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Oggi, 21 aprile, ricorre la Liberazione di Nonantola. È il giorno in cui la nostra comunità ha ripreso possesso dei propri spazi e dei propri diritti.

Ricordare la Liberazione non è una vuota ricorrenza retorica, né un rito da consumare tra fanfare e discorsi ufficiali. Queste celebrazioni ci spingono a tenere vivi quegli ideali di libertà e di diritti per cui tanti hanno lottato e sacrificato la propria vita. Ideali che non si conservano da soli, e che oggi — proprio oggi — dobbiamo difendere di fronte a provvedimenti legislativi che li erodono pezzo per pezzo.

La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare. Ogni diritto che lasciamo comprimere in silenzio, con l’alibi della sicurezza o dell’urgenza, è un passo verso una democrazia sempre più svuotata di sostanza.

E proprio mentre ricordiamo questo passaggio, gli attuali abitanti della maggioranza in Parlamento stanno cercando di approvare in fretta e furia un provvedimento che va nella direzione opposta: il Decreto Sicurezza 2026.

Sembra la risposta disordinata allo stordimento post-referendum: dopo il risultato di marzo (a Nonantola il NO ha superato il 65%), il Governo sta tentando di forzare la mano su norme che molti giuristi definiscono una "mostruosità".

Il "Premio" all'avvocato: 625 euro per non difendere

L'articolo 30-bis è il cuore del pasticcio: prevede un compenso di 625 euro per l'avvocato che convince il proprio cliente a rinunciare alla difesa e a farsi rimpatriare.

Uno Stato che mette una taglia sulla rinuncia a un diritto calpesta l'Articolo 24 della Costituzione e la funzione stessa della difesa legale. È grave che questa norma sia arrivata alla fase finale senza che nessuno nella maggioranza abbia sentito il dovere di fermarla.

Manifestazioni e dissenso sotto scacco

Oltre al bonus per i legali, il decreto colpisce chiunque provi a manifestare:

  • Carcere per la protesta pacifica: Il blocco stradale fatto con il proprio corpo — da sempre strumento di mobilitazione per il lavoro o l'ambiente — diventa un reato penale punibile con la reclusione.
  • Controllo della partecipazione: Si introducono norme che limitano la libertà di riunione, rendendo più facile colpire chi esprime dissenso.

La scadenza del 25 aprile

Il Governo ha tempo solo fino a sabato per convertire il decreto, altrimenti scadrà. La loro corsa contro il tempo per limitare i diritti civili si scontra frontalmente con il significato di queste giornate.

Mentre oggi a Nonantola ci riappropriamo della nostra piazza, è fondamentale restare vigili su quanto accade a Roma. La sicurezza non si ottiene comprando il silenzio degli avvocati o punendo chi protesta pacificamente, ma difendendo quegli spazi di libertà conquistati 81 anni fa.

Celebrare la Liberazione significa scegliere di non abituarsi. Significa ricordare che la libertà è come l’aria: non ci si pensa finché c’è, ma quando comincia a mancare, ci si accorge di quanto valesse.

Buona Festa della Liberazione a tutta la comunità di Nonantola! Ci vediamo questa sera alle 20 davanti al VOX.