la sanità e i servizi pubblici, l'ambiente, tutte animate e mosse dalla consapevolezza che i diritti fondamentali vengono prima del mercato; che il saccheggio, la vendita dei beni pubblici, dei beni comuni, dei beni collettivi rappresenta il tradimento della nostra Costituzione; che vendere, privatizzare i beni pubblici, i beni comuni, i beni sociali significa decretare la fine della democrazia sociale” (Ugo Mattei, presidente del Comitato Popolare di Difesa dei Beni Comuni, Sociali e Sovrani Stefano Rodotà).

Vogliamo progettare la Nonantola del 2030 sulla base dei quattro obiettivi sotto indicati, delineando per ciascuno azioni efficaci e coerenti:

TUTELA DEI BENI COMUNI e RIGENERAZIONE URBANA

Premessa

Mutuando la definizione data dal Comitato Rodotà, per Beni Comuni si intendono: “... le cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona. Sono beni comuni, tra gli altri: i fiumi, i torrenti e le loro sorgenti; i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive; … la fauna selvatica e la flora tutelata; i beni archeologici, culturali, ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate”. Sulla base di questa definizione possiamo indicare come Beni Comuni: aria, ambiente, salute, cultura, territorio, trasporto pubblico e scuola in quanto beni fondamentali necessari al benessere fisico e relazionale di ogni persona e, quindi, non alienabili a favore di pochi, come invece è successo in questi anni dominati da una cultura liberista ed economicista che ha favorito pesanti processi di privatizzazione, sottraendo proprietà e ricchezze (soprattutto ambientali) di tutti, senza che il pubblico intervenisse efficacemente a limitarli, né a tentare politiche redistributive.

Anche a Nonantola in questi decenni abbiamo assistito ad una crescita urbanistica e demografica che progressivamente, per ragioni economiche e di profitto, ha rotto un consolidato equilibrio fra territorio, risorse e comunità e ha divorato terreno agricolo con un’eccessiva edificazione e proliferazione dell’urbanizzato. Oggi quell’equilibrio, anche alla luce dei rischi che tutti corriamo a causa dei cambiamenti climatici, va ristabilito legando le politiche ambientali alle politiche di riqualificazione urbanistica e garantendo la natura pubblica dei “beni comuni” e dei servizi come condizione di uguaglianza di accesso e di fruizione.

La pianificazione urbanistica – locale e sovracomunale – deve andare in questa direzione, superando i difetti di una Legge Regionale che solo a parole limita il consumo di suolo, ma che in realtà riduce la potestà pianificatoria e regolamentatrice del Comune, dando maggior potere al privato assumendo sistematicamente l’accordo operativo pubblico/privato come unica modalità di confronto, con il rischio che pezzi di territorio diventino appetibili agli interessi di pochi, senza che il pubblico abbia gli strumenti per poterli contrastare in ottica redistributiva. Inoltre, a fronte della diffusione tentacolare dell’edificato urbano che travalica i confini comunali, sarà necessario integrarsi con la pianificazione distrettuale ed anche con i piani di mobilità sostenibile di tutto il territorio circostante, così da evitare il riempimento di ulteriore spazio. Una strategia a consumo zero di suolo abbinata alla rigenerazione urbana e a una mobilità dove l’auto non sia più privilegiata devono essere gli assi strategici per rispondere agli effetti distorsivi di uno sviluppo che ha alterato – in peggio – non solo la qualità di vita di una comunità, ma anche il clima e i principali fattori di vita.

Considerando esaurito il trend di espansione urbana, sia da un punto di vista residenziale che produttivo (case e capannoni artigianali sfitti denunciano un’assenza oramai strutturale e non contingente di domanda), il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) dovrà fare i conti con un patrimonio abitativo per il 62% (Dati PAES 2011) costruito prima del 1981, con consumi energetici eccessivi, per lo più derivanti da fonti fossili e altrettante rilevanti emissioni climalteranti; parimenti, dovrà fare i conti con il disagio sociale determinato da un patrimonio edilizio e infrastrutturale datato con troppe barriere architettoniche e troppi servizi inadeguati alle persone più fragili.

RIGENERAZIONE URBANA E RIQUALIFICAZIONE DELL’ESISTENTE

Come prologo alla elaborazione del PUG, bisognerà attuare un’attenta revisione delle previsioni espansive del Piano Regolatore vigente, proponendo ai privati aventi titolo edificatorio il trasferimento dello stesso in ambiti di recupero urbano, la riduzione delle previsioni edilizie oppure la loro cancellazione; contestualmente dovranno essere riconsiderate le previsioni demografiche, con annesse capacità dei servizi, anche in virtù del rallentamento del fenomeno migratorio.

Il sistema città Nonantola deve essere collocato in rapporto al territorio comunale e sovracomunale, per cui andrà relazionato con la pianificazione distrettuale e della città di Modena. In particolare, va assunto il modello di “città compatta” così da contenere il processo della dispersione urbana (sprawl) e l’utilizzo di nuovo suolo, mentre il sistema delle infrastrutture e delle reti urbane deve tenere conto delle criticità idrogeologiche, sismiche, idrauliche. Il tutto dovrà poi essere poi ricondotto alle tipicità del territorio e al paesaggio come storicamente si è affermato nella percezione e nella visione identitaria di una comunità. Serva da esempio il reticolo idraulico superficiale, tipico della Pianura Padana che, oltre alla funzione idraulica, svolge una funzione ambientale importante – quella dei corridoi ecologici – che va valorizzata come importante elemento della rete ecologica; rete che parte dal Fiume Panaro per arrivare al Torrazzuolo, delineando un sistema complesso, oggi interrotto da una disordinata industrializzazione e da una coltivazione agricola troppo monoculturale.

Purtroppo, il valore ecologico di questa rete collide spesso con esigenze e funzioni idrauliche delle attività produttive che insistono sul territorio, alle quali viene data troppo spesso priorità dai governi locali. Se, invece, si riconduce il fiume a Bene Comune, vanno reimpostate le politiche territoriali secondo una visione di sviluppo sostenibile per tutti i soggetti del sistema, coinvolgendo – attraverso strumenti quali il Contratto di Fiume e la stessa pianificazione sovraordinata – Enti territoriali e Comunità in azioni coordinate di salvaguardia di tutte le componenti.

RIGENERAZIONE URBANA

Il recupero e la rigenerazione del patrimonio pubblico e privato (che dovrà essere coinvolto – ope legis – mediante incentivi e politiche di promozione) si deve tradurre in piani di intervento, elaborati anche attraverso percorsi partecipati, che coniughino riqualificazione edilizia, riconversione energetica e benessere sociale.

Fra le aree che necessiteranno di interventi di riqualificazione e rigenerazione citiamo:

  • L’area compresa fra via Walter Tabacchi, via 25 Aprile, Parco della Resistenza, ex-stazione delle corriere, via Fossa Signora, area delle scuole elementari, che può essere recuperata come:
    1. Zona di cerniera fra il centro storico e la zona commerciale dell’ex-cantina sociale;
    2. Dotazione di servizi alla persona, soprattutto anziani, con il recupero di strutture a funzione collettiva;
    3. Potenziamento e allargamento degli spazi e dei servizi scolastici e culturali.
  • L’area a ridosso della nuova COOP, dove sorgeva la vecchia fabbrica del pomodoro e oggi in completo degrado, con un progetto ad hoc coerente con il piano di recupero attuato nella zona ex-cantina sociale, ma con destinazione d’uso diversa da quella commerciale.
  • L’area dell’ex-consorzio tra via Provinciale Est e via Prati che oltre a recupero residenziale potrebbe garantire dotazioni di servizio commerciale ai residenti.
  • La Casa dei 3 Comuni di via Provinciale Est, già oggetto di un’interessante e avanzata tesi di laurea sul suo recupero con tecniche edilizie innovative, ma soprattutto con destinazione in cohousing sociale.
  • Complessi edilizi oggi in degrado presenti nelle frazioni, sempre attraverso promozione di cohousing sociale.
  • Interventi mirati devono essere rivolti all’insieme dei cosiddetti “beni culturali minori”, a suo tempo identificati e assoggettati a specifica tutela, malauguratamente scaduta e che deve assolutamente essere ripresa, confermata e approvata definitivamente; in questi casi, la riqualificazione e il recupero dovranno essere compatibili con la valorizzazione storico-paesaggistica degli edifici.

CENTRO STORICO

Un’attenzione particolare deve essere riservata al centro storico, dove la rigenerazione edilizia deve tradursi in un’operazione di ricucitura urbanistica con il resto del territorio, facendolo diventare museo diffuso della memoria urbana, valorizzando le tracce del passato e dell’arte, negli edifici e nelle strade, come una sorta di viaggio nella storia della nostra comunità.

Il viaggio parte da piazza della Liberazione, che deve essere restituita alla vita comunitaria, superando le barriere architettoniche dell’attuale pavimentazione e promuovendo i privati ad intervenire sulle molte situazioni di degrado in cui versano gli edifici (palazzo Sertorio, ex sede del PCI, palazzo ex-curia); un patrimonio edilizio che va recuperato a funzioni residenziali, intervenendo sulla qualità edilizia, energetica e abitativa in maniera mirata a ridurre consumi, emissioni e barriere architettoniche. Si prosegue con la riapertura del palazzo comunale e del Polo Culturale che, oltre ad ospitare la biblioteca e i servizi delle Officine Culturali, dovranno integrarsi con l’archivio comunale, il museo cittadino della Torre dei Bolognesi, il giardino abbaziale (previo accordo con la Curia), il museo benedettino e il giardino della Perla Verde. Dall’altro lato della piazza, la Torre dei Modenesi, già individuata come “luogo della creatività e dell’arte” potrà diventare un crogiuolo di innovazione e di produzione artistica in un contenitore medioevale. Infine, va ripreso il progetto delle “vecchie mura” con recupero degli edifici danneggiati dal terremoto e ripristino dell’architettura originaria delle Torri, sia nella parte antistante a piazza Gramsci, sia sulla Via Piave.

Perché il centro storico sia luogo vivo e partecipato della comunità, bisogna progettare ricuciture urbanistiche tra il centro storico stesso e le zone adiacenti: parco della Pace, polo socio-sanitario, Partecipanza Agraria, area ex-COOP, chiesa di Santa Filomena, abbazia e il resto del territorio comunale. Ovviamente, il viaggio deve essere facilitato da un ridisegno integrale della viabilità, con percorsi ciclo-pedonali, circolazione a senso unico, zone a 30 km/h, rifacimento e allargamento dei marciapiedi, revisione delle zone di sosta, recupero delle piazze (Aldo Moro e Gramsci) ad altre funzioni sociali ed aggregative e che interesseranno tutto l’anello compreso fra Via via Vittorio Veneto e viale delle Rimembranze.

MOBILITÀ E VIABILITÀ

Alla rigenerazione urbana, il PUG dovrà accompagnare progetti e interventi di riconnessione e ricucitura del territorio comunale attraverso un Piano integrato della mobilità che, a tangenziale compiuta, promuova il trasporto pubblico e il trasporto alternativo al mezzo privato, rimuova le barriere architettoniche, ridisegni gli spazi per renderli attrattivi alla mobilità dolce, per fermarsi, sedersi, parlare, ascoltare, giocare, ossia per una diversa qualità di vita e per una socialità inclusiva.

In particolare, si dovrà definire:

  1. Un nuovo piano della mobilità e di un sistema di viabilità su tutto il territorio comunale, che oltre all’automobile, privilegi la mobilità pubblica e la mobilità dolce (ciclo-pedonale) con corsie preferenziali e in sicurezza, marciapiedi senza barriere architettoniche, zone a 30 km/h. Tale piano dovrà comprendere:
    • Percorsi protetti casa/scuola, nelle direttive già seguite dal servizio Piedibus che va valorizzato anche chiudendo al traffico automobilistico le zone antistanti gli edifici scolastici (zona Vox, via Ruggero Grieco).
    • Sviluppo mobilità ciclabile verso la zona artigianale, coinvolgendo le aziende, i lavoratori e le organizzazioni sindacali in politiche contrattuali che la promuovano.

    Per quanto riguarda il NODO NAVICELLO va risolto costruendo insieme ai comuni limitrofi un progetto sovracomunale di viabilità anche alternativa all’automobile (ciclabili, corsie preferenziali per trasporto pubblico).

  2. Un sistema di collegamento fra capoluogo e frazioni: vanno collegati capoluogo e frazioni con percorsi in sicurezza, prioritariamente a partire dalla frazione Casette riordinando il tratto di strada che va dal sottopassaggio alla rotonda “Borsari”.
  3. Un sistema di collegamento delle aree verdi, sportive e ricreative con alberature e siepi autoctone, così da costruire un continuum naturalistico su tutto il territorio. Le aree a ridosso del centro abitato devono mantenere un’apertura verso la campagna, proprio attraverso questi collegamenti verdi.
  4. Collegamento con Modena e il Distretto: anche in questo ambito vanno perseguiti piani integrati che abbiano nel trasporto pubblico e nella mobilità alternativa al mezzo privato gli obiettivi strategici da realizzare, spostando risorse ancora oggi troppo destinate a bretelle e autostrade. In particolare, vanno aumentate le frequenze degli autobus, con corsie privilegiate e trasporti integrati (autobus + bici) verso e da Modena e va studiata e attivata una mobilità interdistrettuale, soprattutto con il comune di Castelfranco Emilia. Anche per la mobilità ciclabile dovranno essere destinate risorse al fine di costruire una rete di collegamento fra i comuni del Distretto e Modena, anche in considerazione della collocazione di Nonantola sulla Ciclabile del Sole, progetto a valenza europea.

Relativamente alla nuova stazione delle corriere, il secondo stralcio dovrà sicuramente comprendere la dotazione di servizi per i passeggeri e posti bicicletta protetti e coperti che ne incentivino ulteriormente l’uso per il percorso casa-stazione.

TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ E AREE VERDI

Vanno individuate e rafforzate ulteriori reti di connessione ecologica (o corridoi ecologici), anche in un’ottica sovracomunale, affinché si tutelino, proprio nella loro funzione di Bene Comune, flora e fauna selvatiche e autoctone, che caratterizzano la biodiversità delle zone di Pianura. L’intervento complessivo sulla viabilità dovrà contemplare la previsione di corridoi ecologici protetti che consentano il passaggio di animali e la diffusione di piante provenienti da aree protette di tutto il territorio circostante.

Massima attenzione per l’oasi del Torrazzuolo (già sito comunitario della Rete 2000) e a tutta l’area della Partecipanza Agraria, non solo in riferimento al loro valore storico, sociale ed economico, ma soprattutto a quello paesaggistico ed ambientale. Poiché la pianificazione urbanistica locale può essere superata da norme sovracomunali, si propone, sulla base del principio costituzionale di tutela del paesaggio, di concordare con l’Ente Partecipanza atti di indirizzo che preservino l’intangibilità di quelle aree, come bene ambientale e storico di una comunità da trasmettere alle generazioni future senza compromissioni.

Anche il Parco della Pace merita un’attenzione particolare, perché coniuga una valenza naturalistica a una valenza sociale quale luogo di incontro e di aggregazione per l’intera comunità. A questo scopo, possono essere ripresi progetti e idee avanzati nel “Concorso di idee” indetto nella passata legislatura per la sua riqualificazione.

Come interventi urgenti, invece, si avanzano le seguenti proposte:

  • Sistemazione dei percorsi pedonali in maniera che siano accessibili a tutti e in tutte le stagioni
  • Allocazione in altro spazio adiacente al Parco di una struttura di ristorazione e bar che funzioni tutto l’anno.
  • Rifunzionalizzazione del Tetraedro (baracchina) per attività pubbliche, anche connesse alla scuola.
  • Creazione connessioni anche con percorsi ciclo pedonali fra i diversi Parchi presenti sul territorio.

LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Già nel 2010 Nonantola ha aderito al patto dei Sindaci promosso dall’UE per fermare il degrado ambientale e nel 2014 aveva approvato, insieme ai 3 Comuni dell’Unione del Sorbara, il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile, finalizzato al raggiungimento degli obiettivi comunitari del 20-20-20, ossia riduzione del 20% dell’utilizzo di fonti energetiche fossili, riduzione del 20% delle emissioni clima alteranti, aumento del 20% dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Obiettivi che oggi risultano essere insufficienti, di fronte ai cambiamenti climatici che stanno mettendo a rischio la vita umana.

La pianura padana, data la sua conformazione, è fra le zone geografiche più a rischio, soprattutto per la quantità di emissioni climalteranti dovute all’utilizzo di fonti energetiche fossili (trasporti, impianti industriali, impianti domestici di riscaldamento, impianti di incenerimento) e, ovviamente, anche Nonantola ne subisce gli effetti. Diventa allora prioritario, per la prossima legislatura, porre il tema della decarbonizzazione (transizione da una società che utilizza combustibili fossili ad una società che utilizza energie rinnovabili) come obiettivo strategico per tutti i comuni del distretto del Sorbara, lavorando sui fattori principali responsabili delle alterazioni climatiche, attraverso:

  • L’incremento della mobilità ciclo-pedonale e il potenziamento del trasporto pubblico e dei un parco macchine ad emissioni zero; anche i mezzi in dotazione ai servizi comunali non dovranno utilizzare combustibili fossili.
  • L’incentivazione (con risorse regionali), sulla falsariga di quanto già previsto per chi sostituiva il motore a benzina con impianti a gas, all’acquisto di auto non inquinanti (elettriche). Il territorio è già provvisto di centraline di ricarica, ma per il momento le auto elettriche in circolazione sono poche.
  • La riqualificazione energetica degli edifici pubblici (compreso il patrimonio abitativo Acer) per ridurre i consumi e abbattere le emissioni.
  • L’allacciamento del trigeneratore installato nel quartiere San Francesco al complesso della COOP e delle scuole elementari Fratelli Cervi.
  • La ripresa di politiche di promozione di impianti solari e fotovoltaici sui tetti di aziende e dei privati, incentivando forme di cooperazione energetica.
  • L’aumento delle piantumazioni su tutto il territorio comunale, con creazione di zone d’ombra diffuse per attutire le ondate di calore. In tema di alberature, va proseguita lungo la via provinciale ovest, in direzione Modena, riempendo le aiuole oggi visibilmente vuote.
  • La manutenzione costante del patrimonio verda, sia in termini d sicurezza, sia in termini di miglioramento colturale. In particolare la cura dei parchi deve essere svolta in collaborazione con Nonaginta, il volontariato e i residenti attraverso forme sinergiche di intervento, magari diversificando le tipologie arboree – sempre autoctone e tipiche del territorio – così da creare segni distintivi per ogni parco.

SERVIZI PUBBLICI A RETE

Per perseguire il benessere collettivo vanno messe in campo, oltre alle politiche ambientali di tutela e conservazione, anche politiche di gestione dei servizi pubblici non legate al profitto economico, ma, attuando politiche tariffarie congrue, alla difesa dei consumatori, in particolare di quelli più deboli. Riteniamo pertanto che anche nella prossima legislatura sia da perseguire la scelta di mantenere la gestione pubblica dei principali servizi a rete (acqua, gas, rifiuti), confermando la presenza sul territorio di sportelli vicini ai cittadini. Ciò ovviamente non esclude la ricerca, se opportuna, di alleanze o sinergie con altre società pubbliche similari presenti sul territorio per massimizzare l’efficacia del servizio.

ACQUA

Il servizio idrico è gestito da Sorgeaqua, società in-house costituita da 5 Comuni, fra cui Nonantola, dove permangono le difficoltà legate ad una rete idrica obsoleta e la mancanza di risorse da investire. A seguito del terremoto, la società ha potuto intervenire, con risorse regionali, nella sostituzione di pezzi di rete e continuare nell’azione di manutenzione, quasi quotidianamente richiesta per le rotture dovute proprio alla vetustà della rete (risale agli anni ‘50). Oltre alla gestione del processo di erogazione idrica e di controllo della qualità dell’acqua, Sorgea deve sovraintendere al buon funzionamento del servizio fognario e di depurazione delle acque. Il patrimonio impiantistico del territorio meriterebbe interventi di adeguamento (soprattutto nelle frazioni e in particolare a Rubbiara) ovvero di dismissioni e rifacimento (depuratore Gazzate), ma gli investimenti pubblici, a fronte di politiche che impongono il pareggio di bilancio, sono assolutamente insufficienti.

Il tema degli investimenti nel settore idrico va presidiato con grande attenzione perché, nonostante il pronunciamento referendario del 2011, gli interessi industriali sono molto forti e premono la privatizzazione del servizio. La scelta societaria di Sorgea di mettere atto sinergie con altre società pubbliche per la gestione dei servizi a rete più redditizi (come il gas) consente un certo margine economico, ma il problema di degli investimenti sulla rete idrica per il suo ammodernamento presuppone ben altre risorse e, soprattutto, ben altre scelte politiche. Noi riaffermiamo la validità della scelta di rimanere una società pubblica, magari in forma consortile, ma tale società deve essere messa in condizione di operare, così come prevede la stessa legislazione europea.

Infine, la scelta positiva di installare sul territorio comunale alcune “case dell’acqua” (ne è prevista una seconda) va rafforzata e valorizzata, perché molto utile alla diminuzione della plastica.

GAS

La liberalizzazione del servizio gas interverrà, da luglio 2020, sulla gestione oggi affidata a Sorgea e AS Reti Gas, mentre la gara “europea” per la gestione delle reti dovrebbe essere indetta a fine 2019 con il Comune di Modena come capofila, come previsto dalla normativa comunitaria. È probabile, vista la consistenza dei partecipanti sia nazionali, che europei, che la gestione delle reti passi ad altro soggetto, mentre Sinergas, che si occupa di “vendere” il gas, a sua volta, con la liberalizzazione dovrà competere con altri soggetti. Uno scenario che andrà presidiato perché sia garantita la tutela delle fasce più deboli e perché non ci siano ricadute, soprattutto in termini di aumento delle tariffe, sulla popolazione.

RIFIUTI

La gestione rifiuti nell’ambito delle politiche ambientali deve continuare ad essere strategica sia in termini di buone prassi ecosostenibili, sia in termini di impegno individuale e collettivo. Riduzione della produzione dei rifiuti, riuso e riciclo sono fondamentali per ridurne lo smaltimento e l’impatto ambientale, come possono essere motori di una riconversione ecologica della produzione economica.

La scelta perseguita da Nonantola di affidare la gestione del servizio Rifiuti ad una società – GEOVEST – interamente pubblica fino al 2015, data in cui è entrato un socio privato al 20%, ma il controllo del rimanente 80% è rimasto pubblico, ha consentito all’Amministrazione di portare avanti politiche lungimiranti che ci hanno collocato, a lungo, fra i comuni con la più alta percentuale di raccolta differenziata. Oggi non basta più differenziare, vanno invece ridotti i rifiuti da smaltire, così da ridurre discariche e inceneritori, e vanno recuperate risorse da destinare al rinnovo dei processi produttivi, attraverso la cosiddetta economia circolare, regolata dalla Regione Emilia Romagna con apposita legge. Un grosso aiuto a mettere in campo progetti, idee e promozioni potrà venire dall’Osservatorio Rifiuti Zero, appositamente costituito anche presso il nostro Comune e che dovrà operare in sinergia con l’Osservatorio Ambientale, altro organismo di partecipazione di cui Nonantola si è dotata.

Nel 2020, inoltre, entrerà in vigore la cosiddetta “tariffa puntuale” che consentirà di “pesare” il rifiuto indifferenziato prodotto singolarmente dalle utenze e di far pagare il corrispettivo sulla quota variabile della tariffa, sostituendo l’attuale sistema legato semplicemente al numero di persone componenti il nucleo familiare e le metrature dei vani abitati.

Affinché le politiche di riduzione e di differenziazione dei rifiuti abbiamo il massimo riscontro, è però necessario proseguire con politiche educative e conoscitive più efficaci e mirate, rivolte a tutti i target della popolazione. In questa ottica, il CEAS deve trovare, oltre ad una dotazione organica più adeguata all’ arricchimento delle funzioni, una collocazione, spaziale e funzionale, più visibile ed articolata, operando in sinergia con i diversi servizi ambientali comunali e distrettuali.

Per quanto riguarda le politiche tariffarie, poiché una forte incidenza è data dai costi di smaltimento (in inceneritore e/o discarica), la diminuzione auspicata della produzione di rifiuti non potrà che avere benefici su tutta l’utenza, in quanto meno rifiuti da smaltire equivale a meno costi a carico di Geovest. Se poi aumenta la materia recuperabile, si apre un circolo virtuoso di economia circolare dove si creano le condizioni per sviluppare attività che portino a nuova vita le risorse. Nella stagnazione economica del nostro paese, a cui non può sfuggire Nonantola, la creazione di filiere virtuose sul territorio, oltre ad avvicinare il conferimento e la lavorazione dell’(ex-)rifiuto, può aiutare la ripresa economica.

Due sono gli impianti oggi presenti sul territorio comunale che operano sulla lavorazione dei rifiuti e che creano qualche apprensione alla comunità, anche per le poche informazioni circolanti: l’impianto a biogas S. Lorenzo, che tratta scarti di granaglie e liquami per la produzione di energia termica ed elettrica e l’impianto di compostaggio SARA che lavora rifiuto organico da raccolta differenziata per produrre ammendante e compost.

Relativamente all’impianto SARA, ricordiamo che è stato presentato in Regione un progetto di riqualificazione con relativo aumento della capacità produttiva, a fronte di innovazione e miglioramenti tecnologici ed impiantistici. La storia di questi 20 anni di funzionamento non ci lascia tranquilli, tuttavia si ritiene debbano essere superate tutte le disfunzioni del passato che hanno determinato gravi disagi ai cittadini e debba diventare sempre più punto di conferimento e lavorazione della frazione organica proveniente dal nostro territorio, con forte controllo pubblico sul suo corretto funzionamento.

RACCOLTA RIFIUTI

Per quanto riguarda il servizio di raccolta rifiuti, stante le peculiarità urbanistiche e logistiche, è sicuramente il centro storico il punto di maggiore sofferenza e attenzione, benché tutto il territorio meriti continuo interesse ed impegno, proprio per le ragioni sopra richiamate.

Poiché riteniamo oramai consolidato il sistema di raccolta domiciliare “porta a porta”, riteniamo siano maturi i tempi per renderlo compiuto con la rimozione, anche graduale, di tutti i cassonetti stradali oggi ancora presenti sul territorio comunale, in particolare le campane del vetro, oggi in condizioni di vero degrado. Al sistema porta a porta integrale si dovrà accompagnare l’aumento delle frequenze dei conferimenti, confezionando un servizio su misura alle utenze domestiche e commerciali. Infine, vanno aumentati i controlli sui corretti conferimenti, possibilmente coinvolgendo il Controllo d Vicinato.

SPAZZAMENTO

Discorso a parte per lo spazzamento manuale, che sicuramente va potenziato con operatori dedicati alla pulizia quotidiana del centro storico, aree verdi, parchi: la pulizia garantita dal servizio meccanizzato Geovest non basta, anche per le particolarità logistiche del centro storico e va previsto nel piano economico della società un investimento specifico in questa direzione. Un aiuto alla maggiore pulizia potrà continuare ad essere garantito dal volontariato diffuso, che però non può essere sostitutivo di un intervento pubblico capillare.

CENTRO PER IL RIUSO

Nell’ottica della riduzione e riciclo dei rifiuti, il centro per il riuso “Niente di nuovo” può svolgere una funzione determinante, sia per la ricchezza di azioni che produce, come dimostrano questi primi 5 anni di vita durante i quali ha già prodotto modifiche – in positivo – nei comportamenti dei cittadini, sia per le risposte sul versante sociale e solidaristico, sviluppando azioni sinergiche fra il Comune, il volontariato e l’associazionismo nonantolano. Progressivamente ha ampliato la sua operatività, anche sul piano culturale, diventando centrale nelle politiche di promozione del riciclo e del riuso; per la prossima legislatura riteniamo possa ulteriormente crescere diventando il punto di una rete territoriale e distrettuale dell’economia circolare.

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LOTTA ALLE DISEGUAGLIANZE, PARITÀ DEI DIRITTI, ACCESSO AI SAPERI

Per affermare una cittadinanza sociale che garantisca lotta alle diseguaglianze e parità dei diritti bisogna consolidare, anche a livello locale, un sistema di protezione collettiva che comprenda tutto l’arco della vita. Noi pensiamo ad un welfare come investimento sociale costruito sulla partecipazione, la condivisione e la solidarietà. Un sistema di protezione basato sull’universalismo delle prestazioni che riduca le diseguaglianze e produca coesione sociale, inclusione e sicurezza, dove l’accesso e la fruibilità dei servizi pubblici sia garantito a tutti, senza alcuna discriminazione.

Ci ispiriamo ad una visione fortemente laica, perché lo Stato laico è l’unico ambiente nel quale tutti i cittadini (credenti e non) possono esprimere la propria personalità, così come sancito dalla nostra Carta Costituzionale. Ogni forma di integralismo porta storicamente alla compressione dei diritti individuali e collettivi, mentre la diversità e l’accoglienza arricchiscono sia il singolo che la comunità. Per questo motivo ci impegniamo, semplicemente, di adottare la laicità come metodo e come faro per la nostra azione politica in tutte le circostanze. Ci impegniamo a difendere diritti civili in tutte le forme e declinazioni e a contrastare ogni forma di discriminazione.

DIRITTO ALLO STUDIO

Da sempre la scuola – dai nidi alla scuola media – ha rappresentato per Nonantola un bene strategico, nella convinzione che la conoscenza, intesa come strumento di crescita individuale, collettiva e sociale, debba tradursi in diritto ad una scuola pubblica, per tutti e di tutti, che promuova e diffonda gli scambi culturali fra diverse identità, etnie e religioni. L’istruzione deve seguire il principio di laicità e di interculturalità, mettendo a valore le differenze e diffondendo la cultura della tolleranza, dell’ascolto e del reciproco rispetto.

Per questo proponiamo:

  • La riorganizzazione del settore della P.I. attraverso un unico assessorato che metta insieme scuola, cultura, associazionismo, volontariato, politiche giovanili, sport.
  • La creazione di un “Centro di Documentazione Educativa”, che operi con le scuole del nostro comprensorio e dell’Unione del Sorbara per coordinare, qualificare e integrare gli strumenti educativi nelle scuole e sul territorio.
  • L’organizzazione di un momento comune di tutte le scuole del distretto, a cadenza annuale, per tenere alta la tensione positiva della comunità sul terreno della formazione.
  • L’apertura di un confronto, anche pedagogico, sull’intervento a favore della fascia 0-6 anni, valutando l’eventuale introduzione di una “sezione primavera” nel plesso comunale.
  • Il perseguimento dell’effettivo diritto allo studio attraverso il potenziamento dei servizi (mensa, trasporto, sostegno all’handicap) e la fruibilità degli spazi necessari all’organizzazione scolastica, sia qualitativa (laboratori, coordinamento con le agenzie del territorio), che quantitativa (aule, arredi, ecc…).
  • La costante attenzione al funzionamento del nostro Istituto Comprensivo, alla luce anche del sovradimensionamento, sia in relazione al territorio comunale, sia nelle relazioni con gli altri istituti del Distretto.
  • L’impegno ad aumentare l’offerta pubblica per poter ridurre progressivamente la dipendenza da quella privata;

DIRITTO ALLA SALUTE E CONTRASTO ALLE POVERTÀ

Mentre per l’offerta formativa permane una gestione per lo più comunale, già da alcuni anni i servizi socio-sanitari trovano nella dimensione distrettuale sia l’ambito progettuale, che quello operativo, con una buona integrazione, almeno nelle volontà espresse, fra il “sociale”, di competenza dei comuni, e il “sanitario” di competenza dell’AUSL. Insufficiente, invece, la relazione con i cittadini, fruitori dei servizi, nonostante la presenza di organismi “consultivi”, che meriterebbero una composizione più articolata e una funzione più incisiva.

L’evolversi delle patologie, l’aumento dell’aspettativa di vita e delle malattie correlate (croniche e invalidanti), il cambiamento della cultura del corpo, la qualità delle tecnologie e della medicina a disposizione delle cure, l’aumento delle differenze culturali sovrapposto all’aumento delle fragilità fisiche e psichiche producono una domanda di assistenza più complessa sia sul piano quantitativo che qualitativo e necessitano di interventi sempre più integrati fra le diverse figure professionali. Per rispondere ad una domanda così articolata con “cure appropriate” occorre una presa in carico dell’utenza in modo sempre più “globale”, per accompagnarla nel suo “percorso di vita” con un’assistenza sempre più domiciliare e meno ospedaliera, con un’offerta territoriale pubblica accessibile e competitiva. Le Case della Salute di Castelfranco Emilia e Bomporto hanno sicuramente allargato quest’offerta, tuttavia non possono essere considerate esaustive della domanda di assistenza socio sanitaria di Nonantola e del Distretto, come confermano l’aumento della spesa sanitaria privata e la rinuncia a esami e cure da parte dei più deboli, che per altro sono i più bisognosi.

Nonantola è già dotata di una struttura edilizia polifunzionale che può diventare un Polo socio-sanitario per il supporto ai servizi di base, a domicilio e ai più deboli. Producendo le necessarie modifiche nella struttura oggi esistente e recuperando a funzione sociale spazi non utilizzati o adibiti ad altre finalità, va ripensata la collocazione in spazi più adeguati della Croce Blu, dell’AVIS, del centro prelievi, del consultorio famigliare, del consultorio demenze, della neuropsichiatria infantile, della SAUB. Nel Polo socio-sanitario dovranno trovare spazio attività di “medicina di comunità e di gruppo” ossia quelle azioni incentrate sulla collaborazione fra medico di famiglia, pediatra di base, personale infermieristico ed assistenti sociali, costruendo sia un punto di continuità assistenziale, sia un punto di pronto di intervento attivo 24 ore su 24.

A fronte di processi di invecchiamento della popolazione, va sviluppata l’attività infermieristica rivolta alle cronicità, in particolare la demenza, sfruttando anche la coesistenza del Centro Diurno che nelle dimensioni attuali risulta assolutamente inadeguato rispetto alla domanda territoriale. Se a breve è prevista l’apertura della nuova residenza socio-assistenziale di Ravarino, i nuovi posti disponibili non basteranno ad esaurire la lunga lista di attesa, per cui il servizio pubblico potrà intervenire solo parzialmente con sostegni economici limitati (il cosiddetto sostegno al care giver). In questo contesto, diventa invece, prioritario incrementare i servizi alla persona coordinando le attività domiciliari, sia a supporto del soggetto fragile, sia della famiglia: prelievi, terapie anticoagulanti, cure palliative, ma anche interventi di sollievo e assistenza psicologica, mentre, sul versante del sostegno economico, vanno armonizzati l’erogazione e l’utilizzo dei contributi economici (nazionali e regionali) e creato un supporto alle prenotazioni CUP per le persone più deboli.

Purtroppo le risorse a disposizione del pubblico per una corretta programmazione degli interventi socio sanitari continuano a diminuire, denunciando una forte volontà, da parte dei Governi degli ultimi decenni, di privatizzare il Servizio Sanitario Nazionale e di incentivare il cosiddetto “welfare aziendale”: una deriva che i governi locali non possono accettare passivamente, magari sostituendo i servizi con una loro monetizzazione, magari appaltandoli o dandoli in gestione al privato. Per questo vanno promossi processi partecipativi nella programmazione socio sanitaria territoriale (comunale, distrettuale, provinciale), creando spazi di discussione e di confronto che non possono esaurirsi in momenti istituzionali formali (per esempio il Piano di Zona), ma alimentarsi di relazioni continuative ed efficaci.

Anche sul versante più squisitamente sociale, i cambiamenti intervenuti dopo la crisi economica del 2008 hanno aggravato le fragilità di ben determinate categorie di cittadini: ci riferiamo a cittadini extracomunitari, ma anche a persone anziane o sole, dove la povertà economica si traduce in mancanza di abitazione o di abitazioni inadeguate, di supporti assistenziali, di supporti famigliari. Basta vedere il dato rilevante, anche a Nonantola, delle liste di attesa per la casa o per una struttura protetta, ovvero la domanda di lavoro insoddisfatta, spesso sottintesa alla domanda di reddito di cittadinanza, per capire quanto sia carente il sistema di protezione pubblico. Una diversa politica della casa (anche in sinergia con ACER), che aumenti la disponibilità del patrimonio pubblico e lo riqualifichi in base alle esigenze di una popolazione che invecchia, potrebbe, anche a Nonantola, contrastare più efficacemente la povertà, in luogo di interventi meramente assistenziali. Come già evidenziato più sopra, anche nel nostro Comune sono molti gli edifici recuperabili. Analogamente, un efficace ed articolato intervento che elimini le barriere architettoniche nelle case e nelle strade, darebbe una qualità di vita migliore a soggetti con handicap e anziani. Si tratta di interventi facilmente realizzabili, richiamando risorse che Regione e Stato mettono a disposizione a questo scopo.

DIRITTO ALLA CULTURA e ACCESSO AI SAPERI

La Cultura, come riconosce l’Agenda ONU 2030, è un fattore indispensabile per la sostenibilità: creatività e innovazione culturale al servizio dello sviluppo, della responsabilità, dell’integrazione, del senso di comunità sono centrali nell’idea di città e comunità sostenibili.

La cultura è sempre più spesso assunta come una variabile per realizzare il miglioramento dell’economia di un territorio: un ricco patrimonio storico e paesaggistico come quello di Nonantola messo a sistema, sviluppa identità e radicamento, ma è anche forte elemento di attrazione turistica e, quindi, economica. Si rischia, però, di considerare la cultura come strumento di promozione dell’esistente nelle sue rappresentazioni tradizionali, se si assume un orizzonte temporale schiacciato sull’oggi e di respingere tutto ciò che può contribuire all’innovazione sociale e a costruire culturalmente futuro.

In questo quadro, l’irruzione della tecnica e i grandi fenomeni migratori incidono fortemente sul concetto di comunità e le comunità stesse possono progredire ed innovare solo se approfondiscono e rielaborano culture diverse, senza rinnegare storie e radicamenti territoriali. Ecco quindi, che la Cultura diventa espressione di una ricerca partecipata sui modi della convivenza che consentano crescita culturale secondo criteri condivisi e non secondo criteri di qualcuno per tutti.

Diventa allora importante:

  • Riaffermare il ruolo del pubblico anche in ambito culturale.
  • Garantire continuità ed innovazione alle “Officine Culturali”: Biblioteca, Fonoteca, Ludoteca, Centro Intercultura, CEAS.
  • Dare corso alla realizzazione del progetto “Torre dei Modenesi” come “Torre della creatività”.
  • Accelerare la realizzazione del Polo Culturale negli spazi ex-nido Perla Verde, collocando la Biblioteca in un luogo prestigioso che le consenta di riprendere centralità nella fruizione e produzione di cultura nel nostro territorio. Luogo di studio ma anche di incontro piacevole, stimolante, ricco di diversi linguaggi ed opportunità.
  • Una nuova collocazione della Scuola di Musica, che deve trovare una soluzione stabile nella risistemazione degli spazi culturali.
  • Individuare uno spazio adeguato per il Centro Intercultura affinché continui ad essere punto di riferimento istituzionale per l’accoglienza dei migranti e supporto per i cittadini stranieri residenti a Nonantola. È importante che:
    1. Prosegua il lavoro di alfabetizzazione linguistica e culturale rivolta agli adulti, in sinergia con le scuole del territorio.
    2. Attivi progetti educativi e interculturali rivolti a tutti i ragazzi stranieri e italiani.
    3. Stimoli iniziative di ampio respiro sulla società interculturale.
    4. Operi con il supporto importante di un volontariato diffuso che, in questi anni, ha manifestato attenzione, solidarietà e dedizione alle questioni dei migranti, senza il quale molte risposte non sarebbero state possibili.
  • Continuare a valorizzare le nostre eccellenze storico-ambientali (abbazia, Partecipanza Agraria, Archivi, Museo civico, oasi del Torrazzuolo), mettendole a sistema anche con le eccellenze presenti nei comuni del Distretto e Modena.
  • Dare consistenza e continuità, approfondendone il campo di azione, agli eventi che caratterizzano il calendario comunale; in particolare, allargare la Festa della Musica ad altre tipologie musicali, proporre momenti di riflessione, in corso d’anno, sul cinema e sugli aspetti culturalmente rilevanti, sviluppare cicli di film di qualità o rassegne di autori.

La Fiera di Luglio merita una riflessione, che coinvolga tutti i soggetti interessati. Da tempo viene riproposta in formule stancamente ripetitive, mentre andrebbe innovata nella sua caratterizzazione tipologica (Fiera dell’Agricoltura e dell’Allevamento) in riferimento alla necessità di riconversione ecologica dell’economia.

Anche le politiche culturali pubbliche attivate non solo attraverso le Officine Culturali meritano un rilancio, dopo avere approfondito il rapporto con le Fondazioni operanti sul territorio e il loro – importante – ruolo nelle stesse. Non può sfuggire la consistenza del progetto sul Memoriale dedicato a Villa Emma, benché sia spostato all’esterno del luogo storico: va seguito e accompagnato da parte del pubblico, nella sua funzione identitaria e formativa della nostra comunità.

CONSULTA DEI SAPERI E DELLA CULTURA

Quella nonantolana è una realtà ricca di esperienze e di opportunità e la proliferazione di iniziative culturali sul territorio è da considerarsi un bene per tutti. Tuttavia, riteniamo necessario lavorare in direzione di un potenziamento delle sedi e degli spazi pubblici di discussione, di confronto, di circolazione delle conoscenze, di contaminazione delle competenze nonché di spazi espositivi e di spazi aggregativi accessibili a tutti.

Avvertiamo forte l’esigenza che il pubblico trovi non solo un luogo dove sia possibile coordinare le diverse attività svolte dai gruppi, ma che individui anche le priorità e gli indirizzi dell’attività pubblica, costruendo una sorta di “Piano di Zona della Cultura e dei Saperi” che disegni una cornice generale, senza incasellare le iniziative specifiche, alla programmazione territoriale, dopo averne individuato criticità e bisogni. Una sorta di “Consulta dei Saperi e della Conoscenza” composta da Comune, assessorato, servizi culturali, associazioni, cittadini, istituzioni scolastiche, che raccolga e interpreti priorità, bisogni e criticità di una comunità che cambia e che cerca sicurezze, benessere e felicità.

DIRITTO AL BENESSERE FISICO E RELAZIONALE

Mentre il nostro territorio è carente di spazi pubblici aperti alla fruibilità di tutti, gli spazi dedicati alla pratica sportiva si sono arricchiti nel tempo, con una diversificazione dell’offerta, anche e soprattutto grazie ad un forte e determinante impegno del volontariato. In particolare, si è storicamente sviluppata una efficace collaborazione fra Comune e società sportive, dove il primo, proprietario degli impianti, ne affidava la gestione ai secondi, che contribuivano allo svolgimento delle pratiche sportive in una logica di benessere fisico, ma anche di benessere relazionale.

Questo modello è entrato in crisi quando sono prevalse logiche economicistiche sia nel governo locale, sia negli stessi organismi sportivi, come è successo a Nonantola nell’occasione dell’ultimo bando pubblico per la concessione degli impianti sportivi. La gara di assegnazione degli impianti, grazie ad un’impostazione e gestione meramente burocratica, ha generato problemi organizzativi e gestionali, soprattutto in riferimento alla funzione sociale che quei contenitori dovrebbero avere e per la quale da sempre è attivo il mondo del volontariato.

Per non ripetere gli stessi errori nella prossima legislatura, al rinnovo della gara di assegnazione, sarà necessario:

  • Che la gara non venga riproposta come la precedente, ma sia costruita in maniera tale da valorizzare la funzione sociale delle attività sportive.
  • Che si costituisca una vera “Consulta dello Sport” capace di elaborare un Piano integrato dello sviluppo e della gestione del patrimonio impiantistico.
    A questo fine servono:
  • Un nuovo progetto di utilizzo degli spazi che tenga conto delle diverse esigenze di tutti i gruppi sportivi nonantolani.
  • Un adeguato progetto di ammodernamento degli impianti sportivi e di interventi di recupero energetico che, utilizzando fonti rinnovabili, riduca i consumi con benefici per l’ambiente e per lo stesso soggetto che paga le utenze.
  • Una caratterizzazione di esclusiva utilità sociale delle attività presenti nei locali e negli impianti.

ASSOCIAZIONISMO E VOLONTARIATO

La storia della comunità di Nonantola, che inizialmente si è sviluppata attorno alle vicende legate all’Abbazia, successivamente, con la millenaria esperienza della Partecipanza Agraria, ha costruito un vissuto sociale fortemente intriso di laicità e solidarismo, che si esprime oggi sotto forma di associazionismo e/o volontariato molto diffuso e impegnato. La collaborazione del volontariato con il Comune è consolidata, anche attraverso il coordinamento realizzato attraverso la Consulta del Volontariato, e spesso essa diventa indispensabile per l’erogazione o il mantenimento di servizi.

A una così forte presenza, risponde però una dispersione degli spazi di riferimento di ciascuna associazione, soprattutto dopo il terremoto, mentre una collocazione contigua permetterebbe sinergie e visibilità. Si pone, allora, il tema di spazi adeguati e possibilmente contigui per l’associazionismo sociale e il volontariato, così come si pone un tema di spazi pubblici fruibili da singoli cittadini o associati dove poter svolgere attività ricreative di comunità, senza discriminazioni legate ad eventuale appartenenza politica o sindacale, che non sia l’antifascismo, ovviamente nel rispetto di regole di funzionamento e di costi di gestione. A questo scopo potrebbero essere utilizzati edifici in degrado appositamente recuperati, magari con il concorso dello stesso volontariato, così come lo stesso può concorrere alla rivitalizzazione di spazi abbandonati. È nel concetto condiviso di Bene Comune che possono svilupparsi azioni e sinergie fra l’Ente e i cittadini, organizzati o meno in associazione, alle quali va data una valenza anche giuridica attraverso un’apposita regolamentazione.

Si propone che anche Nonantola adotti, sulla falsariga di quanto già fatto in altri Comuni, un regolamento che individui Beni territoriali (edifici, aree e spazi verdi, monumenti, ecc…) pubblici da affidare in gestione ai cittadini associati attraverso specifici regolamenti amministrativi.

POLITICHE GIOVANILI

Occuparsi di politiche per e con i giovani presenta le difficoltà tipiche del misurarsi con un mondo complesso, variegato, volubile e, per fortuna, in evoluzione continua; bisogna essere disponibili sia ad immaginare percorsi e approcci in continuo movimento, sia a rinunciare ad interpretare i mondi dei giovani con categorie adulte.

I luoghi più tradizionali dell’aggregazione giovanile sono luoghi tematici che sviluppano appartenenza e fruizione a volte passiva e a volte condivisa ed aggregante: basti pensare al ricco tessuto associativo sportivo, alle attività delle parrocchie, alle diverse proposte delle agenzie pubbliche comunali che propongono attività di non sola fruizione nel campo della musica, del gioco di società, del teatro, della lettura, della solidarietà. Tuttavia, si sente il peso di una difficoltà sia ad evitare che la specializzazione o la passione determini anche frammentazione sociale, sia a dare risposte concrete a tutte quelle realtà giovanili che nel loro processo di crescita non si riconoscono immediatamente in nessuna delle proposte in campo. Si sente, insomma, la necessità di garantire a realtà più o meno organizzate di piccolo o grande gruppo spazi pubblici aperti, contigui a quelli strutturati, che consentano la costruzione di progettualità creativa che si sviluppi dal basso e che si premuri di valorizzare anche culture radicali e dia spazio al pensiero creativo e differente.

Operare per e con i giovani richiede la capacità e la volontà di affiancare a loro, oltre al terreno delle realtà più tradizionali, che mantengono intatto il loro immenso valore, quello di aggregazioni più informali, a volte alternative, dove possano ritrovarsi anche coloro che risultano refrattari a modalità gerarchiche e strutturate privilegiando relazioni paritarie, adesioni multiple, informali, flessibili.

Per tutte queste ragioni, riteniamo utile per il nostro territorio:

  • Mettere a sistema gli interventi diffusi per aree specialistiche presenti sul territorio che sottendono i diversi interessi che caratterizzano il mondo giovanile. Tessere quindi una tela unitaria di valori e principi che diano senso comune alle giuste passioni soggettive dei giovani.
  • Continuare ad offrire a tutti molteplici opportunità attraverso le organizzazioni strutturate presenti (sport, teatro, musica, giochi, letture, cinema, volontariato, ecc…) con modalità che vadano dalla fruizione al protagonismo individuale e collettivo e che alimentino lo star bene e la coesione sociale e che stimolino passioni vecchie e nuove.
  • Creare situazioni aperte stimolanti nelle quali possa ritrovarsi anche quell’area giovanile ancora alla ricerca di sé, che non ha trovato ancora una collocazione, che galleggia alla ricerca di uno spazio fisico e mentale proprio. Un luogo, tanti luoghi, spazi urbani informali pubblici, all’aperto o in ambienti chiusi che consentano la ricerca di sé e offrano stimoli alla crescita; spazi liberi di essere progettati che rispondano ad esigenze in continuo cambiamento.
  • Costruire:
    • un’alleanza tra soggetti diversi, istituzioni, associazioni, scuola, volontariato;
    • uno spazio di riferimento strutturato ma sufficientemente “largo” nei suoi interessi che stimoli consumo, ma anche azione critica e ricerca di nuovi orizzonti che potrebbe essere identificato nel nuovo polo culturale da realizzare presso l’ex Asilo Perla Verde e il giardino circostante.
  • Prevedere ogni due anni un report sullo stato delle cose per poter effettuare i necessari aggiornamenti da ogni punto di vista.

DIRITTO ALLA SICUREZZA

La percezione di sicurezza è strettamente collegata alla presenza di una forte rete di protezione sociale che faccia sentire il cittadino come componente di una comunità coesa e non singolo indifeso e, altrettanto, non lo lasci solo nel momento di bisogno, garantendo accessibilità e fruibilità a quei servizi che costituzionalmente sono definiti “universali”. Purtroppo, riprendendo le analisi già fatte in precedenza, questa rete si è indebolita e anche a Nonantola i cittadini lamentano l’insufficienza del servizio pubblico e l’impoverimento delle strutture assistenziali. Non solo, si diffonde un senso generale di insicurezza che si traduce in paure, a volte ingiustificate: la paura dello straniero è emblematica, in una realtà come la nostra che ha sempre fatto dell’accoglienza il tratto distintivo.

Certo, anche a Nonantola ci sono problematiche di microcriminalità che spesso si possono allacciare a problematiche di degrado sociale. Per questo il problema va affrontato “a tutto tondo” e non solo dal punto di vista securitario, riducendo il senso di sicurezza ad un problema di ordine pubblico e di presenza sul territorio dei necessari presidi. Indiscutibilmente, il tema Caserma dei Carabinieri si trascina da troppi anni e l’errore è stato quello di non aver dato battaglia per far mantenere gli impegni presi al Ministero degli Interni. Non condividiamo la soluzione adottata dall’Amministrazione uscente, quella cioè di rinviare il problema della collocazione della Caserma dei Carabinieri al 2023. Occorre portate subito ad un tavolo Prefettura e Ministero dell’Interno, per risolvere definitivamente il problema stabilendo che le eventuali risorse necessarie per la nuova caserma devono provenire dallo Stato e non dai nonantolani.

Sono necessarie più forze dell’ordine e più controlli, ma da soli non bastano a costruire sicurezza, se non si attivano politiche coordinate fra i diversi soggetti preposti e i cittadini. Per questo proponiamo la costituzione del “Tavolo della Convivenza”, che metta insieme i soggetti che operano in tutti i versanti della sicurezza (vigili, servizi sociali, le istituzioni scolastiche, carabinieri, il volontariato, centro intercultura), con il compito di governare tutti i fattori di rischio alla sicurezza delle persone. All’attività di controllo del territorio si potrà affiancare il cosiddetto “Controllo di vicinato”, costituito da gruppi di cittadini volontari che, a pieno titolo, dovranno sedere anche al tavolo della convivenza e potranno agire in stretto collegamento con tutte le forze preposte a garantire la sicurezza sul territorio.

SALA DEL COMMIATO

Nell’ottica di garantire diritti a tutti dalla nascita alla morte, si ritiene non più rinviabile la creazione a Nonantola di una sala del commiato pubblica, nella quale si possano celebrare esequie non religiose, per fornire davvero a tutte le persone la possibilità di celebrare un estremo saluto dignitoso.

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RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA E SVILUPPO SOSTENIBILE

Parlare di riconversione ecologica dell’economia per un singolo comune è improprio, anche perché la globalizzazione ha ormai spostato a livello planetario i centri decisionali e le politiche economiche sono dominate da meccanismi transnazionali di mercato e finanza. È tuttavia possibile, a livello locale, intervenire sul patrimonio infrastrutturale che, con miglioramenti della dotazione ambientale e delle attrezzature ecologiche, può diventare un forte fattore di competizione territoriale. Già nelle legislature passate, Nonantola era stata inclusa nei progetti finanziati dalla Regione per la realizzazione di un’APEA (Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata), di nuova realizzazione in zona Gazzate, poi bloccata dal terremoto e non più ripresa, che avrebbe dovuto riguardare anche la zona artigianale già costruita, che presenta criticità in materia di consumi energetici, emissioni, inquinanti, depurazione delle acque residue la lavorazione e smaltimento rifiuti speciali. Successivamente, l’allargamento dell’Unione del Sorbara a Castelfranco e San Cesario sul Panaro ha ampliato gli ambiti di programmazione e di intervento, escludendo Nonantola da possibili ulteriori insediamenti produttivi.

INDUSTRIA E ARTIGIANATO

In questo scenario, diventa molto interessante lavorare su politiche per lo sviluppo economico incentrate sulla sostenibilità e modernizzazione ecologica dell’apparato produttivo esistente, magari diversificando la fiscalità locale a favore di quelle aziende che accettino la sfida. Servono però politiche integrate con la Regione perché, pensando alla riqualificazione energetica, ovvero alla sostituzione di fonti fossili con fonti rinnovabili, servono forti incentivi per “convincere” il privato a intraprendere la strada dell’innovazione. I tetti dei capannoni artigianali potrebbero costituire spazi adeguati per impianti fotovoltaici – anche in forma cooperativa – con riduzione dei consumi e produzione di energia pulita che avrebbero ricadute positive sui bilanci dell’azienda stessa. Acqua, rifiuti, emissioni in atmosfera sono ulteriori ambiti di intervento per ridurre sprechi e soprattutto per introdurre le migliori tecnologie nei processi di lavorazione che risanino sia l’ambiente interno avantaggio di chi vi lavora, sia quello esterno a vantaggio di tutta la cittadinanza.

Si possono raggiungere questi risultati se l’istituzione Comune, insieme a tutta l’Unione, si pone come soggetto ordinatore, sulla base delle funzioni che gli assegna la Costituzione, discutendo e confrontandosi con i soggetti economici sul tema della riqualificazione delle attività produttive locali, di razionalizzazione delle attività dell’artigianato e dell’industria, di diversificazione del sistema economico, improntandolo all’innovazione e alla ricerca anche avvalendosi della collaborazione di centri di formazione, centri di ricerca, Università. Un tavolo dell’economia che intervenga anche sul sistema di regole e di relazioni tra soggetti pubblici e privati e che assuma come obiettivi strategici sia il “lavoro sicuro”, intendendo sia il rispetto dei diritti e la tutela della sicurezza dei lavoratori, sia la tutela dell’ambiente esterno e la garanzia del prodotto per i consumatori. In una realtà produttiva come la nostra, dove le piccole aziende sono prevalenti, un’accresciuta ricerca scientifica, relazioni sindacali positive, infrastrutture e servizi a supporto possono aiutarle a costruire una “massa critica” per competere meglio nel mercato globale.

AGRICOLTURA

Il nostro territorio comunale ha una vocazione prettamente agricola con prevalenza delle colture erbacee, ma con altrettanta presenza di colture fruttifere (pere) e vigneti; ovviamente, la tipologia di colture è influenzata anche dalle politiche comunitarie, basti pensare alla barbabietola da zucchero progressivamente diminuita dai nostri campi, mentre abbiamo assistito ad un aumento di colture intensive, quali frumento e mais, che hanno trasformato il territorio, nei suoi aspetti originari e nel paesaggio. Non solo, la quasi-monocoltura influisce negativamente sui processi ecosistemici, sia per il forte aumento dei consumi idrici – che in una condizione climatica sempre più caratterizzata da lunghi periodi di siccità incide inevitabilmente sulla quantità di acqua a disposizione di tutti – sia per il forte uso di sostanze chimiche che, a loro volta, danneggiano la qualità dell’acqua, impoveriscono il terreno e incidono negativamente sulla salute dei cittadini che mangiano i prodotti “contaminati”. Sono infine residuali gli allevamenti intensivi che, producendo reflui, condizionano a loro volta l’aria, l’acqua e il terreno su cui vengono espansi. Si pone quindi anche per l’agricoltura il forte tema di una riconversione ecologica che anteponga al profitto di pochi la tutela dell’ambiente e la conservazione del paesaggio nella sua tipicità storica e culturale; analogamente si pone per il prodotto agricolo il tema della sicurezza alimentare, che chiama l’ente Comune alle sue responsabilità di tutela della salute pubblica.

Rispetto all’industria e artigianato, il processo di riconversione ecologica dell’agricoltura – per esempio passando alla coltivazione biologica e all’allevamento, non più intensivo, improntato al benessere animale – potrebbe essere più semplice, ferma restando la necessità di forti incentivazioni e promozioni che vadano in questa direzione. La presenza, poi, di un soggetto “economico” quale la Partecipanza Agraria può aiutare l’impegno del Comune in direzione della riconversione in quanto può porsi come motore del processo di cambiamento, dedicando il suo territorio a coltivazione biologiche e innovative, che, nell’accezione di “economia a km 0”, trovino un mercato favorevole nella piccola e media distribuzione, ma soprattutto nelle reti Locali di gruppo di acquisto solidale (GAS). Con lo sviluppo di quest’ultime si ottiene una doppia innovazione: colturale e commerciale, con indubbio beneficio per i consumatori, ma anche per i produttori che, aggirando i vincoli imposti dalla grande distribuzione, si pongono a contatto diretto con i consumatori.

Al Comune spetta di favorire l’incontro domanda/offerta chiamando tutti i soggetti della produzione, della commercializzazione e del consumo a tavoli strutturati che analizzino ed elaborino proposte ed azioni in grado di bilanciare gli interessi di tutti.

TURISMO

La vocazione agricola con produzione di qualità e valorizzazione del paesaggio può determinare effetti positivi anche sul turismo a Nonantola, poiché ne arricchisce l’offerta, diversificandola; è però necessario costruire una rete sinergica che, partendo dalle eccellenze architettoniche e culturali (abbazia, torri, musei) passi attraverso le tappe storiche della comunità nonantolana (Partecipanza Agraria, villa Emma, lotta antifascista) per arrivare ai beni naturalistici (terreni della Partecipanza, oasi del Torrazzuolo, zone umide ) e la fruizione dei suoi prodotti enogastronomici.

Si tratta di mettere in relazione tutti questi beni con un sistema integrato fatto di accessibilità ai musei e ai palazzi, di cartellonistica adeguata, di percorsi accessibili a tutti, di collegamenti ciclo-pedonali, di strutture ricettive adeguate, di spazi dedicati all’esposizione di prodotti locali, regolati da unici biglietti di accesso. Si dovrà anche garantire servizi di accompagnamento turistico, in collaborazione con il volontariato, che garantiscano competenza e accoglienza, con la creazione di guide multimediali, ritagliate sull’utenza.

ECONOMIA CIRCOLARE

Abbiamo parlato di riconversione economica rimanendo in un ambito che potremmo definire “tradizionale” dell’economia, cioè quella che si definisce “economia lineare”: un’economia industriale, di mercato, basata sull’estrazione di nuove materie prime, sul consumo di massa e sulla produzione di rifiuti una volta raggiunta la fine della vita del prodotto. Un flusso di estrazione e dismissione che causa effetti ambientali dannosi come la contaminazione dei mari e della terra, il dramma dei rifiuti, le emissioni di gas serra responsabili del cambiamento climatico, guerre sanguinose per il controllo delle materie prime, forte diseguaglianza sociale e che va assolutamente arrestato. Anni di ricerche e sperimentazioni per un mondo più sostenibile hanno definito un modello alternativo, definito “economia circolare”, ovvero un modello di economia che riduce e elimina lo scarto, differenzia le fonti di approvvigionamento di materia e fa vivere più a lungo, massimizzando il valore d’uso i prodotti di consumo.

Come già evidenziato nel capitolo rifiuti, è in questo ambito che è possibile sviluppare anche a livello locale esperienze produttive legate al riciclo di plastica, carta e vetro, ovvero “riciclerie”, intese come centri di recupero rifiuti che ospitino artigiani e artisti che riadattano e riusano materiali scartati per fare oggetti nuovi e venderli, sulla falsariga di quanto già sta avvenendo in alcuni territori italiani e, soprattutto, avvalendoci della normativa regionale che ha provveduto ad emanare delle specifiche linee guida per i Centri per il Riuso. La Regione Emilia Romagna, sin dal 2015, si è dotata di una specifica Legge sull’Economia Circolare che prevede alcuni strumenti quale il coordinamento permanente per i sottoprodotti, formato da rappresentanti della Regione Emilia-Romagna, di ARPAE Emilia-Romagna, del Tavolo Regionale dell’Imprenditoria, di Confindustria Emilia-Romagna e di Coldiretti Emilia Romagna, che ha il compito di definire buone pratiche tecniche e gestionali che, nel rispetto delle normative vigenti, possano consentire alle imprese di individuare, caso per caso, determinati sottoprodotti nell’ambito dei diversi cicli produttivi. Nel 2016, è stato istituito poi l’Elenco regionale dei sottoprodotti a cui possono iscriversi le imprese il cui processo produttivo e le sostanze o gli oggetti da esso derivanti abbiano i requisiti previsti dalla normativa vigente per la qualifica di sottoprodotti.

In tale contesto assumono particolare importanza gli accordi di filiera sottoscritti su base volontaria con i vari portatori d’interesse, in primis le aziende e le associazioni, alla cui promozione il Comune, insieme ai gestori del servizio rifiuti, devono e possono impegnarsi. Affinché questi accordi siano efficaci, si deve lavorare sull’area vasta – l’Unione del Sorbara è l’ambito più naturale – dove i gestori sono più di uno (Geovest, HERA, AIMAG), con politiche e strategie industriali non sempre omogenee, per cui serve una forte determinazione del pubblico ad indirizzarne le politiche in quella direzione. Il fatto che ogni Comune dell’Unione si sia dotato di un Centro per il Riuso e sia impegnato con risultati consistenti sulla differenziazione dei rifiuti, sebbene con modalità di raccolta diverse, può costituire una solida motivazione allo sviluppo di esperienze produttive avanzate nel recupero e riutilizzo di materia, alle quali facciano riferimento i servizi raccolta rifiuti del territorio, con riduzione dei percorsi e dei costi di trasporto e con benefici sulla tariffa.

ECONOMIA SOLIDALE

Se in tema di riciclo, riuso e lotta agli sprechi possiamo far valere a livello locale alcune esperienze, in materia di Economia Solidale, nonostante la Legge regionale n. 19 del 23 luglio 2014 "Norme per la promozione e il sostegno dell'Economia Solidale" siamo fermi all’elaborazione culturale. Si definisce Economia Solidale “un modello sociale economico e culturale improntato a principi di eticità e giustizia, di equità e coesione sociale, di solidarietà e centralità della persona, di tutela del patrimonio naturale e legame con il territorio e quale strumento fondamentale per affrontare le situazioni di crisi economica, occupazionale e ambientale”.

La Regione Emilia-Romagna riconosce nell'Economia Solidale un modello che:

  • promuove i beni comuni, assicurandone l'utilizzo collettivo e sostenibile a beneficio delle comunità e delle generazioni future;
  • difende i diritti fondamentali di ogni essere umano, in particolare quello di soddisfare i propri bisogni essenziali;
  • si fonda sul rispetto, la tutela e la valorizzazione delle risorse del pianeta;
  • è finalizzato al perseguimento del "benvivere" di tutti, basandosi sulla giustizia e sul rispetto delle persone;
  • si fonda sulle relazioni e su modelli collaborativi, sviluppandosi nelle reti;
  • promuove una trasformazione sociale finalizzata a una democratizzazione dell'economia;
  • regola e limita il ruolo dei meccanismi di mercato, ove questi compromettano o mettano a rischio la sostenibilità sociale ed ecologica del sistema economico;
  • promuove e tutela il lavoro, le conoscenze, le competenze e le abilità che da esso derivano;

Tutti ambiti che convergono negli obiettivi di sostenibilità che ci siamo dati, mutuandoli dall’Agenda 2030 dell’ONU e che, quindi, devono trovare nella prossima legislatura un impegno da parte del pubblico che esca dalla semplice affermazione di intento, ma che con progetti specifici, li persegua, dandosi ovviamente delle priorità.

Una di queste, è l’abitare solidale che coniuga il recupero edilizio all’adeguamento degli spazi di vita alle persone con disagio e/o fragilità, così come previsto nelle nostre proposte per la rigenerazione urbana, favorendone anche la coabitazione con soggetti autosufficienti, ma sprovvisti economicamente. Attraverso i servizi sociali e in collaborazione con il volontariato, bisogna creare all’interno dello stesso sportello sociale una sorta di incontro fra domanda/offerta cercando di conciliare i diversi bisogni e offrendo servizi alle persone che li includano nel resto della comunità.

L’Unione del Sorbara, da parte sua, dovrebbe impegnarsi nella promozione di un “Distretto solidale”, mettendo in rete soggetti economici (piccoli produttori, operatori del settore agro-alimentare, cooperative, ecc…), consumatori, gruppi d’acquisto, così da creare circuiti virtuosi complementari alla grande distribuzione.

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IL NUOVO MUNICIPIO E L’UNIONE DEL SORBARA

Premessa

In questi sette anni che ci separano dal terremoto del 2012 si è fatta sentire pesantemente la chiusura della sede del Municipio: il palazzo Salimbeni deve ritornare ad essere al più presto sede prestigiosa e punto di riferimento per la nostra comunità. Il suo recupero e il suo ritorno nella disponibilità pubblica è di vitale importanza sia per il valore storico del palazzo e per la sua posizione nel centro storico, sia per l’esigenza dei cittadini di avere un riferimento che alimenti coesione, sviluppi identità e dia senso allo stare insieme della comunità.

Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che una parte del Palazzo Comunale, con il recupero della Sala degli affreschi e della Sala delle colonne, con la biblioteca collocata nella sede dell’ex-nido Perla Verde, è destinata a diventare sede del Polo culturale, il ritardo dell’intervento diventa doppiamente significativo. Avere gli uffici comunali sparsi per il paese, oltre ad offrire un’immagine frammentata è fonte di utilizzo incongruo di notevoli risorse pubbliche per pagare gli affitti ai locatori (non importa quale sia l’ente pubblico che stanzia le risorse) e fonte di disagio per i cittadini costretti a muoversi da un luogo all’altro per ottenere le prestazioni dagli uffici o di usufruire dei servizi comunali. Poiché i luoghi di vita e di relazione sono importanti per le persone – in questo caso lo sono ancora di più per il prestigio della sede, ricca di storia e di tradizione, a fronte di spazi attuali anonimi per la funzione che svolgono – necessitiamo al più presto di riavere la disponibilità di uno spazio identitario per tutta la comunità, che solleciti le relazioni al suo interno e con lo spazio urbano esterno.

UN LUOGO PER L’INFORMAZIONE E LA COMUNICAZIONE: L’URBAN CENTER

La riapertura del Palazzo Municipale deve, quindi, rappresentare non solo il ritorno delle funzioni istituzionali e amministrative, ma l’apertura di un luogo speciale per i cittadini che dia senso di appartenenza alla comunità, che stimoli la coesione e dia sicurezza. Nella riflessione – auspicabilmente pubblica – che si dovrà aprire sull’uso del palazzo e delle sue funzioni, noi avanziamo la possibilità di attrezzare al suo interno uno spazio (un cosiddetto Urban center) adibito ad essere il centro da cui far discendere tutta l’attività di informazione e comunicazione dell’Amministrazione Comunale. Uno spazio dove i cittadini:

  • possano prendere conoscenza di atti, di progetti riguardanti il disegno urbanistico del paese , i suoi servizi, le sue dotazioni;
  • possano accedere all’informazione riguardanti la qualità ambientale di Nonantola (monitoraggi dell’aria, acqua , ma anche uno spazio dedicato ai processi partecipativi con un ufficio URP, ma anche una saletta per consultazione e per la presentazione di progetti o riunioni di piccoli gruppi su temi specifici inerenti le attività dell’Amministrazione;
  • un luogo della trasparenza, dell’informazione e della partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.

PARTECIPAZIONE

Le positive esperienze partecipative adottate dall’Amministrazione in questi anni, affinché ricevano la giusta valorizzazione e abbiano maggiore efficacia soprattutto in termini di visibilità e di partecipazione, ci dicono che è necessario dedicare spazi attrezzati allo svolgimento di attività para-istituzionali, spazi che dovrebbero trovare sede all’interno del palazzo comunale proprio perché se ne riconosca la valenza democratica e la funzione complementare e non sostitutiva a quella delle commissioni consigliari.

Per dirigere ed orientare la complessità organizzativa e socio-culturale di Nonantola, non basta una buona Amministrazione, ma serve un “metodo di governo” che avvicini i cittadini al palazzo e li coinvolga nei processi decisionali. Poiché le forme della democrazia rappresentativa non bastano a dare voce ai cittadini, soprattutto dopo l’indebolimento dei partiti, vanno ripensati i meccanismi di partecipazione e le modalità del fare politica, avvalendosi anche delle nuove tecnologie che, se governate democraticamente, li possono facilitare.

Vanno istituite, estese o rafforzate le esperienze delle Consulte in ogni ambito di intervento:

  • Consulta del Volontariato
  • Consulta dello Sport
  • Consulta della Cultura e dei Saperi
  • Osservatorio Ambientale
  • Tavolo dell’Economia
  • Bilancio partecipato
  • Tavolo della Convivenza

Per ognuna, attraverso specifici regolamenti, vanno individuati i componenti “portatori di interesse”, gli ambiti di collaborazione istituzionale, le norme di funzionamento e di raccordo con la cittadinanza e, soprattutto, vanno assimilati agli organismi formali previsti dallo Statuto, come forme di funzionamento democratico dell’Amministrazione locale.

A questo fine, andrà modificato lo statuto comunale inserendovi queste forme di “democrazia partecipativa” e, nella composizione della nuova Giunta comunale, si dovrà individuare un assessorato e un ufficio specifici. In particolare, il Comune, oltre a dotarsi di Albo dei Volontari, anche in forma digitale, approverà un regolamento (condiviso con i cittadini) per la collaborazione tra amministrazione e cittadini per la gestione condivisa dei beni comuni urbani, sulla falsariga di quanto già adottato da molti Comuni Italiani.

Affinché la partecipazione non sia estemporanea, ovvero contingente a determinati percorsi progettuali, ma sia parte integrante di un nuovo “metodo di governo”, è necessario che l’ Amministrazione costruisca norme regolamentari che la includano nel sistema istituzionale; altrettanto, è necessario costruire un sistema di relazioni informative, conoscitive e operative con i servizi comunali affinché sia data operatività agli organismi partecipativi, ovviamente nel rispetto delle norme amministrative.

L’UNIONE DEL SORBARA

In questi anni, si è assistito ad un impoverimento della “macchina comunale”, con la netta diminuzione degli organici che l’hanno fatta funzionare, a seguito di politiche miopi e pericolose che, progressivamente hanno spostato fuori dal pubblico competenze e capacità gestionali; il risultato è stato quello di trovarsi con uffici comunali per lo più spodestati dal lavoro di analisi, programmazione, progettazione e compressi invece dagli adempimenti burocratici e dalla quotidianità amministrativa.

L’impoverimento umano e tecnico dei piccoli e medi Comuni come Nonantola è stato aggravato dalla quasi-scomparsa della Provincia, venendo meno l’azione di monitoraggio, di studio e di analisi su area vasta che la stessa svolgeva, oltre al coordinamento delle politiche territoriali. Oggi, queste funzioni non risultano essere compensate dalle Unioni dei Comuni, in quanto si tratta di organismi di secondo livello, istituzionalmente diverse e che agiscono su ambiti più ristretti; tant’è che spesso è il singolo Comune a rapportarsi con l’istanza immediatamente superiore, ossia la Regione, con poche possibilità di sviluppare relazioni efficaci, dato il ridotto “potere contrattuale”.

Diventa allora difficile, se non impossibile, perseguire gli obiettivi di cambiamento sostanziale delle politiche territoriali, se non si pone mano ad una revisione democratica e condivisa dell’articolazione istituzionale, che definisca e identifichi l’istanza intermedia fra Comune e Regione, e le riconosca potestà giuridica e amministrativa; è solo la dimensione sovracomunale che può consentire di coordinare le politiche indirizzate alla sostenibilità, di ottimizzare gli investimenti, di indirizzare la spesa, di pianificare le infrastrutture e i servizi, di perseguire la tutela degli interessi comuni e di valorizzare le eccellenze: fuori da questa dimensione è altrettanto impossibile competere con la città capoluogo (Modena) e con gli altri territori aggregati della Provincia.

Da alcuni anni questa dimensione si esprime – in maniera del tutto insufficiente – nella forma associata di Comuni (l’Unione) e Nonantola, insieme a Bomporto, Ravarino, Bastiglia, Castelfranco Emilia e San Cesario sul Panaro, ha costituito l’Unione del Sorbara, affidando ad essa la gestione associata di servizi quali: il sociale, lo sportello unico per le attività produttive (SUAP), il servizio gare e appalti, i servizi informatici, la polizia municipale, l’ufficio personale, mentre ha iniziato percorsi gestionali associati per quanto riguarda il servizio scuola, il CEAS e la scuola di musica, per ricordare i più importanti. A nostro giudizio, il processo associativo messo in campo è troppo lento e macchinoso, perché manca una visione politica che travalichi il territorio comunale su quei temi di importanza strategica come la pianificazione tecnica e al coordinamento degli investimenti.

Senza un’adeguata dotazione di competenze, strutture operative e gestionali è impossibile ridare fiato alla programmazione strategica. Riteniamo perciò fondamentale che l’Unione del Sorbara si doti di un Ufficio di Piano e di Programmazione, sia per le politiche urbanistiche, che per quelle ambientali e sociali, mettendo insieme le competenze già presenti nei singoli Comuni e rafforzandole, mentre in ogni singolo Comune devono essere garantiti i servizi di front office.

Anche a livello locale, il funzionamento della macchina comunale non può prescindere dalla professionalità e dalla competenza della dotazione organica, ossia delle persone che la compongono, la cui valorizzazione passa attraverso un corretto riconoscimento delle mansioni, percorsi formativi adeguati e un’organizzazione del lavoro condivisa. Oggi prevalgono, anche nelle nostre realtà, logiche economicistiche che dequalificano e demotivano gli operatori, con ricadute negative sul funzionamento e sulla qualità dei servizi pubblici. A Nonantola, per contrastare queste dinamiche, era stata costituita la società patrimoniale Nonaginta, interamente pubblica, alla quale sono state affidate alcune funzioni gestionali; un’esperienza che merita analisi e riflessioni, insieme a tutto il sistema dei servizi oggi in campo, se l’Ente Comune si pone l’obiettivo di recuperare una capacità di governo del territorio che non sia solo amministrare il quotidiano, ma di costruire la Nonantola del 2030 “come bravi progenitori”.

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