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Dopo lo screening generalizzato esteso a tutte le persone che frequentano la scuola primaria Fratelli Cervi di Nonantola e il tranquillizzante comunicato dell’Amministrazione comunale del 21 febbraio scorso riferito alla situazione della scuola, permane la preoccupazione per i dati che riguardano la città nel suo insieme e ci chiediamo se non sia il caso di intraprendere azioni di contenimento del coronavirus più efficaci del consueto richiamo al rispetto delle regole.

Perché purtroppo i numeri del contagio a Nonantola rimangono alti come abbiamo già segnalato all’Amministrazione comunale lo scorso 16 febbraio in occasione della Conferenza dei capigruppo (in media oltre 11 nuovi casi al giorno da tre settimane), un trend che non accenna a diminuire.

Preoccupati da questo trend, abbiamo confrontato i dati dei nuovi contagi di Nonantola con quelli medi della provincia di Modena, dell’Emilia-Romagna e dell’Italia, calcolando l’indice di incidenza settimanale di nuovi casi riferita a una popolazione di 100 mila abitanti. Il risultato è che mentre in Italia si verificano in media 161 nuovi casi e sia in Emilia-Romagna che in provincia di Modena i nuovi casi sono 266 (valore che giustifica il colore arancione recentemente acquisito dalla nostra regione) a Nonantola l’incidenza settimanale è andata aumentando nel mese di febbraio fino al valore attuale di 611 nuovi casi settimanali.

Incidenza settimanale di nuovi casi di Covid-19 riferita a una popolazione di 100 mila abitanti, calcolate su dati disponibili sulla stampa (fonte: La Pressa, salute.regione.emilia-romagna.it, Corriere, Repubblica, Messaggero, tg24 Sky)

Con queste nostre valutazioni non vogliamo sostituirci alle autorità sanitarie, ma a queste chiediamo se questi dati non richiedano una maggior attenzione da parte dell’AUSL sulla situazione nonantolana. Quali azioni si devono intraprendere per riportare questa curva a valori in linea con la media provinciale? Servono più tamponi (perché dunque non estenderli a tutta la cittadinanza?) o tracciamenti più efficaci? Servono misure eccezionali come quelle adottate dai 14 Comuni dell’AUSL di Imola (la cosiddetta zona arancione scuro) quando l’incidenza settimanale ha superato i 400 casi? Serve un osservatorio provinciale e pubblico sui dati del contagio?

Di certo il richiamo al rispetto delle regole non è sufficiente e ogni giorno che passa conta. Riteniamo importante che le istituzioni, nel loro insieme e con le loro specifiche competenze, si facciano punto di riferimento per i cittadini. Per questo motivo, lunedì scorso Nonantola Progetto 2030, insieme ad altre forze politiche rappresentate in consiglio comunale, ha chiesto all’Amministrazione la convocazione d’urgenza di una Conferenza dei capigruppo per decidere, con le autorità sanitarie, come affrontare questa preoccupante situazione.

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L'alluvione di Nonantola dello scorso 6 dicembre non è stata una disgrazia causata dalle piogge eccessive. Quel giorno infatti, l'idrometro di Navicello non ha mai raggiunto la quota di allarme rosso. L'argine del Valentino ha ceduto prima, improvvisamente, quando c'erano ancora diversi metri di franco rispetto alla quota arginale. Esattamente quanto è successo il 19 gennaio 2014 a S. Matteo sul Secchia, causando l'alluvione di Bomporto e Bastiglia. Esattamente quanto è successo sul Panaro quel pomeriggio dello stesso giorno di sei anni fa, qualche centinaio di metri più a monte della falla di oggi, in quel caso, per fortuna, senza gravi conseguenze per Nonantola. Argini fragili dunque, che cedono improvvisamente ben prima di essere sormontati dalle acque. Come un ponte che crolla senza preavviso, come un palazzo che di punto in bianco collassa.

Le cause della falla di S. Matteo sul Secchia sono state individuate da uno studio commissionato nel 2014 dalla Regione Emilia-Romagna: "si ritiene che la presenza di un articolato sistema di tane (di istrice, tasso e volpe, n.d.r.) sia stata determinante ai fini del collasso arginale", conclude lo studio. Non sappiamo se il cedimento di oggi abbia le stesse cause, attendiamo i risultati di una nuova commissione di indagine, ma di certo le analogie sono molte.

Lo scorso 14 dicembre, in risposta a un'interrogazione presentata in Consiglio Provinciale dal gruppo Civici e Progressisti per Modena, AIPO, l’agenzia interregionale che ha in carico la gestione degli argini e dei fiumi del bacino idrografico del Po, ha ammesso che: 1) dal 2014 in poi non sono stati eseguiti lavori di adeguamento strutturale dell'argine sul tratto oggetto della rotta attuale; 2) l'attività di prevenzione dei danni causati da mammiferi con abitudini fossorie (istrice e tasso, n.d.r.) "appare utopistica per diverse ragioni" perché: a) le specie istrice e tasso sono protette e non cacciabili; b) le tane si riformano poche ore dopo la chiusura; c) azioni di protezione delle arginature (per esempio reti anti-intrusione o ingrossatura delle sagome arginali) sono "ardue" e "costosissime" e "al momento non sostenibili". In altre parole AIPO, pur consapevole del problema della fragilità arginale e delle sue conseguenze (certamente l'alluvione del 2014 è una di queste, molto probabilmente anche l'alluvione del 2020), alza le mani di fronte a un problema legislativo e a un problema di risorse.

Noi cittadini di Nonantola siamo sconcertati di fronte al "candore" di tali ammissioni. Nonostante fosse noto sia il problema della fragilità che la sua causa, in sei anni nulla è stato fatto a motivo di carenze legislative o di insufficienza di risorse per la manutenzione. Risorse che adesso saranno spese, in misura certamente maggiore, per gestire l'emergenza (si stima che l'alluvione di Bastiglia e Bomporto causò oltre 500 milioni di danni e Nonantola non sarà da meno). E alla luce di tali ammissioni si può ancora parlare di disgrazia? O sarebbe meglio parlare di mancati interventi?

Perché questo è un punto fondamentale: lo Stato in caso di disgrazia, cioè di un evento imprevedibile, è tenuto a dare sostegno ai cittadini colpiti in termini di aiuti, di parziali ristori, di offrire una mano per ripartire, come è successo per il terremoto del 2012, per la tromba d’aria nel 2014 o per la grandinata nel 2019. Ma se fosse accertata la mancata manutenzione o i mancati interventi con prevedibili conseguenze catastrofiche come il cedimento dell’argine, sarebbe ancora legittimo parlare di aiuti?

Noi di Nonantola Progetto 2030 crediamo di no. Crediamo che invece si debba parlare di risarcimento dei danni da parte di chi aveva il compito di tenere in efficienza e sicurezza una infrastruttura strategica come una diga (di fatto i nostri argini sono dighe: quando il vecchio ponte di Navicello viene chiuso a causa di una piena è perché il livello idrometrico del Panaro si trova all'altezza del terzo piano della Torre dei Modenesi). E un risarcimento danni deve essere al 100%, sia per quanto riguarda i danni all'edilizia, sia per quanto riguarda i danni ai beni mobili, agli elettrodomestici, ai macchinari, alle automobili, alle attività produttive e commerciali. Ben venga quindi la dichiarazione di stato d’emergenza nazionale riconosciuta dal Governo, ma altrettanto devono essere individuate le responsabilità e, quindi, garantiti i diritti di tutti i cittadini danneggiati. Non vogliamo aiuti, ma risarcimenti al 100%.

È quanto chiede lo stesso Comitato Cittadini Alluvionati di Nonantola che molto opportunamente si è costituito subito dopo l'evento catastrofico non per competere, ma per rivendicare dal basso l'azione risarcitoria nei confronti delle istituzioni coinvolte.

Infine, insieme ad altre forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale, abbiamo chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario sulle cause dell'alluvione e sui risarcimenti, alla presenza di AIPO, Regione Emilia-Romagna e Protezione Civile. Sarà anche l’occasione per discutere dell’anticipo sui risarcimenti, della quantificazione dei danni al patrimonio pubblico, del funzionamento del sistema di allerta, del deflusso delle acque sul nostro territorio e della struttura tecnica comunale che si troverà a gestire la grandissima mole delle richieste di risarcimento.

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Esprimiamo grande soddisfazione per l'annuncio che il 7 gennaio vedrà la riapertura delle scuole sia nel nostro Comune, segnato pesantemente dalla recente alluvione, sia per i nostri studenti delle scuole superiori (in percentuale 50% - 75% in presenza), che necessitano del trasporto pubblico verso Modena o altri comuni vicini. Una ripartenza a Nonantola dovuta all'impegno profuso, in questi giorni difficili, sia da chi ne ha la responsabilità (istituzioni, Amministrazione e protezione civile), sia dai tanti volontari che si sono messi a disposizione per garantire questo risultato non scontato a pochi giorni dall'alluvione.

Non vogliamo però tacere che in questa situazione di tensione positiva si siano manifestate anche diverse tensioni negative tra le diverse componenti della scuola (docenti e genitori) e con l'Amministrazione comunale. Si è nuovamente evidenziato quel malessere che ogni tanto riaffiora e si manifesta, su questioni specifiche, con modalità a volte dure e conflittuali che denotano, quantomeno, difficoltà di comunicazione e di ascolto reciproco.

Nel caso specifico, lo scontro, manifestatosi con articoli sui giornali, lettere pubbliche, ordini del giorno votati in consiglio comunale, dimissioni in Consiglio di Istituto e il coinvolgimento dei livelli scolastici provinciali e regionali, si è prodotto sull'attivazione della didattica a distanza nei giorni successivi all'alluvione.

Entrando nel merito noi di Nonantola Progetto 2030 pensiamo che:

  1. Si debba sempre fare ogni sforzo per garantire la didattica in presenza. Nulla può sostituire l'efficacia, sia relazionale, che dei processi di apprendimento, del rapporto diretto, in presenza, tra gli studenti stessi e tra gli studenti e i docenti.
  2. Nei momenti di eccezionalità come quelli che stiamo vivendo tutti dovrebbero essere pronti ad attivare forme flessibili di attività, alternando momenti in presenza all'interno di specifici progetti pensati, progettati e gestiti dai docenti, eventualmente anche in spazi diversi da quelli scolastici, a momenti di didattica a distanza.
  3. La scuola deve essere messa in condizione di attivare, in brevissimo tempo, la didattica a distanza, che va vista come extrema ratio, tutelando il diritto allo studio di tutti gli studenti, sia quelli con svantaggio economico o digitale, sia quelli con svantaggio culturale e prevedendo interventi specifici per alunni con disabilità.

Questo era il senso che noi abbiamo inteso dare, approvandolo, all'ordine del giorno sull'uso della didattica a distanza nei giorni post alluvione discusso in Consiglio Comunale. Queste opzioni non ci paiono in conflitto, ma vanno utilizzate secondo le esigenze. Sono opzioni a disposizione della scuola che le può attivare secondo le necessità.

Vogliamo essere chiari, non temiamo le prese di posizione ferme quando supportano visioni o sostengono punti di vista diversi. Temiamo invece l'incapacità di far discendere dal conflitto una ricomposizione che induca cambiamenti positivi. Temiamo che l'agire di tutti contro tutti, come semplice contrapposizione, si traduca in incomunicabilità e disorganizzazione.

Pensiamo si debba avere grande cura della scuola, perciò sollecitiamo tutti i soggetti coinvolti a ritrovare capacità di ascolto e volontà costruttiva reciproca. Invitiamo l'Amministrazione comunale a produrre un'iniziativa volta a superare i problemi e a rilanciare la centralità della scuola, consapevoli che incomunicabilità e spirito di autosufficienza non servono a nessuno.

Nonantola Progetto 2030, come forza di opposizione, ha avanzato da tempo tre proposte che possono aiutare a sviluppare confronto e ascolto reciproco.

  1. Un Consiglio comunale aperto annuale sulla scuola nel nostro Comune.
  2. La costituzione di una consulta della scuola.
  3. L'organizzazione del "settembre pedagogico", annuale o biennale, per sviluppare il rapporto scuola-città e creare sinergie fra scuole e territorio. Un momento di riflessione per tenere alta la tensione positiva della comunità sul terreno della formazione con laboratori, convegni, dibattiti ed eventi per insegnanti, genitori e tutta la cittadinanza.

Nessuna di queste proposte è mai stata presa in considerazione. Se si hanno altre idee è tempo che vengano esplicitate e concretizzate. Bisogna avere grande cura della scuola, perché il nostro futuro passa di lì.

Non meno importante è la questione del trasporto degli studenti per Modena e le difficoltà che da sempre ci sono e ora sono amplificate dalla pandemia. Auspichiamo che anche per i nostri studenti sia stato predisposto un servizio di trasporto adeguato alla situazione che stiamo vivendo. Sarebbe inaccettabile se ciò non avvenisse. Sollecitiamo quindi la nostra Amministrazione comunale a verificare, presso le autorità competenti (Prefettura, Provincia), prima del 7 gennaio 2021, che gli studenti di Nonantola possano accedere agli istituti scolastici di Modena nel rigoroso rispetto delle regole, sia sui pullman che prima, evitando gli assembramenti nelle fasi di attesa dei mezzi di trasporto, non escludendo la possibilità di gestione e controllo da parte delle forze dell'ordine o della polizia locale nei momenti di maggior afflusso.

Sono giorni difficili, duri e complicati per molti nostri concittadini. Alle difficoltà legate al Covid-19, che non ci dà tregua, si è aggiunta un'alluvione che, per fortuna senza vittime, ha lasciato mezzo paese sotto l'acqua e il fango, mettendo in grave difficoltà cittadini, famiglie, attività commerciali, artigianali e industriali, due farmacie, alcuni importanti negozi per il rifornimento alimentare, per non parlare delle nostre scuole e di alcuni importanti servizi culturali come la biblioteca e la scuola di musica. Un quadro pesante da diversi punti di vista: economico, materiale, fisico e psicologico. Ad emergenza superata saremo intransigenti nella ricerca e nell'individuazione di eventuali errori e sottovalutazioni che si fossero manifestati ad ogni livello di competenza e di responsabilità.

In questo momento però deve prevalere il senso civico, la coesione, lo spirito di servizio verso il nostro paese e i suoi cittadini oggi in grave difficoltà. Per questo, oltre a essere presenti individualmente come cittadini all'interno delle organizzazioni di volontariato, come gruppo politico Nonantola Progetto 2030 vogliamo ringraziare tutti coloro che a vario titolo si sono subito attivati nella fase acuta dell'emergenza, senza risparmiare energie, a partire dalla Protezione Civile, a chi ha la responsabilità di amministrarci, ai vigili del fuoco, alle forze dell'ordine, ai dipendenti del Comune e delle società partecipate, fino a quella splendida realtà del volontariato locale che attraverso il coordinamento della Consulta del Volontariato si è messa a disposizione della collettività.

La mattina del 6 dicembre verso le sei di mattina, quando il livello idrometrico del Panaro era ancora in zona arancione, quindi ben al di sotto della quota arginale, si è aperta una falla nell'argine destro all'altezza del Valentino, in prossimità di una zona dove il 19 gennaio 2014 si produsse una falla simile, allora per fortuna senza gravi conseguenze. Questa volta la falla si è rapidamente allargata e solo grazie gli interventi del personale di AIPO (l'agenzia interregionale che si occupa della manutenzione dell'intero bacino idrografico del fiume Po) in tarda mattinata la falla è stata dapprima contenuta e poi fermata. L'acqua fuoriuscita ha prima scavalcato la via Imperiale e poi ha seguito il suo inesorabile cammino verso il punto più basso del nostro territorio (il Torrazzuolo, in Partecipanza), passando verso le ore 15 per Nonantola e Gazzate e qualche ora più tardi per Casette. Subito dopo l'apertura della falla è partita l'allerta alla popolazione, che tuttavia nelle sette-dieci ore che hanno preceduto l'arrivo dell'acqua in paese, non ha, a nostro avviso, avuto l'effetto di far percepire ai cittadini l'arrivo di un'alluvione di quell'entità. Poi, nelle giornate successive all'alluvione la comunicazione fra istituzioni e cittadini si è realizzata prevalentemente via social (Facebook, Whatsapp) generando in qualche caso confusione soprattutto a causa della mancanza di un luogo istituzionale (per esempio il sito web del Comune o pagine specificatamente deputate alla comunicazione ufficiale) ove reperire informazioni immediate e sicure. Sarà necessario verificare se si sia evidenziata la necessità di organizzare l'informazione in modo più efficace attivando strumenti diversi. Ne riparleremo ad emergenza finita avanzando proposte in tal senso.

Sul versante istituzionale la Regione ha giustamente deciso di istituire una commissione di inchiesta per individuare cause e responsabilità di quanto è accaduto e sta preparando le ordinanze per i rimborsi a cittadini e imprese. Come Nonantola Progetto 2030 riteniamo che Nonantola debba ufficialmente entrare a far parte di quella commissione e che i rimborsi debbano riguardare tutti i beni, sia mobili che immobili, danneggiati dall'alluvione.

Riteniamo inoltre che la nostra Amministrazione comunale debba agire fin da subito per:

  1. organizzare momenti informativi pubblici in presenza o in streaming con Regione e Provincia per l'analisi della situazione;
  2. attrezzare la struttura tecnica comunale per la gestione amministrativa delle pratiche di rimborso, attraverso il potenziamento dell'Ufficio Tecnico, chiedendo supporto ai Comuni dell'Unione del Sorbara o attraverso l'assunzione di personale a tempo determinato con il supporto della Regione;
  3. favorire un'azione coordinata fra l'Amministrazione e le associazioni di cittadini per facilitare le pratiche dei rimborsi;
  4. agire subito anche in sede locale per anticipare aiuti alle persone, alle famiglie, alle attività economiche che si trovino in difficoltà a ripartire;
  5. mettere in campo tutte le azioni possibili per riaprire in sicurezza le scuole danneggiate dall'alluvione già dal 7 gennaio, anche adottando misure provvisorie in sostituzione degli impianti danneggiati.

Ciò che è accaduto ci rende ancora più convinti della necessità di dotarci finalmente di uno strumento di pianificazione urbanistica per la gestione corretta del nostro fragile territorio, che metta al centro il consumo zero di suolo. Un piano urbanistico che dovrà necessariamente coordinarsi con un piano per la gestione delle emergenze e che indichi, anche sulla base dell'esperienza, come agire efficacemente nelle ore successive all'emergenza.

Infine, mentre invitiamo i cittadini ad aderire alla raccolta fondi promossa dall'Amministrazione comunale, chiediamo che l'Amministrazione indichi con chiarezza la destinazione dei fondi che verranno raccolti, definendo progetti il più possibile condivisi. Inoltre chiediamo che in questa drammatica situazione, tutto il Consiglio comunale sia costantemente coinvolto nell'organizzazione delle fasi post-alluvione.

Difficoltà insuperabili”, “venuto a mancare rapporto di fiducia e di comunicazione diretta e aperta”, “diversità di vedute e posizioni”, “divergenze nel metodo di lavoro e disaccordi nella definizione delle priorità per attuare il programma politico concordato dalla coalizione”, “dialogo diventato via via meno fluido, trasparente e costruttivo”. Le parole del vice sindaco e dell'assessora dimissionari arrivano come stilettate nella testa e nel corpo dei nonantolani.

Possiamo affermare senza presunzione che questo finale non ci arriva inatteso. Quando, alla luce di possibili alleanze elettorali, 18 mesi fa abbiamo chiesto chiarezza sul metodo di lavoro e sui programmi prima di parlare di candidature, siamo stati accusati da PD, Una mano per Nonantola e altri di porre pregiudiziali personali e di essere i soliti estremisti che non sopportano la Sindaca. Ma il tempo è galantuomo. Non si sono voluti affrontare i problemi al momento giusto e ora riesplodono, lasciando un paese “spaesato” e un danno enorme per la nostra collettività. Evidentemente la sordità manifestata a suo tempo dalla candidata Sindaca sia sul fronte programmatico, sia sulle modalità di gestione della coalizione plurale, celavano una mancanza di condivisione di un progetto di rinnovamento forte capace di prefigurare la Nonantola del futuro che sono sfociate nel pasticcio in cui, nostro malgrado, ci troviamo.

Il PD si dice dispiaciuto, ma afferma che tutto va bene e addossa la responsabilità ai due assessori. Una mano per Nonantola attacca la Sindaca e ripropone il programma, riconoscendo così che si è perso un anno e mezzo e preannuncia una scelta da separati in casa. L'ex segretario del PD Antonucci, eletto nelle liste del PD poi uscito per formare il gruppo consigliare Nonantola Libera, chiede le dimissioni della Sindaca e quindi nuove elezioni. Come se tutto questo non bastasse, la Sindaca afferma che non ci sono problemi e che va tutto bene, preannunciando in modo freddo e burocratico la sostituzione dei due assessori e, con la benedizione del PD, tutto ricomincerà come prima.

È evidente che le cose non stanno così come vorrebbero farci intendere ed è altrettanto evidente che oggi tutto è più difficile sia politicamente che programmaticamente. A Nonantola permangono, si accumulano e si accentuano i problemi proprio in una fase già estremamente complicata a causa della pandemia che non ci dà tregua. Un piccolo esempio? La Commissione Urbanistica di lunedì 19 ottobre che doveva affrontare importanti e indifferibili questioni territoriali (progetto Conad, Piano Urbanistico Generale, edilizia scolastica, ricostruzione del municipio) è stata rinviata a data da destinarsi.

Per noi i cambiamenti sociali e culturali di una comunità coesa come Nonantola non possono essere governati con “il pensiero unico” e con il decisionismo gerarchico, ma attraverso un confronto continuo fra diverse intelligenze e sensibilità che trovano la sintesi nella impostazione programmatica e progettuale sulla quale si è costruita la coalizione.

A Nonantola non si è voluto dare corpo a un tessuto politico unitario 18 mesi fa. Oggi come allora si trattava di scegliere insieme tessuto, forma, stile e sarto per confezionare un abito nuovo e condiviso per il nostro Comune. Per questo Nonantola Progetto 2030, collocata a sinistra nel centro-sinistra, è all'opposizione e, come sosteniamo da sempre, non fa e non farà un’opposizione pregiudiziale, ma valutando nel merito e votando di conseguenza i provvedimenti assunti in Consiglio Comunale.

Riconfermiamo la nostra disponibilità – mai venuta meno – al confronto politico programmatico dentro e fuori le istituzioni con tutti coloro – cittadini, associazioni, soggetti politici – si dimostrino interessati a dare un contributo per risolvere i problemi del nostro territorio e per il rilancio progettuale di Nonantola.

Chiediamo a chi ci governa il rispetto delle istituzioni democratiche, per cui si convochi subito il Consiglio Comunale per chiarire, spiegare, e se si hanno, fare proposte su come proseguirà questa legislatura, sia dal punto di vista politico, che programmatico.

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Nei giorni scorsi, l'Amministrazione comunale, per voce dell'Assessore all'Urbanistica Piffero, ha lamentato il fatto che sul progetto Consolata — la nuova edificazione che nascerà alle porte di Nonantola e che sottrarrà 87 mila metri quadri di terreno all'uso agricolo — l'Amministrazione ha dovuto "fare i conti con diritti già acquisiti da parte dei soggetti attuatori".

È vero che la scelta viene da lontano e che ogni Amministrazione, da quasi mezzo secolo a questa parte, ha dovuto confrontarsi con quella decisione scellerata, ma nessuna Amministrazione, prima di oggi, ha mai pensato di insediare in quell'area delle funzioni produttive. La decisione di dedicare fino al 50% della superficie utile del comparto alla costruzione di capannoni o altre funzioni produttive, a nostro avviso distorsiva della buona urbanistica, è stata assunta da questa Amministrazione e di tale decisione è unica responsabile.

Quello che chiediamo all'Amministrazione è uno sforzo per migliorare la qualità complessiva del progetto, che si otterrebbe semplicemente spostando le previsioni produttive del Consolata sul terreno di proprietà del Comune nel vicino quartiere artigianale delle Gazzate e, allo stesso tempo, vincolare i terreni liberati del Consolata all'uso boschivo o agricolo, riducendo le aree impattate dalle nuove edificazioni.

Qui puoi leggere la nostra proposta completa sul Fondo Consolata.

Il prossimo giovedì 25 giugno al Consiglio Comunale di Nonantola sarà chiesto di decidere se adottare o respingere una variante urbanistica al Piano Regolatore Generale relativa al “Fondo Consolata”, chiesta dai proprietari dei terreni a inizio dicembre 2019 ed elaborata successivamente dall’Amministrazione comunale. La variante interessa quell’area verde esterna alla tangenziale che, provenendo da Navicello, si incontra alle porte di Nonantola subito prima della rotonda di ingresso alla tangenziale, sulla sinistra, alle spalle del distributore di carburanti. Un’area a ridosso del fiume Panaro di grande pregio ambientale, attualmente agricola, che ha visto con gli anni l’estendersi di un piccolo bosco rurale spontaneo.

Si tratta di una proposta di urbanizzazione che nasce negli anni ’80, con previsioni volumetriche enormi che nel tempo si sono – per fortuna! – ridotte, fino alla penultima variante dell’aprile 2009 che, data la sua valenza sovracomunale, inseriva il progetto Consolata all’interno del Piano Provinciale degli Insediamenti Commerciali (POIC). Il progetto prevedeva il consumo di quasi 95 mila mq di terreno per la realizzazione di insediamenti commerciali (inclusi 3 mila mq di alimentare), ricettivi (un hotel a sei piani) e residenziali (questi ultimi spostati in via Rebecchi con una ulteriore variante del 2010) per un totale di oltre 41 mila mq di superficie utile edificata. Un progetto ridotto rispetto alle previsioni iniziali, ma pur sempre mastodontico, pesantissimo dal punto di vista del consumo di suolo, che la crisi economica iniziata nel 2008 ha reso irrealizzabile dal punto di vista finanziario.

Proprio l’improponibilità economica del progetto, a fronte dell’esaurimento delle spinte espansive  degli anni ‘80 e ‘90 e alcune condizioni urbanistiche introdotte dalla Provincia di Modena (per esempio il rispetto dell’area boschiva naturale e il limite alla superficie di vendita di generi alimentari), hanno indotto i proprietari (due società immobiliari, di cui una in cattive acque finanziarie), anche su pressione del Comune di Nonantola, a ridurre la dimensione edificabile (e quindi dei capitali da investire) per poter recuperare almeno una parte delle spese fin qui sostenute prima della scadenza dei diritti edificatori che avverrebbe nel 2024. La nuova variante prevede infatti un diverso perimetro del comparto (che si sposta poco più a nord-est rispetto all’originale), una superficie territoriale leggermente inferiore (87 mila mq) ed una consistente riduzione degli indici di urbanizzazione che porta quasi al dimezzamento delle previsioni edificatorie del 2009. Cambiano anche le destinazioni d’uso delle aree dove, oltre alle funzioni commerciali e ricettive già previste, si introduce anche la possibilità di edificare aree produttive fino al 50% della superficie utile.

Alla luce dei cambiamenti intervenuti nel tessuto economico, sia locale che provinciale, e della maggiore sensibilità alla limitazione del consumo di suolo, il Gruppo Consigliare Nonantola Progetto 2030, pur valutando positivamente la riduzione delle previsioni edificatorie sul Fondo Consolata, giudica incongruo il persistere della previsione di funzioni commerciali, specialmente quelle alimentari, su un’area così lontana dal paese, anche perché si trova a ridosso di un nodo viario (Navicello) estremamente problematico e piuttosto lontano da una possibile soluzione. Riteniamo infatti quantomeno schizofrenico teorizzare sull’esigenza di una mobilità alternativa all’automobile e allo stesso tempo sostenere operazioni che accentuano il traffico in una zona già ora congestionata.

Ma la vera – e sconcertante – novità proposta dalla variante del prossimo 25 giugno, sulla quale non ci può essere il nostro accordo, è il trasferimento sull’area Fondo Consolata di funzioni produttive, al di fuori del perimetro previsto dall’attuale Piano Regolatore per gli insediamenti di tale natura. Perché si decide di intaccare terreno agricolo di qualità per funzioni che potrebbero più razionalmente essere ospitate su aree meno pregiate dal punto di vista ambientale, per esempio nel quartiere artigianale delle Gazzate, dove il Piano per gli Insediamenti Produttivi (PIP) riserva oltre 140 mila mq di aree pubbliche per l’espansione produttiva, con possibilità di interventi ecologicamente avanzati (area APEA)? Oppure su quella porzione di terreno di oltre 14 mila mq, di proprietà comunale, compreso fra la tangenziale e via Gazzate originariamente destinato a funzioni produttive speciali e inspiegabilmente trasformato in un “bosco urbano” con una variante urbanistica approvata alla fine dello scorso febbraio? Perché non scambiare l’area di quell’incongruo bosco urbano (di fatto un’area di risulta dalla realizzazione della tangenziale) con le aree a destinazione produttiva del Fondo Consolata?

Abbiamo già posto queste domande in sede di Commissione per la Programmazione del territorio, senza ricevere risposte convincenti e le riproporremo al Consiglio Comunale, perché siamo convinti che lo stato della programmazione urbanistica a Nonantola sia ai più sconosciuto, mentre necessiti di un ragionamento organico, sulle sue prospettive e sulle sue criticità, che coinvolga i cittadini e porti al più presto alla stesura del nuovo Piano Urbanistico Generale. Procedere per varianti e piccoli interventi, a volte anche contraddittori, senza una visione generale non fa bene al nostro territorio. A nostro avviso, è giunto il momento di dichiarare fuori contesto storico, economico e culturale le espansioni urbanistiche di queste dimensioni e in questi luoghi e affermare la necessità di continuare nell’azione già intrapresa di ridurre fino ad annullare tali previsioni.

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Lo scorso 11 maggio abbiamo presentato un’interrogazione consiliare per capire quali progetti e quali strategie la nostra Amministrazione avesse in cantiere per affrontare la difficile situazione prodotta dall’emergenza sanitaria sul sistema educativo e come essa intendesse muoversi per supportarne la ripartenza sul nostro territorio.

Con le nostre domande intendevamo portare informazioni in Consiglio Comunale per aprire un dibattito sui problemi sollevati dal covid-19, sia quelli che riguardano gli aspetti didattici in senso stretto, sia quelli quelli legati all’adeguatezza delle strutture scolastiche, per poi cercare la risposta strategica adeguata che il nostro Comune dovrebbe mettere in campo. A nostro modo di vedere, l’Amministrazione Comunale dovrebbe infatti essere il soggetto proponente di una risposta, condivisa con le istituzioni educative, all’altezza della sfida che ci siamo trovati ad affrontare.

Sulle risposte ricevute non riusciamo ad esprimere né consenso né dissenso, ma semplicemente sconcerto per il disarmante vuoto di idee e di progetti e per la rinuncia dell’Amministrazione a giocare un ruolo attivo per il governo dei problemi aperti dalla pandemia.

Entrando nel merito, scopriamo infatti con rammarico che a Nonantola non c’è un rapporto positivo fra Istituto Comprensivo (scuola) e Amministrazione. Tanto è vero che mentre a Bomporto e Ravarino, con un diverso approccio, le istituzioni scolastiche e l’Amministrazione costruiscono insieme ipotesi percorribili, a Nonantola per non “ledere l’autonomia decisionale delle scuole” restiamo in attesa (di cosa?) e ci proponiamo casomai di “copiare” le soluzioni dai nostri vicini. Portiamo il massimo rispetto per la reciproca autonomia delle istituzioni, ma l’assoluta separatezza rappresenta, a nostro avviso, un danno per la collettività. La proposta di costituire un "comitato tecnico" può essere interessante per superare velocemente questo stato di cose negativo, anche se ne andrebbero definite le funzioni.

Per la fascia di età 3-6 anni, nell'attesa di protocolli operativi, nulla è stato fatto in merito alla ricognizione e alla riorganizzazione degli spazi e utilizzo di spazi verdi appositamente adeguati per le attività educative.

Sulla possibilità di ragionare a livello di Unione del Sorbara su sperimentazioni e progetti per i centri estivi ci viene ricordato che siccome “i servizi educativi non sono ancora stati trasferiti in Unione”, allora non si può fare nulla. Non viene presa in considerazione neanche l’ipotesi di un confronto fra i Comuni vicini, né la possibilità di un loro intervento diretto.

Sul tema dei trasporti scolastici apprendiamo che non è stata avviata una riflessione nemmeno sui possibili scenari per la riapertura a settembre, in attesa di “indicazioni operative” da parte di non meglio specificati soggetti. A nostro avviso tale riflessione avrebbe dovuto essere già stata fatta e pensiamo inoltre che vada avviato fin da subito un confronto serrato con la Regione per rendere gratuito il trasporto scolastico, così come promesso in campagna elettorale dall’attuale maggioranza che governa la Regione.

Infine, il rapporto con le società sportive per la ripresa delle attività viene burocraticamente liquidato con il rinvio ai protocolli emanati dal Governo e dalla Regione. Il mondo dello sport a Nonantola meriterebbe certamente una maggiore attenzione e considerazione.

Non nascondiamo la nostra preoccupazione per il quadro che emerge dalle non-risposte che ci sono state date e assicuriamo che non c'è volontà polemica nelle nostre osservazioni, ma solo il desiderio di sollecitare risposte e dare un contributo positivo alla soluzione di problemi veri. Siamo dispiaciuti per i toni, a volte arroganti, a volte indispettiti, che vengono usati nella risposta all’interrogazione presentata dal gruppo consigliare Nonantola Progetto 2030. Nel merito delle questioni che abbiamo posto avvertiamo, nelle (pseudo) risposte ai problemi che abbiamo sollevato, elementi di burocratizzazione che ingessano e non aiutano la ricerca di soluzioni, anzi tendono al rinvio, all'attesa, ad un temibile immobilismo.

Saremmo contenti di essere smentiti dai fatti e poter rivedere il nostro Comune, come lo è stato negli anni passati, positivamente coprotagonista con altre istituzioni dell’organizzazione del territorio, dei servizi e dei processi educativi. Per questi obiettivi noi ci siamo, pronti a dare il nostro contributo.

A pochi mesi dall’insediamento della giunta comunale di Nonantola abbiamo assistito, prima increduli, poi allibiti, ad uno scontro tutto interno tra l’Assessore alla Pubblica Istruzione e l’Assessore all’Ambiente e all’Urbanistica su una questione che ritieniamo di vitale importanza, ossia il ruolo del servizio pubblico nella formazione dei cittadini.

Ad un articolo apparso sulla stampa locale, dove l’Assessora Elena Piffero illustrava e promuoveva la scelta da lei operata e descritta in un suo libro di recente pubblicazione di “educare i propri figli tra le pareti domestiche scegliendo, consapevolmente, di non mandarli a scuola” (il cosiddetto unschooling), ha risposto l’Assessore Enrico Piccinini precisando che “tale idea della formazione rappresenta un’opinione personale” e “una filosofia educativa nella quale l’Amministrazione non si riconosce”.

In coerenza con il nostro programma elettorale, dove affermiamo che “la conoscenza deve tradursi in un diritto a una scuola pubblica, per tutti e di tutti, che promuova e diffonda gli scambi culturali fra diverse identità, etnie e religioni”, Nonantola Progetto 2030 condivide le contestazioni mosse dall’Amministrazione alla propria Assessora, la quale non mandando i figli alla scuola di tutti e scegliendo per essi un’educazione chiusa nel ristretto ambito familiare denota sfiducia nella scuola pubblica, compiendo una scelta elitaria ed individualista, mentre i principi costituzionali di eguaglianza e di parità dei diritti imporrebbero a chi gestisce la cosa pubblica di operare per il consolidamento dei sistemi di protezione collettiva.

Se con il comunicato dell’Amministrazione si ritiene di aver risolto il conflitto politico-culturale tra assessori, altrettanto ci sentiamo di chiedere alle forze politiche che sostengono l’attuale giunta (Partito Democratico e lista civica Una Mano per Nonantola) se sia sufficiente derubricare a fatto personale una questione di tale rilevanza.

Può bastare l’apparente retromarcia dell’Assessora, che pur rinnovando fedeltà al programma politico della coalizione di governo, conferma le sue posizioni personali e, conseguentemente, legittima una concezione della formazione privatistica e familistica che sfiducia il ruolo del servizio pubblico?

A nostro giudizio la contraddizione fra l’impianto politico-culturale enunciato dall’Assessore alla Pubblica Istruzione e l’atteggiamento, pur rispettose della legge, dell’Assessora all’Ambiente, rimane irrisolta. Inoltre, nell’idea espressa dall’Assessora sul ruolo dell’istruzione e del servizio pubblico, noi rileviamo una doppiezza preoccupante: poiché la medesima è responsabile di deleghe di estrema importanza (ambiente e urbanistica), dobbiamo aspettarci sorprese analoghe (cioè la prevalenza del privato sul pubblico) anche sulle questioni di sua diretta competenza?

Le contraddizioni emerse in seno all’attuale giunta sollecitano ulteriori riflessioni in merito alle modalità con cui le forze di maggioranza ed il Sindaco procedono alla composizione del governo locale. Quali requisiti il Sindaco, sostenuto dal Partito Democratico e dalla lista Una Mano per Nonantola, ha preso in considerazione nel momento in cui ha assegnato le deleghe per la gestione della cosa pubblica? Hanno tenuto conto dei possibili effetti sull’azione di governo di convinzioni personali così poco inclusive? L’attuale assetto di giunta è in grado di risolvere tali contraddizioni?

Per Nonantola Progetto 2030 la valorizzazione della scuola pubblica, la tutela dei beni comuni, la sostenibilità ambientale, la pianificazione urbanistica costituiscono questioni non negoziabili, così come riteniamo essenziale la funzione del pubblico senza se e senza ma, senza doppiezze o retropensieri.

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A tre anni dall’inizio dei lavori di riqualificazione di piazza Liberazione, a cantiere ancora aperto, rimangono ancora irrisolti una serie di problemi, primo fra tutti quello dell’accessibilità e della fruibilità dei cittadini di una parte vitale del centro storico di Nonantola, siano essi bambini in passeggino, cittadini in bicicletta o persone con limitate capacità motorie come gli anziani o i disabili.

È infatti evidente come le pavimentazioni utilizzate su gran parte della piazza (sassi arrotondati e cubetti irregolari in pietra), rendano difficili gli spostamenti sia a piedi che ai mezzi su ruota, mentre i dislivelli fra la piazza e i portici impediscono i normali spostamenti in carrozzina.

Per ricostruire la lunga vicenda il nostro Gruppo Consigliare ha presentato un’interrogazione all’Amministrazione comunale, da cui è emerso che in fase progettuale, al di là del rispetto delle norme di legge generali, l’Amministrazione abbia sottovalutato gli effetti di tale pavimentazione sulla piena accessibilità di una piazza centrale per la nostra comunità, né abbia riconsiderato il progetto quando, durante la lunga fase di cantiere, sono emerse a più riprese le criticità, in particolare per i cittadini con difficoltà motorie. Questo a nostro avviso è stato un grave errore, perché il superamento delle barriere architettoniche non è solo una questione di misure o rispetto delle distanze di legge, ma è anche il saper coniugare l'azione pubblica al rispetto dei diritti di tutti, partendo proprio dai soggetti più deboli e svantaggiati.

Se da un lato vanno osservate le indicazioni della Soprintendenza, altrettanto esse vanno ridiscusse e adeguate, insieme alle previsioni progettuali, quando le stesse, in fase di realizzazione, evidenzino un'incongruità con gli obiettivi principali. Invece, per la nostra Amministrazione “… non si intende disatteso l’obiettivo dell’abbattimento delle barriere architettoniche, così come previsto dalla normativa vigente”, per cui i cittadini, disabili o no, sono avvertiti: se la prendano con la legge e non con l’Amministrazione!

Nella risposta dell'Amministrazione – a nostro avviso molto "burocratica" – cogliamo infine un ulteriore limite nella sua azione, ossia l'insufficiente (a dir poco) controllo esercitato dal settore Lavori Pubblici durante i lavori di ricostruzione della piazza. Ci chiediamo come sia possibile che, nonostante le numerose segnalazioni fatte dai cittadini durante la lunghissima fase di cantiere, non si sia corsi ai ripari modificando il progetto e reindirizzando i lavori.

Quante volte i cittadini hanno evidenziato che la pavimentazione era troppo ruvida? Come mai ci si è accorti dei problemi dei dislivelli solo a lavoro praticamente ultimato? Perché ad opere consegnate escono esalazioni maleodoranti dai tombini? Chi seguiva per l’Amministrazione il cantiere e con quale frequenza lo sorvegliava? Certo, ora si può e si deve intervenire, per esempio con una levigatura antiscivolo su ampie porzioni della pavimentazione, costruendo le rampe d’accesso mancanti e rendendo funzionanti i sifoni nei tombini, ma non era meglio farlo prima, anche solo per contenere gli ulteriori costi?

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